Lu campo di girasoli: una storia meridionale sognata da Andrej Longo

“A Caterina me la voglio schiattà io”.

Il 25 novembre si è celebrata la giornata contro la violenza sulle donne ed è per questo che vi propongo la storia di una giovane donna del sud, Caterina, figlia di una società arcaica e semplice ma in realtà non molto diversa dalla nostra.

Andrej Longo è un autore partenopeo, nato a Ischia nel 1959 e laureatosi al DAMS di Bologna in Lettere. In un’intervista del 2011 raccontò di aver sognato una ragazza che pedalava verso un campo di girasoli, lì dove poi l’ha immaginata feroce e furente nelle grinfie dei suoi carnefici.

Caterina vide per la prima volta Lorenzo al “party” del sindaco Corona e si erano da subito innamorati. Quei baci che <<scuagliavano>> però sono minacciati dall’ossessione di Rancio Fellone, figlio dell’unico imprenditore della zona, che aveva deciso che <<a Caterina me la voglio schiattà io>>. In uno scenografico campo di girasoli, che partecipavano <<schifati>>, si stava per concludere un’atroce violenza se non fossero arrivati Dummenico e Lu Professore, due disoccupati che sognano la svolta di una vita di sacrifici con una rapina al Banco Lotto, richiamati dalla “tammorra” suonata da un Lorenzo menato e preoccupato per la sorte della sua amata.

L’evoluzione della trama prevede l’intreccio di personaggi diversi e caratteristici che si innescano nella vita semplice di un paese qualunque del meridione. Il linguaggio riproduce i ritmi di una melodia veloce e calda come la pizzica e la tarantella: si tratta di un dialetto inventato senza regole e schemi. Lo scrittore si è rifatto al napoletano, al pugliese e al calabrese evocando suoni e immagini della sua infanzia e della tradizione. Ci sono parole ripetute con tale intensità da risultare spesso superflue, quasi a mortificarne il reso, ma questa scelta stilistica è utile al fine di rendere verosimile la nuova lingua.

Sono storie italiane fatte di minacce e povertà, di corruzione e genuinità; sono storie del passato che si vestono di una modernità sconvolgente.
Caterina non è poi tanto diversa dalle donne dei nostri giorni, donne oggetto da possedere per un uomo potente o uno “sfizio” da farsi passare per uno sconosciuto qualsiasi. Caterina è “na femmena” che lotta per la propria libertà, che non si piega al volere di nessuno, nemmeno dei suoi genitori minacciati dal potente del paese, emblema di un popolo che avverte il peso della paura e del soggiogamento.

Ma Caterina non ha paura, è lei la protagonista di questa favola nera, sunto di una società omertosa e sessista. La storia di Longo termina, dopo un lungo turbinio di eventi e scatti temporali, con un lieto fine, di quelli che ti lasciano in un sospiro di sollievo ma con ancora l’amaro in bocca.

Io me la immagino ancora lì, Caterina che mozzica e scalpita come un animale, e nella mia mente non si chiama più Caterina ma ha tanti nomi e tanti volti, quelli di molte donne che hanno ancora il coraggio di lottare e denunciare.
Non è normale che sia normale.
Anella Sepe

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