Errare humanum est: l’umanità secondo Philip Pullman

Errare humanum est: l’umanità secondo Philip Pullman

 

«Non abbiamo bisogno di una lista di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, abbiamo bisogno di libri, di tempo e di silenzio. “Non devi” è presto dimenticato, “c’era una volta” durerà per sempre.»

«Ogni piccola conquista per la libertà dell’uomo è stata oggetto di feroci scontri tra coloro che vogliono che la specie umana conosca sempre di più e diventi sempre più saggia e forte e coloro che vogliono che la specie umana sia ridotta all’ubbidienza e all’umiltà e alla sottomissione.» Philip Pullman

LE SUE OSCURE MATERIE

His Dark Materials, (La Bussola d’Oro, La lama sottile, Il cannocchiale d’ambra) prima ancora di essere il titolo della trilogia che ha reso Philip Pullman noto a un pubblico di caratura mondiale, è una citazione di Paradise Lost di John Milton, pronunciata dalle labbra di Satana. L’angelo caduto, nel secondo volume dell’opera, è colto nel momento in cui interrompe la sua missione di corruzione per scrutare nel profondo abisso del Caos, dove tutta la materia priva di forma vortica incessantemente, e proprio qui a Satana sembra di poter scorgere le oscure materie cui Dio dovrebbe ricorrere, se volesse costruire nuovi mondi. Le “sue oscure materie”, appunto.

Ancora una volta la traduzione italiana pecca molto nella traduzione, presentandoci questa trilogia col titolo di Queste oscure materie, certamente suggestivo, ma che forse rimanda a un’atmosfera più romantica, simile a quella celebrata nella prima stanza di una delle poesie più conosciute di Pablo Neruda: “Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio/ o freccia di garofani che propagano il fuoco:/ t’amo come si amano certe cose oscure,/ segretamente, tra l’ombra e l’anima.”

Insomma, a fare la differenza nel titolo originale è proprio quel pronome possessivo: “His”. Sboccia spontanea la domanda intorno all’identità di questo “lui” che parrebbe il possessore delle materie oscure, un’idea che si scontra piuttosto male con la concezione di divinità, in particolare con la concezione del Dio cristiano, che la maggior parte di noi si è costruita. Ma scoprirete che questo scrittore è in grado di sconvolgere anche le vostre idee più radicate.

Quella che è stata presentata fin dall’inizio come una trilogia fantasy (il terribile adattamento cinematografico non ha certo giovato a presentarla in modo differente, anzi) è in realtà molto di più. È uno di quei libri che possiamo leggere decine e decine di volte nel corso della nostra vita: i nostri capelli si faranno più bianchi e i suoi significati celati sempre più numerosi.

 

UN NEMICO ANOMALO

Proviamo allora passo a passo a scovare all’interno di questa sedicente trilogia fantasy qualche tratto anomalo, atto a renderla un’opera ben più complessa.

Innanzitutto, non riuscirete a trovare qui nessun Voldemort che emerge da un calderone fumante, con un corpo nuovo, ma malvagioo come sempre. Qui la questione dell’antagonista contro cui l’eroina (questa sì, c’è) Lyra Belacqua deve lottare si pone in termini diversi: inizialmente il lettore, soprattutto se piccolo, è molto confuso nello scoprire che contro la giovanissima Lyra si prendono la briga di prendere netta posizione non solo i suoi genitori, assai poco affabili a essere sinceri, ma persino la più importante istituzione del suo mondo, il Magisterium. Il Magisterium è un insieme di corti, consigli e collegi all’interno dei quali si organizzano, con ordine strettamente gerarchico, i più importanti esponenti della quella che nel nostro mondo chiameremmo Chiesa.

Il Magisterium avrà nel corso di tutta la trilogia un ruolo fondamentale come principale persecutore di Lyra. Il problema che più preme risolvere a questa istituzione infatti è quello della Polvere, alla quale Lyra è legata da un’arcana profezia. La Polvere è una misteriosa materia di cui pare che gli esseri umani siano ricoperti a partire dal momento della cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terreste; è in poche parole la manifestazione concreta del peccato originale. In quanto tale, il Magisterium con tutti i suoi subordini vuole a tutti i costi eliminare dal mondo conosciuto questa sostanza peccaminosa e riportare il paradiso in terra.

