Racconto n°1: il Riscatto

“Cara signora P.,

abbiamo la sua lampada da lettura.

È ormai un po’ che la osserviamo, un po’ per individuare di cosa sarebbe stato meglio privarla, e un po’ perché lei coltiva quest’abitudine di spegnere tutte le luci e chiudere tutte le finestre alle 20 in punto, lasciando accesa solo la sua lampada da lettura ed aperta solo la finestra di fronte la poltrona, ch’è difficile non generare nel guardone medio un minimo di curiosità riguardo questo suo piccolo rituale.

Tutti i veri ladri sono un po’ voyeur, questo lo deve capire: tutto ciò che vogliamo è appropriarci del valore di un’esistenza. È solo una sfortunata coincidenza che questo valore si calcoli correntemente in denaro.

Ma non è il caso della sua lampada da lettura: durante le nostre discrete osservazioni, abbiamo constatato con orrore a quali sofferenze la sottopone quotidianamente, ed abbiamo deciso di intervenire. Il catalogo dei suoi abomini letterari è vario e doloroso. Una lampada da lettura bella come questa dovrebbe illuminare capolavori del calibro di un Suskin, di un Sartre, finanche di un Eco o di un Baricco, che pure, abbiamo notato, popolano i suoi scaffali a prender polvere. Lei, con le sue letture adolescenziali cadenzate in serie, incentiva la deforestazione senza giusta causa, e non tiene in alcun conto i sentimenti di questa pur fedele lampada da lettura. Il suo rito delle 20 ha perso oggetto, è pura forma: è una religione senza alcuna spiritualità, di cui lei esegue la liturgia spinta da un’abitudine che ne fa una bestemmia.

Noi siamo qui per farle ritrovare la fede.

Per riavere la sua luce, ammucchi in uno scatolone tutte le sue letture indegne, e lasci lo stesso al numero ** di via ****. La lampada le sarà dunque restituita, intatta e spolverata.

Ps: abbiamo anche suo marito. È pur giusto che noi ci si guadagni qualcosa, da quest’atto d’amore disinteressato. Però l’abbiamo guardato bene e non sappiamo proprio che valore dargli. Per lui aggiunga un’offerta a piacere sul fondo dello scatolone”

La signora P. si rigirò per un po’ la lettera tra le mani. Letta alla luce asettica del lampadario le sembrava un po’ più reale e un po’ più preoccupante che se l’avesse letta sotto la luce calda, giallognola, della sua lampada da lettura. Guardò il terzo volume di una trilogia su un gruppo di lupi mannari hippie che stava leggendo, poggiato sul comodino. Non l’aveva finito, non era nemmeno a metà. Si disse “potrei comprare una lampada nuova, e dopotutto con il signor P. parlavamo di separazione da un po’…”. Dal suo passato, ricordi piacevoli e giallognoli affiorarono alla sua memoria: sotto quella lampada aveva letto le fiabe ai suoi figli, e poi ai suoi nipotini. sotto quella vecchia lampada aveva scritto la sua tesi di laurea sui capolavori della letteratura del Liechtenstein. C’aveva letto Saramago, e Nabokov, e Neruda. Non avrebbe saputo dire quando le più comode letture di marmotte vampire e lupi mannari pacifisti avevano relegato su una mensola (che ormai non spolverava nemmeno più) tutti quei libri che aveva letto o avrebbe voluto leggere ma magari più tardi. E più tardi magari era ora.

No, non avrebbe comprato una nuova lampada. una lampada da lettura come quella è per sempre. Bisogna pur essere fedeli a qualcosa, e se non agli esseri umani, che è difficile e spesso non hanno nemmeno gli incentivi giusti, almeno a un oggetto così bello. Essere fedeli alla bellezza è una fedeltà che costa poco.

La signora P. raccolse il vecchio scatolone in cui aveva già da anni preso ad ammassare la sua collezione di riviste di gossip dai titoloni e dagli appaiamenti improbabili, e piano piano (dopo aver nascosto quindici euro sul fondo, a seguito di attenti calcoli sul valore del signor P.), lo riempì fino all’orlo con i suoi comfort books (che è un peccato che la gente faccia tanto caso al comfort che passa per lo stomaco e poco a quello che passa per gli occhi). Titoli come “Biting twilight”, “50 sfumature di micio mannaro” e “3 metri sotto terra – Un amore di zombie” popolarono il microcosmo di oscenità a cui la signora P. faceva ora fatica a pensare senza sentirsi una bulimica letteraria.

Insomma, lo scatolone fu recapitato al numero ** di via **** ed in men che non si dica lampada e marito (un po’ risentito per essere stato valutato quindici euro) comparvero sulla soglia, sani e spolverati.

La signora P. continua, ogni sera alle 20 in punto, a chiudere tutte le finestre e spegnere tutte le luci. Illuminata solo dal fascio giallognolo e caldo della sua fedele lampada da lettura, se guardaste ora potreste trovarla immersa in un libro di Pennac o di Cortazar, o mentre sussurra appena una poesia di Borges.

Solo una volta ogni tanto, la signora P. solleva il pesante materasso matrimoniale e  guardinga ne estrae un libretto sulla cui copertina c’è un uomo-lupo che infila con le sue zampone un fiore in un fucile. La curiosità non ha nessuna pietà. Però la signora P. sì: spegne la lampada che è abituata ai grandi capolavori della letteratura mondiale ed accende una candela, ché poi la candela brucia tutta e non conserva memoria della cattiveria cui la signora P. la sottopone per il tempo della sua curiosità.

Marzia Figliolia

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