CARLO VERDONE: VI PRESENTO IL MIO “ AUTOBUS DI ANIME”

 

 

68 anni il 17 Novembre. Siamo nella settimana del compleanno di uno degli attori più apprezzati dal panorama del cinema italiano. Carlo verdone.
La sua Roma, che per più di quaranta anni gli ha regalato materiale umano , per così dire, per i suoi personaggi e la sua arte. La sua Roma, che scorre sempre uguale ma è sempre diversa, con le sue luci, le voci, gli odori, le mattine presto quando sbatte il sole sulla sua finestra e lui è lì, che scruta, che osserva, fotografa nuvole e guarda la città, la guarda per davvero. “ Il mio autobus di anime”, la chiama. E , forse, non c’è niente di più bello e giusto.

«Sono sempre stato, e continuo a essere, un gran curioso: credo sarei stato un bravo psicoanalista perché ho la presunzione di capire bene le persone, di coglierne i punti deboli e di forza con grande velocità. E, infatti, le poche volte in cui mi sono sbagliato a giudicare qualcuno ci sono rimasto malissimo. Ma credo ci sia un secondo ingrediente che è stato importante nel creare i miei personaggi, ed è star bene con la gente: mi piace frequentare chiunque, anche le persone più lontane da me. Col passare del tempo, poi, è successa una cosa: che prima di recitare ho avuto necessità di provare sempre di meno, facevo sempre meno fatica, il corpo sapeva cosa fare da solo».

Carlo Verdone per la città di Roma è una sorta di totem. Un Dio della comicità e della caratterizzazione capitolina assolutamente inattaccabile. Giustamente, mi viene da dire. Perché Carlo Verdone in questi ultimi 30 anni è riuscito ad evolversi, a non rimanere mai eccessivamente uguale a se’ stesso. A cambiare maschere e a trasformare personaggi. Ad accettare critiche e a ripartire. Ciò che è stato Alberto Sordi per la generazione dei cinquanta/sessantenni di oggi, è stato Carlo Verdone per la generazione degli anni 80 cresciuti a pane e Borotalco, a latte e Compagni di Scuola, a marmellata ed Acqua e Sapone.

Ciò che salta all’occhio, nel vedere Carlo, è l’evidente ed esplicita sensazione di una vita straordinariamente vissuta, ma soprattutto ricca di molti aneddoti, alcuni dei quali sono noti, che meriterebbero ore ed ore di scrittura per venire esplicitati.
Ipocondriaco, timoroso, pieno di tic e di incubi metropolitani, l’attore Verdone incontra spesso il Verdone uomo,senza timore. Il Verdone privato, intimo, professionale, cresciuto con i film di Germi e Federico Fellini, e diventato ‘adulto’ grazie ad un ‘padrino’ come Sergio Leone.
“Bisogna sempre avere rispetto della propria maschera”

LE MASCHERE DI VERDONE: Carlo Verdone, 40 anni di carriera e 100 personaggi:

“MI SONO SPOSATO IL PUBBLICO”
C’è il professor Cagnato di Grande, grosso e Verdone col ditino alzato, il Moreno Vecchiaruti con l’orecchino e il gel nei capelli, l’Armando Feroci di Gallo Cedrone col look alla Elvis, ma anche il produttore che ringrazia l’infinita lista degli sponsor sotto il diluvio torrenziale di C’era un cinese in coma, il dietro le quinte del suo ultimo film Benedetta follia ma persino il ciak di Un sacco bello, il suo primo film del 1979. Quarant’anni di carriera raccontati attraverso gli scatti di Claudio Porcarelli, fotografo “ma prima di tutto fan” che per trent’anni ha ritratto Carlo Verdone in tutta la sua produzione artistica e cinematografica. Il risultato è il bel volume UnoDieciCento Verdone, pubblicato dal Banco BPM, ma dal prossimo anno anche in libreria, un’occasione per ripercorrere la straordinaria parabola di regista e attore attraverso i suoi tantissimi volti. Il libro è dedicato alla mamma Rossana “la prima che credette in Carletto come attore, incoraggiandomi ad affrontare il mio primo importante e terrorizzante spettacolo teatrale nel 1977 con un calcio nel sedere. ‘Vai in scena, fregnone! Perché un giorno mi ringrazierai’ – racconta – E infatti non c’è giorno che non la ringrazi”.