Parrebbe dunque, a un primo acchito, che la volontà del Magisterium sia la più buona possibile: cosa c’è di meglio di un mondo privo di peccato? Eppure, fin da La Bussola d’Oro la nostra eroina, fugge disperatamente da esso, come da un male radicale. Non solo, pare che, per impedire che la Polvere si depositi sugli esseri umani, questi debbano essere separati fisicamente e interiormente, fin da bambini, dai propri daimon. (ndr. Nei romanzi di Philip Pullman esistono universi paralleli al nostro, come quello di Lyra, in cui la nostra anima si manifesta fisicamente al fianco degli esseri umani: da bambini la sua forma è animale ma mutevole, col passare del tempo arriverà ad assumere una forma animale definitiva, corrispondente al più vero essere di ciascuno).

Si tratta di una pratica crudele, equivalente al privare una persona della propria identità, ma andare contro all’operato del Magisterium o criticare la sua linea di pensiero è considerato pura blasfemia, senza possibilità di scampo. Allo stesso modo in cui, tanto per fare un esempio, gli americani che fin dagli inizi hanno osato mettere in discussione l’operato del presidente Trump sono stati bannati come antipatriottici. E già l’attualità dei temi toccati da questa trilogia si dimostra in tutta la sua pregnanza anticipatrice (ricordiamo che il primo romanzo uscì ben 23 anni fa).

Il nemico dunque non può essere identificato in nessun personaggio specifico, sebbene molti di essi (Lord Asriel e la signora Coulter, genitori di Lyra, in primis) compiano atti spregevoli e agiscano solo in nome del proprio fine. Non è neppure la divinità assoluta, qui in realtà sostituita da un tirannico angelo e dal suo reggente, a ricoprire questo ruolo, ma solo e unicamente il Magisterium.

Esso è l’emblema di tutte quelle istituzioni umane, (partiti politici, leader o associazioni che siano), che cercano di controllare la libertà dell’uomo e che giustificano le proprie azioni e il proprio odio verso tutto ciò che non comprendono basandosi su scritture che predicano cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, piuttosto che sui fatti.


«[…] Ma ho smesso di credere che ci fossero una forza del bene e una forza del male fuori di noi. E sono giunta alla convinzione che bene e male
 sono nomi per ciò che fanno le persone, non per quello che sono. La sola cosa che possiamo dire è che questa è una buona azione perché aiuta qualcuno, o che quest’altra è cattiva perché fa male a qualcuno. Le persone sono troppo complesse perché le si possa etichettare». (Il Cannocchiale d’Ambra, 2000)

In una recente intervista per The Guardian, Philip Pullman ha spiegato che, sebbene il suo obiettivo dichiarato con la suddetta trilogia fosse quello di uccidere Dio (ATTENZONE SPOILER!! cosa che la nostra Lyra involontariamente farà alla conclusion del terzo volume), inteso come qualsiasi certezza assoluta sulla base della quale compiamo le nostre azioni, la sua quête non si riferisce in particolar modo al mondo occidentale, dove di per sè Dio è morto già da tempo (ricordate Nietzsche?). Piuttosto, Pullman guarda a quelle zone del mondo ancora oggi la religione determina comportamenti crudeli e inumani e dove “il Dio in cui si crede è un personaggio eccezionalmente maligno e non sarebbe una cattiva idea metterlo a dormire”. Ma, per chiunque fosse interessato ad approfondire questo aspetto della ricerca di Pullman, si segnala il suo romanzo The Good Man Jesus and the Scoundred Christ (2010), dove anche il cristianesimo nelle modalità in cui è concepito dalla Chiesa, come istituzione del mondo occidentale, viene fortemente criticato.

LA POLVERE: OVVERO LA BELLEZZA DEL COMMETTERE ERRORI

Altro tratto di eccezionalità che ci porta ad allontanare questa trilogia dall’etichetta di fantasy o libro per ragazzi è il fatto che non esista un eroe nel senso in cui siamo abituati a intenderlo. C’è sì una bambina intorno alla quale sembra ruotare il destino di tutti gli universi, ma Lyra è ben lontana dall’essere un personaggio candido: Lyra è una selvaggia, un’abile bugiarda, furba fino all’inverosimile, occasionalmente capricciosa, ma con insperati attimi di estremo coraggio. È, insomma, umana e imperfetta. Allo stesso modo, tutti i personaggi che si susseguono nello sviluppo della trama sono persone che sbagliano e che devono affrontare le conseguenze dei propri errori.

Sì, perché nei romanzi di Philip Pullman non c’è nulla di più bello dell’errore: l’errore è la manifestazione della libertà che è stata concessa all’essere umano. E questo ci riporta alla misteriosa Polvere (protagonista indiscussa della nuova trilogia che Pullman sta dando or ora alla luce: The Book of Dust; il primo volume è uscito a ottobre dello scorso anno). La Polvere è ciò che segna il passaggio del bambino dalla fanciullezza all’età adulta, è il segno tangibile della crescita che arriva con l’acquisizione di una nuova consapevolezza di se stessi e del proprio rapporto con gli altri.

È significativo in questo senso che il risveglio sessuale di Lyra, dato dall’evoluzione della sua amicizia con Will, sia stato descritto in una maniera tale da Pullman che il suo editore americano arrivò addirittura censurare il passaggio. Mi sembra indispensabile riportarlo qui sotto, per meglio comprendere come Pullman celebri la perdita dell’ingenuità fanciullesca, a favore della sete di conoscenza che investe l’essere umano adulto. E tutto, nei suoi romanzi, per merito di quella stessa Polvere che il Magisterium condanna:

«[…] Lyra percepì qualcosa di strano accadere al suo corpo. Scoprì di sentire una certa eccitazione fin dalle radici dei capelli: si ritrovò a respirare più velocemente. Non era mai stata sulle montagne russe o altre simili attrazioni, ma se lo avesse fatto avrebbe riconosciuto le sensazioni che ora provava in corrispondenza del suo seno: erano eccitanti e spaventose al tempo stesso e lei non aveva la minima idea del perché. La sensazione continuò e si approfondì e cambiò, mentre sempre più parti del suo corpo venivano colpite a loro volta. Si sentì come se le fosse stata allungata la chiave di una grande casa della cui esistenza non si era mai resa conto, una casa che in qualche modo era situata dentro di lei, e, mentre girava la chiave, nelle profonde oscurità della struttura sentì altre porte aprirsi e vide una luce farsi avanti. Si sedette, tremante, abbracciandosi le ginocchia, a stento osando respirare […]» (Il Cannocchiale d’Ambra, 2000)

Philip Pullman ha parlato di questo evento cruciale per Lyra paragonandolo a ciò che accade nell’Eden ad Adamo ed Eva, “un momento glorioso che da duemila anni a questa parte la Chiesa ha inspiegabilmente condannato”, ha affermato. Questo costituisce, secondo lo scrittore, il momento che ci ha reso pienamente e meravigliosamente umani.

Pullman celebra l’ingenua  attitudine del bambino quanto la sua perdita dell’innocenza, scorgendo in quest’ultima una sete di conoscenza che si fa bruciante, un sollevamento del velo indispensabile a proseguire nel cammino della vita. Non c’è in questi romanzi celebrazione più gloriosa di quella della vita umana, nella sua imperfezione.

 

IL NOSTRO MONDO TRA TANTI ALTRI

I fanatasy per antonomasia sono ambientati in mondi inverosimili, lontani dal nostro, raggiungibili solo con l’immaginazione. Non è così per l’universo, anzi, sarebbe meglio dire, il multiverso di Pullman. Non solo c’è un tentativo di spiegazione scientifica della pluralità degli universi, ma persino il mondo di Lyra, per quanto diverso dal nostro, ci risulta difficilmente inspiegabile. D’altra parte, molti temi di estrema attualità hanno spazio tra le pagine della trilogia, quasi che i vari e differenti universi che prendono vita nei romanzi di Pullman non fossero altro che tanti riflessi del nostro mondo travagliato.

Queste oscure materie è stato scritto ormai più di due decenni fa, ma contiene ancora tanti di quelle riflessioni, da cui dovremmo prendere spunto, che non dovremmo mai smettere di leggerlo e rileggerlo.

In un mondo in cui ancora molto si discute sull’omosessualità e molte sono le persone che faticano anche solo ad accettarla, da più di vent’anni Pullman ha inscenato in questa trilogia l’amore tra due creature dello stesso sesso, due angeli, due tra le più pure creature esistenti nel multiverso creato dalla sua mente.

Si può trovare inoltre, all’interno dei libri, una sequela di personaggi che devono rivedere le loro opinioni e allontanarsi costantemente dai propri preconcetti per accettare i fatti che li contraddicono: ai giorni nostri sembra che spesso parole infondate abbiano più presa sul pubblico dei fatti nudi e crudi, a volte più presa persino della scienza.

Non manca neppure un orizzonte costituito da forti e indipendenti personaggi femminili in grado di cambiare il mondo in cui vivono (che sia in meglio o in peggio dipende poi da ciascuna di loro) al pari dei loro compagni di cammino di sesso opposto: c’è Lyra, ci sono Serafina Pekkala e le sue streghe, la signora Coulter che lotta costantemente e spesso incomprensibilmente per la salvezza di sua figlia, c’è Mary Malone, una ex suora diventata una fisica delle particelle, e tantissime altre che in un modo o nell’altro cambiano il proprio destino e quello di molti altri a suon di ponderate decisioni, come di passi falsi.

C’è poi la moderna teoria dei quanti alla base della cosmogonia di Pullman, per cui innumerevoli mondi coesistono l’uno a fianco dell’altro, toccandosi e sovrapponendosi in ogni momento, al punto che solo allargando le nostre braccia in ogni momento ne riusciamo a toccare un numero enorme e indefinito. Significativo in questo senso è il fatto che i suoi personaggi non attraversano i vari mondi per mezzo di infondate pratiche magiche, ma sfruttando ricerche e conoscenze di matrice scientifica: la lama sottile di Will, l’aletiometro di Lyra e il cannocchiale d’ambra funzionano tutti in dipendenza dalla Polvere e richiedono particolari capacità e conoscenze per essere utilizzati. Conoscenze che, una volta persa la condizione di fanciullezza, Lyra dovrà studiare per tutta la vita, come qualsiasi altra disciplina, per continuare a utilizzare il suo aletiometro.

«Ci vuole molta pratica, sì. Devi sforzarti. Pensavi bastasse schioccare le dita e ricevere un dono? Ciò che vale la pena possedere è anche ciò per cui vale la pena impegnarsi.» (Il Cannocchiale d’Ambra, 2000)

Lo scrittore ha confessato che queste sue idee ispirate alle moderne teorie scientifiche non dipendono da una sua totale padronanza delle stesse, ma dalla suggestione e dalla curiosità che esse sono in grado di suscitargli per il solo fatto che mettono in discussione tutte le certezze più fondate. È, ancora una volta, un virtuoso invito a non smettere mai di informarsi e di sforzarsi di capire, ampliando i propri orizzonti.

 

STORIE CHE SALVANO LA MORTE 

I temi toccati in questa trilogia sono talmente vari e complessi che ciascuno di essi meriterebbe di essere trattato in un articolo a se stante. Preferisco allora concentrarmi su quello che maggiormente ha colpito la mia mente di bambina quando lessi la saga per la prima volta e che ancora oggi mi fa riflettere, ogni volta che ci ripenso.

Nel terzo libro della storia, Il Cannocchiale d’ambra, la piccola Lyra si trova ad affrontare un’avventura che tocca a molti eroi epici, fin dagli inizi della letteratura: la discesa agli Inferi. Lyra, al pari dell’Enea di Virgilio, “scende” negli Inferi per mantenere una promessa al suo amico Roger. (Il verbo “scendere” va qui virgolettato perché il mondo dei morti non si trova, secondo Philip Pullman, su un livello diverso rispetto a tutti gli altri.)

Basta che Will impugni il suo coltello impregnato di Polvere per tagliare come morbida buccia il confine tra i mondi dei vivi e quello dei morti: un mondo unico, ma immenso. Qui avviene l’impensabile: quella stessa minaccia cui Lyra era stata sottoposta ne La Bussola d’oro si avvera e la bambina è costretta a separarsi dalla sua “cara, cara e unica anima sua”, il suo daimon. Non si possono infatti solcare le acque che portano alla piana brulla e desolata, luogo dove tutti i morti sono radunati, accompagnati dalla propria anima.

Il suo daimon è costretto ad aspettarla nell’ “anticamera”: un luogo quasi più desolato della piana stessa, un luogo dove ogni uomo è accompagnato dalla propria morte; la morte è un’ombra che ci segue ovunque per tutta la nostra vita (in alcuni mondi paralleli gli uomini convivono quotidianamente e consapevolmente con essa) e che ci stringe la mano fino all’ultima traversata.

Ma la cosa più sorprendente è quello che accade a Lyra nell’immensa pianura dove sono ammassate tutte le anime dei morti, vessati da terribili arpie in grado di distinguere il vero dal falso e pronte a rinfacciare a ciascuno tutte le azioni malvagie compiute in vita (attenzione: ogni uomo compie cose malvagie durante la sua vita e la piana è una per tutti, non c’è distinzione qui tra buoni e cattivi). Le arpie sono così crudeli con le anime dei morti perché esse in prima persona sono annoiate a morte da questo luogo tetro dove non succede mai niente e piacerebbe loro moltissimo sentirsi raccontare del “mondo di sopra”.

È Lyra a pensare a una soluzione: dopo aver raccontato alle arpie con estrema sincerità tutte le sue avventure, stringe con queste creature un patto sensazionale. Le arpie accettano di ascoltare le storie di tutti i morti, uno a uno, giudicando se ciascuno dica la verità e sia in grado di raccontare con passione la propria vita, segno palpabile di una vita vissuta appieno, in cambio le arpie lasceranno fuoriuscire le anime dei morti da una fessura tra i mondi aperta da Will. Da qui le anime si dissolveranno in singoli atomi, destinati a ritornare al mondo. Una promessa non di reincarnazione, ma di unione col tutto. Una promessa che si può ottenere solamente con una vita vissuta appieno qui, nel presente, nel mondo dei vivi. In quella che Pullman chiamerà “Repubblica dei Cieli”, in netta opposizone al concetto di “paradiso terrestre”.

Questo è il concetto forse più caro allo scrittore che in diverse interviste ha ribadito come per lui sia importante vivere appieno la nostra esistenza su questa terra e non sprecarla nella speranza di un aldilà della cui esistenza non sappiamo nulla. Forse c’è un po’ di vizio del mestiere in questa sua idea di morte, ma trovo rincuorante pensare che saranno ancora una volta le storie a salvarci, esattamente come le storie che ci siamo tramandati per generazioni, fin dall’inizio dei tempi, ci hanno salvato dall’oblio.

«Non dovremmo vivere come se (l’aldilà) importasse più della vita in questo mondo, perchè dove siamo ora è sempre il luogo più importante di tutti.» Philip Pullman

Nella convinzione che questo scrittore abbia molto da insegnare e da dire anche sul mondo contemporaneo, ecco a voi il link di una recente intervista al The Guardian, citata più volte in questo articolo, in cui Philip Pullman risponde a numerose domande che riguardano tanto i suoi libri, tra cui anche l’ultimo uscito La Belle Sauvage, (primo capitolo di una trilogia tutta dedicata alla Polvere), quanto la società odierna e i suoi problemi.

Martina Toppi

 

 

Martina Toppi

Farnetico senza scusanti alla velocità della luce, ma fondamentalmente mi piace anche ascoltare le storie degli altri, per questo le cerco dietro ogni angolo. Dare voce alle storie potrebbe diventare un lavoro (perlomeno la direzione sembra essere quella), per il tempo libero invece cerco di mantenere alta la nomea di divoratrice di libri, spasmodica spettatrice di serie tv, occasionale scrittrice in erba di racconti e poesie. Nel frattempo studio Lettere antiche, tanto per dire che l'insalata non mi sembrava abbastanza mista."I have promises to keep and miles to go before I sleep" R. Frost

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