Dolce & Gabbana e il caso cinese

Tutto è iniziato quando il duo di stilisti Dolce & Gabbana ha deciso di pubblicizzare sfilata che si sarebbe tenuta di lì a poco a Shangai con uno spot pubblicitario dedicato alla Cina.

Nello spot si vede una modella cinese che indossa la loro nuova collezione che cerca di mangiare piatti tipici della cucina italiana – spaghetti, pizza e un cannolo siciliano – con le bacchette. Ovviamente non ci riesce e in presenza del cannolo c’è una voce maschile fuori campo che le chiede se è “troppo grande per lei”. Il tutto contornato da tutta una serie di cliché legati al popolo cinese: sfondo rosso, musica tradizionale e, appunto, bacchette.

La reazione della Cina non si è fatta attendere, i cinesi si sono sentiti offesi dallo spot e hanno accusato Dolce & Gabbana di sessismo e razzismo nei confronti del proprio popolo.

Gli stilisti non sono nuovi a queste polemiche – ultima quando si sono schierati contro l’adozione dei bambini a coppie omosessuali – ma a peggiorare la situazione ha contribuito Stefano Gabbana, che usa i social media con troppa disinvoltura e per fomentare polemiche e litigi. Contattato da Diet Prada, un account Instagram molto temuto da chi fa moda, in cerca di chiarimenti sulla questione ha iniziato ad inveire pesantemente contro il popolo cinese. Ovviamente la conversazione tra Gabbana e Diet Prada è diventata virale suscitando una campagna di boicottaggio da parte dei cinesi all’azienda.

In Italia la polemica ha spaccato l’opinione pubblica in due: chi reputa i video offensivi e chi invece dichiara che tutto sommato ad esempio l’utilizzo dei cliché della cultura cinese è in linea con il loro stile. Infatti, riflettendoci, il loro modo di fare moda trae ispirazione alla cultura popolare e agli anni ’30 o ’50 italiani, non a caso il loro abito più importante, reputato anche uno dei 100 abiti più importanti della storia della moda, è il Vestito Siciliano che si ispira ad una vestaglia nera di Anna Magnani e alla silhouette di Sophia Loren. I loro spot pubblicitari, che si avvalgono sempre di grandi registi e testimonial, si ispirano molto all’Italia anni ’50 o ai cliché della cultura italiana e nonostante ciò riscuotono sempre grande successo. Ad esempio nel centro storico di Napoli oggi chi suona e canta Tu vuò fà l’americano, balla, veste abiti da Pulcinella o borbonici e mangia spaghetti per strada?

Tuttavia in questo caso hanno toppato, il popolo cinese non ha apprezzato la loro linea e il loro modo di esprimersi, considerando che la Cina è un mercato importantissimo per quanto riguarda il lusso e che per Dolce & Gabbana rappresenta il 30% del fatturato del loro e-commerce, i due stilisti sono corsi ai ripari. Prima di tutto Stefano Gabbana si è giustificato dicendo che il suo account Instagram era stato hackerato e che quindi non era stato lui a scrivere a Diet Prada, poi lui e Domenico Dolce sono comparsi con espressione contrita, abito quasi monacale, in un video scuse (poco convincente) in cui dichiarano di come sono stati cresciuti nel rispetto di culture diverse e di quanto amano la Cina.

Ma ora c’è da chiedersi: tutto ciò può bastare?

 

Anna Vollono

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