Non penso che Carlo Verdone abbia bisogno di presentazioni,i suoi personaggi sono nel cuore di tutti noi italiani che, a pensarci, ci strappa un sorriso. E voglio strapparvelo, ancora una volta, ripercorrendo ( solo alcuni) di quelli che sono stati i suoi personaggi più importanti e divertenti.

Un sacco bello (1980)

 

In questo film , in pieno stile Verdone,non mancano i personaggi come Enzo, il coatto, oppure Ruggero Brega, un hippie. Ma possiamo trovare anche dei qualunquisti come Anselmo, un romano, oppure delle figure di chiesa come Don Alfio, un calabrese.

Bianco, rosso e Verdone (1981)

 

In questa pellicola possiamo trovare Pasquale Amitrano, un emigrante lucano originario di Matera, trasferitosi a Monaco di Baviera, insieme a Furio Zoccano, un ipocondriaco e logorroico borghesotto che abita a Torino, ma originario di Roma. Come dimenticarsi poi di Mimmo, un bambinone, ispirato all’immaturo amico Stefano Natale, che contribuisce ad aumentare l’ilarità del film.

Viaggio di nozze (1995)

 

Ma dopo un po’ non è ripetitivo? Nonostante alcuni personaggi riprendano delle caratteristiche di altri Verdone riesce sempre a renderli interessanti. Ne è un esempio il Professor Raniero Cotti Borroni che ricalca il personaggio di Furio in Bianco, rosso e Verdone. Il Professore però è un vedovo che si risposa, esasperando la nuova moglie con il ricordo della prima fino a quasi farla impazzire. Un altro personaggio di questa pellicola, una vera e propria parodia dei “nuovi ricchi” è Ivano, un volgare romano arricchito che non manca di mostrare la sua ignoranza.

Grande, grosso e… Verdone (2008)

I tre episodi della trama raccontano le vite di tre diversi personaggi.
Il primo è Leo – il candido – (che riprende Leo di Un sacco bello e Mimmo in Bianco, rosso e Verdone), un devoto e fervente credente i cui piani per una tranquilla vacanza in un campo scout sono sconvolti da un improvviso dramma familiare.
Callisto – il logorroico – a cui è dedicata la seconda parte, è un docente universitario di Storia dell’arte. È un personaggio ipocrita, metodico e maniacale, vedovo per ben tre volte che vive con il figlio ventitreenne Severiano. Anche questo personaggio è una rivisitazione di altri già interpretati: Furio Zoccano in Bianco, rosso e Verdone e Raniero Cotti Borroni in Viaggi i Nozze.
L’ultimo episodio vede come protagonista Moreno – il volgare– ed Enza Vecchiarutti, ovvero due romani coatti in piena crisi familiare. I fan di Verdone riconosceranno in loro Ivano e Jessica nel film Viaggi di Nozze, anche grazie ai cognomi, ripresi, e che fa intuire una parentela tra le due coppie.

TUTTE LE VOLTE CHE VERDONE SI E’ RACCONTATO:

“Non sono n stanco di recitare, di rappresentare quello che vedo, ma la situazione di oggi è complessa da raccontare. Non trovo più, in giro, la poesia di un tempo: allora le strade e le piazze erano immensi teatri di umanità, oggi vedo tante solitudini. Le persone non riesco più nemmeno a vederle in faccia perché stanno tutti con la testa bassa, sul cellulare. E nemmeno guardare sui social mi aiuta a trovare ispirazione: i post e i commenti mi sembrano tutti omologati, anche negli insulti”.

“«Da bambino sognavo di fare il burattinaio, dare la voce a tanti personaggi. Credo ci fosse già tutto, in questo sogno che poi ho anche realizzato. Quando ero all’università mio fratello mise in piedi una piccola compagnia teatrale e cominciai a recitare con lui. Una sera mancavano tre attori, ma avevamo 40 paganti in sala e per salvare la situazione dissi: li faccio tutti e tre io. Fu un tale successo che quando quei tre con la bronchite tornarono, non li volle più nessuno».

