L’innocenza: una chiave introspettiva verso la certezza delle cose

La parola che analizziamo oggi è la parola “innocenza”. Dal latino “innocentia” (der. di “innŏcens-entis”) ossia “innocente”, è un termine con il quale si indica uno stato di totale mancanza di consapevolezza, conoscenza e responsabilità in ciò che si è fatto, visto o detto. L’innocenza, intesa come sgravio da ogni colpa, ha radici in vari ambiti e situazioni ed è, dunque, importante analizzarle per cercare di capire a fondo i vari risvolti che essa può avere.

Innanzitutto, questa parola trova ampio sbocco in ambito giuridico. Un individuo che si proclama o viene giudicato innocente è un soggetto estraneo a quanto accaduto. Ovviamente c’è differenza tra l’affermarsi innocente e l’essere ritenuto tale dalla legge e la distinzione sta nelle prove che devono essere fornite. Per quanto ci possa essere veridicità in ciò che viene detto da quella persona, la legge deve basarsi su dati di fatto e prove certe per poter giungere a questa conclusione e per evitare le conseguenze di natura civile o penale a seconda dei casi. Parliamo, allora, di un’innocenza soggetta a dimostrazione.

Un’altra accezione di carattere differente è quella di innocenza infantile. Si tratta di una forma di innocenza che ha una natura propria e che non trova riscontro con quanto espresso in ambito giuridico. Infatti, in questo caso, ci si riferisce ad una condizione generale legata e giustificata dall’età di coloro che si comportano in un certo modo. Un bambino che compie una determinata azione, per quanto sbagliata possa essere, non la compirà per cattiveria o con intenzione, ma sarà un gesto figlio dell’ingenuità e della spontaneità degli anni che si trova a vivere. È una situazione per la quale non sono necessarie prove o dimostrazioni pratiche e che ha giustificazione nella sua origine e nella sua essenza.

Ancora, nella teologia cattolica, il concetto di innocenza assume un’accezione ulteriormente diversa ed indica lo stato dell’anima esente dal peccato. Adamo ed Eva, la Vergine Maria o il Cristo in quanto uomo ne sono degli esempi. In questo caso, naturalmente, ha una valenza che non trova riscontro nella vita quotidiana come per gli altri casi analizzati, anzi potremmo dire che è esattamente l’opposto dato che ciascuno di noi, secondo la religione cattolica, nasce nel peccato (il peccato originale) che viene rimosso con il compimento del sacramento del battesimo. In questa ipotesi parliamo, invece, di innocenza battesimale.

Sulla base di quanto visto, e a prescindere dal significato che le si attribuisce, l’innocenza può essere considerata come una sorta di scudo che ci protegge e ci tutela dalle avversità nelle quali possiamo imbatterci ogni giorno. Uno scudo invisibile agli occhi, che nasce dalla trasparenza di chi si comporta in un determinato modo senza essere consapevole e conscio delle conseguenze che potrebbero derivare. È una sorta di chiave introspettiva che riesce ad aprire un varco nel nostro animo e a farci apparire per quello che davvero siamo, riuscendo ad andare oltre l’apparenza e il pregiudizio di chi ci circonda. L’innocenza, in conclusione, è una risposta spontanea ad una domanda che non siamo stati noi a porre.

Luciano Goglia

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