L’anarchia elitaria del signor Giancarlo

“Considerate la vostra semenza: fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” (Dante Alighieri, La Divina Commedia)

Il signor Giancarlo era un uomo come molti altri. Vestito sobrio, look associato all’epoca in cui viveva (gloriosi e maledetti anni ’90). Un giorno l’occasione per raccontare una bella storia ai suoi amici: la partecipazione a “La Ruota della Fortuna”. Non si sarebbe potuto immaginare a cosa sarebbe andato incontro.

Il sorriso di chi sa che la sta per combinare grossa, la gioia di essere riuscito nell’impresa in cui nessuno, prima di lui, aveva osato tentare. Il pubblico era dalla sua parte, tutti speravano in quella risposta, anche se sembrava utopica.

Più che altro perché, al cospetto di una trasmissione Mediaset, di fronte a sua maestà Mike Bongiorno, nessuno si aspettava che qualcuno avesse il coraggio di dare quella risposta. Tutti la volevano, e puntualmente il signor Giancarlo, uomo qualsiasi, si è concesso al volere del pubblico.

Tra l’imbarazzo di chi quella trasmissione la doveva mandare avanti, il pubblico in studio trasformatosi in iena ridens, Paola Barale accartocciata a terra dalle risate, e l’occhiata indignata dell’unica concorrente inquadrata, la soddisfazione del signor Giancarlo fu incommensurabile.

L’uomo comune, supportato dal pubblico esasperante, rompe gli schemi e va contro il conformismo. L’uomo comune si ribella e viene applaudito. L’uomo comune rinuncia ai soldi per inseguire la vanagloria eterna.

Perché di vanagloria si tratta. Il signor Giancarlo (di cui è alquanto difficile trovare le sue generalità) ha dovuto scegliere tra i soldi e l’essere ricordato come “quello che disse figa in tv”.

All’epoca dei fatti (era il ’95) non esistevano i social, e di certo nessuno si sognava di rimandare in onda una cosa del genere (forse Mai Dire Gol), di conseguenza la sua gloria visse per poco tempo. Qualche risata con gli amici al suo ritorno, qualche racconto quando gli anni passano e la storia non si cancella. Il signor Giancarlo diventa l’eroe della porta accanto.

Ma come diventa la vita subito dopo?

Il signor Giancarlo, dopo il suo quarto d’ora di fama mondiale, tornò nell’anonimato dal quale era affiorato. La quotidianità torna al suo stato normale, il tran tran riprende. La sua storia ormai la conoscono tutti. La risata da cinque minuti è finita, è tempo di tornare alla realtà.

Non ha tratto nessun vantaggio da quell’occasione. La sua vita non è cambiata. La vanagloria dura poco, giusto il tempo di essere buttato nel tritacarne nel quale tutti possono godere della tritatura, ma una volta finito lo spettacolo vieni ributtato nel dimenticatoio.

Succede a tanti fenomeni da baraccone, senza arte e senza qualità, immortalati un istante grazie ad un lampo di genio per il compiacimento di tutti. Si possono fare moltissimi esempi: Angela Favolosa Cubista, il piccolo Lucio, The Lady, Saluda Andonio. Piccole star del nulla cosmico votati a Dei nazionali, fino a quando il gioco ha smesso di divertire.

Interessante notare come nell’epoca dei social questi fenomeni riescono ad andare avanti più a lungo: dietro di loro spesso si nascondono operazioni di marketing studiate a tavolino, capaci di mungere queste vacche grasse più di quanto non si farebbe in casi normali. Niente viene lasciato al caso: nessuna frase, nessuno sguardo, nessuna inquadratura.

Un esempio curioso è il celebre (?) Young Signorino: sparato a mille in ogni schermo, non si sa se più per il suo viso pieno di tatuaggi o per il suo insolito modo di comporre canzoni, sta vivendo un fragoroso momento di silenzio.
L’odio sul quale ha cavalcato per qualche mese si è trasformato rapidamente in indifferenza generale. La sensazione è che la pubblicità del suo brand si sia stoppata all’improvviso e, di conseguenza, non si sia più sentito il bisogno di vederlo. Il rischio è che, senza un piano B, la sua carriera si possa già definire conclusa.

Dov’è il senso della vanagloria?

Tutto sta nel pubblico che hai di fronte. Certe cose si fanno solo quando hai un pubblico da impressionare. Scegli il tuo pubblico e stupiscilo. Potrai ricevere assensi e dissensi. Ma una volta terminato nel tritacarne, è facile che poi il gioco finisca. Il pubblico, qualsiasi esso sia, è affamato costantemente di emozioni e cose nuove. Ciò che è successo ieri è già vecchio e non conta più.

Quel momento però, per quanto possa durare, rimarrà eterno. Poco importa del futuro, l’importante in quegli attimi è vivere il presente. Lo stupore e la reazione del pubblico possono dare sensazioni impagabili, come testimonia il sorriso compiaciuto del signor Giancarlo. Anche se dopo, le persone ti lasceranno perdere.

Forse tutti vorremmo essere un po’ come il signor Giancarlo, e avere quel coraggio di andare contro il sistema. Forse, quando ci pensiamo meglio, ci sentiamo più come la concorrente dallo sguardo inquisitorio. E ci chiediamo: “Ma che cazzo ha detto?”

Cosa si deve fare quindi, la prossima volta che ci chiedono delle amazzoni? Scegliere la vanagloria, e gustarsi quel momento di indimenticabile grandezza, o andare avanti nell’anonimato, e provare a vincere qualche milione di vecchie lire?

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