“Se non avessi copiato la vita, non avrei creato niente”
“L’osservazione è fondamentale come è fondamentale cercare nei dettagli. La bravura sta proprio nel prendere il dettaglio e ricostruire il DNA del personaggio. Si può improvvisare solo quando hai il personaggio in pugno”.

“Dopo Bianco, rosso e Verdone, che incassò meno di Un sacco bello, c’era già chi pensava che fossi finito. E il primo a pensarlo, forse, ero io. Pensavo di tornare a studiare Storia delle religioni all’università, di diventare un ricercatore. Ero sicurissimo che la mia avventura fosse finita. In quei giorni, mi chiamò Mario Cecchi Gori. Il più grande produttore italiano, all’epoca. Io però non volevo più fare i film ‘con i personaggi’. E lui mi disse: “va bene, fai i film con una storia, con due protagonisti, un film come vuoi tu”. E per la seconda volta, iniziò tutto.”

Direi che è nella donna, nella sua capacità di mettere in crisi il mio personaggio, che risiede la forza di un mio film. Non sarei niente senza un personaggio femminile. Come nella vita.”

“Fu grazie a Isabella Rossellini, mia amica fin dall’adolescenza che iniziò questa passione. E grazie alle telefonate che Isabella faceva a un suo fidanzato all’estero. Telefonate costosissime, all’epoca. Che la costrinsero a vendere una sua cinepresa super8, una Bolex, per ottantamila lire. Io mi feci prestare i soldi dai parenti, comprai quella cinepresa. E cominciai a girare film sperimentali, sull’onda dell’underground americano. Isabella fece vedere questi miei cortometraggi a suo padre. Il quale mi disse: “Beh, hanno qualcosa. Si vede che ti piace molto Antonioni”. Ma io, all’epoca, non avevo visto nemmeno un film di Antonioni! Non ebbi il coraggio di dirglielo, e Roberto Rossellini mi incoraggiò a fare domanda per entrare al Centro Sperimentale di Cinematografia. Fui accettato. E da allora ho studiato tanto cinema importante, prima di cominciare a fare le mie piccole commedie.”

“Mio padre è stato il primo docente universitario di cinema in Italia, esperto di Futurismo e in generale di cinema italiano. Aveva un rispetto enorme per la pittura, per il cinema, per l’arte in generale. Un uomo che si è fatto da solo, studiando e lavorando, riuscendo a tirar su una famiglia con il magro stipendio di giornalista free lance e di ricercatore universitario. Un uomo che ha amato la cultura, e che ha avuto quasi la religione del lavoro instancabile.”
“Le grandi emozioni di tutta la mia vita da ragazzo le ho provate, spesso, stando da solo. Non mi annoiavo mai e non avevo paura di nulla. Per molto tempo la solitudine è stata per me una “piccola droga”, che accompagnava ogni mio stupore. “

UNA VITA DA “MALATO IMMAGINARIO”

Solo mettendomi a nudo sono riuscito a superare le mie paure.

Oggi, a 68 anni, Carlo Verdone racconta il suo passato da ipocondriaco con ironia e un certo distacco. Molto più magro di trent’anni fa. Una casa piena di ricordi musicali e fotografie di cinema. La paura delle malattie si è da tempo trasformata in competenza da medico e in serena disciplina salutista.

Il dottor Piero Bellanova era un grande psicanalista che non mi psicanalizzò mai. Piuttosto mi sottopose a prove, allora per me assurde, per curare gli attacchi di panico. Mi diceva: ‘Vai a trovare la tua fidanzata? Prendi la macchina e fai il giro fino alla rotonda di Ostia e poi vai da lei. Al ritorno ripassi per Ostia e rifai la rotonda’. Morirò asfissiato, ribattevo. E lui: ‘No. Tornerai con la tachicardia parossistica, ma non sverrai, stai tranquillo. Dopo la terza volta mi ringrazierai'”. La messa in pratica si rivelò più dura del previsto. a prima sera mi sono sentito male. Ho chiamato mia moglie Gianna con il gettone: “Vienimi a prendere”. Tremavo tutto. Mai provato un attacco di panico con iperventilazione? Ti senti la testa che gira all’impazzata. Ma continuai, e al quarto giro, anche se avevo ancora paura, iniziai a capire che ce la potevo fare”.

“Al braccio ho dei lipomi. Mia madre mi diceva “attento a quei bozzetti che potrebbero essere chissà cosa”. Mi riempiva di paura, temevo fossero tumori. Alla fine si è scoperto che erano solo lipomi. Mia madre, che adoravo, aveva una passione smodata per la medicina. Avevamo un grande amico di famiglia, il professore Gerardo D’Agostino, un grande oncologo che non avrebbe dovuto fare visite a domicilio. Ma voleva bene alla mia mamma e ci veniva a trovare. Era uno che non aveva bisogno di mille tac, risonanze esami. Ti guardava per bene, ti faceva quattro domande e poi riempiva il foglio di medicine. Ed era sempre nel giusto. Io ero sconvolto dal suo talento e dalla intuizione. Divenne il mio eroe”.

“Sono diventato un grande consumatore di ansiolitici. Non ho nessuna vergogna a dirlo. Nel 1978 mi piombò addosso il successo televisivo di No stop. La gente mi inseguiva per strada. Io, che ero una persona sostanzialmente timida, capivo che stava avvenendo una cosa meravigliosa e violenta, Che sarei stato per sempre riconoscibile. Ebbi paura”. Un lungo silenzio, poi Verdone prosegue: “Sentivo il peso di portare avanti con successo ciò che avevo iniziato per scherzo. Iniziai ad avere attacchi di panico”. Per curarli ecco una svariata gamma di pillole. “Diventai un grande esperto delle varie benzodiazepine, provai ogni tipo di antidepressivo”.

Ma la migliore delle terapie è stata il cinema. “”Maledetto il giorno che ti ho incontrato” è stato una sorta di autoanalisi totalmente sincera davanti al pubblico. Quel film ha avuto un effetto curativo, mi sono liberato davanti a tutti dicendo “signori, io sono una persona fragile con delle debolezze. Signori, questo sono io””. Allora è cominciata la rinascita e il timore si è trasformato in tranquilla ricerca del benessere. “Dal ’90 in poi ho cominciato a sentire un continuo miglioramento. Ora uso giusto qualche pillola la sera, perché dormo poco, come tutti nella mia famiglia. Ma non faccio più uso di benzodiazepine, di ansiolitici. Zero”.

“sono tornato a studiare la medicina. Complice il fatto che mia moglie lavorava all’epoca per il manuale della Merk. Un tomo gigantesco, un’enciclopedia medica fantastica. E più leggevo e più volevo approfondire. Ho intuito, grazie agli studi, che mia madre aveva una strana malattia degenerativa. Ho capito che avrei potuto davvero ricalcare le orme del mitico professore D’Agostino. Sarei stato un ottimo medico di famiglia”.

5 curiosità su Carlo Verdone:

– È estremamente legato a sua sorella Silvia, moglie del collega Christian De Sica. I due attori hanno frequentato la stessa classe, ed erano amici ancor prima di diventare cognati. De Sica ha raccontato in più di un’intervista che Carlo Verdone lo avrebbe picchiato una volta scoperta la sua relazione con sua sorella.

– Una delle sue più grandi passioni sono i dischi in vinile (di cui possiede un’immensa collezione). Inoltre nel proprio tempo libero ama studiare libri di medicina.
– E’ innamorato della sua città natale (Roma), a cui dedica spesso foto e post sul suo profilo Facebook.
– Ha rivelato che prima di girare un film lascia leggere il copione ai suoi figli, con cui ha un ottimo rapporto. “I miei figli, Giulia e Paolo, ancora oggi ringraziano ‘Un cinese in coma’: finalmente avevamo tempo per stare insieme. Avevano 14 e 12 anni. Mia moglie mi disse: ‘Prenditeli’. Siamo partiti, una vacanza in America di 20 giorni. È stato utile”, ha raccontato a Vanity Fair Carlo Verdone.

– Ha una grande amicizia con l’attrice Claudia Gerini, che a Belve ha raccontato di essere sempre stata innamorata di lui: “Con Verdone abbiamo avuto un’amicizia molto ‘vicina’. Forse mi vedeva come la sua musa, abbiamo girato due film di seguito, e ancora oggi ci vogliamo molto bene.”

Grazie mitico Carlo, la comicità romana più mejo che c’è.

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