“I pesci non chiudono gli occhi” di Erri De Luca

Mi capita spesso di scegliere il prossimo libro da leggere da piccoli particolari, anche questa volta è andata così.

I pesci non chiudono gli occhi è il mio primo libro di Erri De Luca, scrittore napoletano di cui comunque ho sempre avuto grande stima.

Sarà stato per la copertina azzurro mare in pendant con il clima nostalgia post vacanza e soprattutto per il titolo criptico che ha acceso la mia curiosità  che finalmente ho conosciuto lo stile dolce e intimo di Erri.

Fin dalla prima pagina però ho intuito che si sarebbe trattata di una lettura sui generis, mi spiego meglio.

La narrazione è in prima persona, un bambino di dieci anni racconta la sua vacanza in una bellissima isola del Mediterraneo, molto probabilmente Ischia, trascorsa tra il ghiacciolo comprato alla solita ora, i rebus da risolvere sotto l’ombrellone e la scoperta dell’amore.

Questa età viene decritta come la più importante in assoluto: per la prima volta si scrive con due cifre, è il periodo in cui il corpo è ancora intrappolato in un involucro infantile ma la mente ha fretta di crescere e fa tanti passi avanti.

Erri ci fa partecipe dei pensieri di quel giovane uomo che ama leggere i libri di suo padre dove ha conosciuto l’amore senza però comprenderlo.

Ad insegnarglielo infatti sarà una ragazzina del nord che ama i gialli e gli animali in vacanza con la sua mamma sulla stessa isola. Di lei non ricorderà mai il nome ma ricorderà il tocco delle sue mani ottenendo conferma della bellezza del verbo mantenere che è “tenere per mano”.

Il giovane protagonista proverà sul suo corpo il dolore dei pugni frutto delle emozioni più intime degli uomini e la salvezza che si può trovare  in un abbraccio, conoscerà la codardia e il senso proprio di “giustizia”.

Il lettore pare seguire una linea già tracciata, un crescendo che porterà a una consapevolezza che solo con la maturità si raggiunge. Non a caso, di punto in bianco, la narrazione si porta avanti con gli anni, ritroviamo quel ragazzo ormai cresciuto, partecipante degli anni della rivolta, che deve affrontare la perdita dei genitori e la consapevolezza dei rimpianti risultati da una vita vissuta senza pretese.

E’ stato proprio in quei momenti che mi sono sentita più spettatrice che lettrice, mi sonno immaginata seduta di fronte a un uomo che si racconta in piena libertà, si spoglia di ogni maschera e riscopre in quel ambino di soli dieci anni l’autenticità del proprio essere.

Ad incentivare il clima confidenziale che si crea tra lettore e scrittore è sicuramente uno stile delicato e dolce.

La dolcezza che traspare dalle parole di Erri De Luca diventa tangibile soprattutto quando i ricordi si concentrano sulla figura della madre del giovane protagonista, una donna d’altri tempi che ha conosciuto e odiato la guerra, una donna che è stata alle prese con decisioni importanti come preferire la propria terra alla sicurezza dell’America dove suo marito aveva trovato lavoro.
I pesci non chiudono gli occhi mi è parso molto più di un’autobiografia, mi piace definirlo un diario d’autore, scrigno di pensieri e ricordi cari: la bellezza del primo amore, il legame indissolubile con la propria madre, quell’attaccamento alla propria terra che Erri ha sempre dimostrato.

Il filo conduttore di questo diario è lo stupore della crescita, quello disincantato e reale di chi impara a scoprire se stesso ad occhi aperti come quando si bacia per la prima volta, come i pesci che gli occhi non li chiudono mai.

    Anella Sepe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *