La leggenda di Palazzo Penne, o’ palazzo ‘e belzebù

Di Massimo Faella

Palazzo penne, chiamato anche O’ palazzo e’ belzebù, fu voluto nei primi anni del 1400 da Antonio Penne, un ricco funzionario di Castel Nuovo, venuto dalla Francia a Napoli.

Si innamora di una giovane ragazza di nobile famiglia, molto bella, raffinata ed ambiziosa. Quando Antonio le chiede la mano risponde di esser disposta a concedersi in matrimonio ma solo se avesse costruito un palazzo degno del suo retaggio, ma soprattutto in una sola notte, perché gli altri pretendenti attendevano una risposta già per il giorno dopo. Antonio allora, pur di sposare la giovane nobildonna, decide di ricorrere al Diavolo chiedendo di costruire un palazzo meraviglioso in poche ore. Il Diavolo accetta e lo accontenta ma chiedendo in cambio la sua preziosa anima. Antonio acconsente e firma un contratto appositamente stilato, firmandolo con una penna intrisa nel proprio sangue, riservandosi però solo di includere all’ultimo momento una clausola dall’aspetto insignificante.

A mezzanotte in punto gli eserciti infernali si misero all’opera, completando la costruzione del palazzo proprio prima dell’alba. Belzebù allora chiede al Penne quale fosse giustamente l’ultima clausola che rivelava proprio questo: Antonio avrebbe distribuito nel palazzo uno strato di grano e il diavolo l’avrebbe dovuto raccoglierlo, fino all’ultimo chicco. Così avvenne, il diavolo, raccolse scrupolosamente tutto il grano, ma quando contarono i chicchi però, vide che ne mancavano cinque; l’astuto funzionario li aveva infatti mescolati con la pece ed erano rimasti attaccati agli artigli del demonio. Quest’ultimo protestò per essere stato ingannato ma il Penne si fece il segno della croce e il demone affondò in buco nel pavimento, riuscendo così ad ingannare addirittura il Diavolo e sposare la giovane ragazza.

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