I Fiordalisi – Intatto. Ecopoesia/Intact. Ecopoetry

Sono orgogliosa di poter proporre oggi su I Fiordalisi questa raccolta multiautorale e bilingue, di cui consiglio caldamente la lettura, in cui la poesia si manifesta in tutta la sua concretezza e nella sua spinta energetica a poter parlare di, a poter cambiare. E l’oggetto di tale lirismo pragmatico è un tema che, seppur presente nel dibattito contemporaneo in senso lato, non invade certo le antologie poetiche moderne, sebbene una riflessione in versi sullo stesso sia, in realtà, un modo tenace e profondo di affrontare la questione.

Anne Elvey, Massimo D’Arcangelo ed Helen Moore in Intatto. Ecopoesia/ Intact. Ecopoetry/ (La vita felice 2017) pongono sotto i riflettori le disabilità comportamentali dell’uomo nei riguardi dell’ambiente e lo fanno in toni apocalittici eppure impregnati di realismo, in un versificare distinto per stili ma omogeneo nel suo complesso. Intatto, con un evidente richiamo alla tattilità attiva dell’abitare l’ecosistema di cui facciamo parte e al desiderio di impegnarsi con serietà perché la sua integrità e salute venga preservata, è un occhio cruento di versi incisivi che mostra, senza filtri, cosa siamo in grado di costruire e cosa, invece, possiamo distruggere col nostro modo di essere-nel-mondo. Una testimonianza, inoltre, di quanto la poesia possa fare, se ben praticata.

 

Intatto. Ecopoetry. (La vita felice 2017)

 

My eyes can breathe

The cement blocks stacked by the construction site
are covered in snow today. My eyes can breathe.
I linger a minute by the window and absorb, observe.
I’d never seen the immaculate countryside before.
For years, here, all’s been left to sprawling indifference.
The abandoned machines that line the fence
are covered in rust, home to stray dogs; the fields,
other worldly, sucked dry by burnt motor oil.
I linger for a minute by the window and absorb the
[snow’s clarity.
It’s night. I see only trees. My eyes can breathe.

Gli occhi possono respirare

I blocchi di cemento accatastati accanto al cantiere
sono oggi coperti dalla neve. Gli occhi possono respirare.
Resto per un attimo fermo alla finestra a fissare, osservo.
Mai prima di allora avevo visto quel paesaggio
[immacolato.
Da tempo, qui, tutto è abbandonato alla sconfinata
[indifferenza.
I mezzi dismessi che costeggiano le inferriate
sono ormai arrugginiti, qualche cane randagio li abita.
L’olio bruciato caduto dai motori ha inaridito il campo,
[spettrale.
Resto per un attimo fermo alla finestra a fissare
[il candore della neve.
È notte. Vedo solo alberi. Gli occhi possono respirare.

(Massimo D’Arcangelo)

 

No one no thing

Yesterday the truck lurched. Pressed
together and led into a hold, the fleeces
were damp with oil. This is tradethe
soul’s live export. Familiars are culled.
Over the Ukraine today, a shot
brought down a scatter of passports.
Wings collapsed. Metal keened
on metal. Now newspapers steer
through Hades. I pick across photos
of shred. There’s barely a degree of separation
when the blade pierces, when the mortar
bites. I hope they do not feel—a thing.

Né persone né cose

Ieri il camion ha sbandato. Pigiati
insieme e ammassati, i manti delle pecore
erano intrisi di benzina. Questo è il commercio –
l’esportazione dal vivo dell’anima. Le famiglie vengono
[abbattute.
Sopra l’Ucraina oggi, un missile
ha fatto cadere una manciata di passaporti.
Le ali sono collassate. Il metallo gemeva
su altro metallo. Ora i giornali attraversano
l’Ade. Pesco foto
di frammenti. C’è a malapena un grado di separazione
quando la lama penetra, quando il mortaio
azzanna. Spero che non sentano – niente.

(Anne Elvey)

 

How we sleep at night

… the two primary sins of Western civilisation:
amnesia and anaesthesia…
Frances Weller

It’s not just the swift-action pills
knocked back with a double shot of whisky
that block the demons, the shakes –
all that squats below the surface;
nor booze, dope and other drugs
which numb us through, switch off the mind,
where pharmed-up Monkeys’ eyes
are burned, appear on random loop.
Nor’s it just the neuroleptic telly,
tabloids dragging tattooed Winehouse bones
round the walls of Camden;
nor the new fundamentalisms
which deny the senses, the bacchanals,
ecstatic flight –
but at root, the prickly, nauseous fear
of peering in the pit. There, like harrowed Sows
in metal crates, our souls are pressed,
whilst Piglets wade through blood and shit
with amputated t e e t h

Come dormiamo la notte

… i due peccati principali della civiltà occidentale:
amnesia e anestesia…
Frances Weller

Non sono solo le pillole ad azione rapida
buttate giù con due sorsi di whisky
che bloccano i demoni, i brividi –
ciò che si acquatta sotto la superficie;
e neanche l’alcol, la droga e altre sostanze
che ci intorpidiscono, che spengono la mente,
dove occhi di Scimmie gonfie di farmaci
vengono bruciati e compaiono a ciclo continuo.
E non è nemmeno la tv neurolettica,
i tabloid che trascinano le ossa tatuate della Winehouse
per le vie di Camden;
né i nuovi fondamentalismi
che negano i sensi, i baccanali,
i voli estatici –
ma, alla base, è la paura pungente e nauseabonda
di sbirciare nella fossa. Là, come Scrofe dolenti
in casse di metallo, stanno le nostre anime pressate,
mentre Maialini da latte guadano sangue e merda
con d e n t i amputati

(Helen Moore)

 

Massimo D’Arcangelo nasce a Martina Franca nel 1982. Ha pubblicato Il battito dello Scorpione. Ecopoesie (Sacco Editore, Roma 2012), Intatto/Intact. Ecopoesia. Ecopoetry (La Vita Felice, Milano 2017) con Anne Elvey e Helen Moore. È inserito nel volume Novecento non più. Verso il Realismo Terminale (La Vita Felice, Milano 2016), un’antologia fondamentale sul Realismo Terminale che cerca di restituire una visione esemplificativa della produzione di autori ascrivibili alla tendenza identificata da Guido Oldani. Suoi lavori sono pubblicati su riviste, cataloghi d’arte (Paesaggi Inquieti di Mario Giammarinaro, 2017) e antologie, nazionali ed internazionali, a tema ecologico. Rappresenta l’Italia nel progetto boliviano Poesía en acción e sue ecopoesie tradotte in lingua spagnola sono incluse nell’antologia Dando voz, al que no tiene (J. Barriga Nava, Bolivia 2016). Vive nell’area protetta della Riserva Naturale Senese dell’Alto Merse (Toscana).

 

Anne Elvey vive in Australia a Seaford (Victoria) con il partner Greg Price con il quale ha due figli adulti. Le sue pubblicazioni più recenti includono White on White (Cordite Books, 2018), Intatto/Intact (La Vita Felice, 2017) con Massimo D’Arcangelo e Helen Moore, This flesh that you know (Leaf Press, 2015), Kin (Five Islands Press, 2014) e come editore Hope for whole: poets speak up to Adani (2018). È direttrice editoriale del giornale australiano di ecopoesia Plumwood Mountain. Tra i libri accademici di recente pubblicazione Ecological Aspects of War: Engagements with Biblical Texts (con Keith Dyer e Deborah Guess, 2017) e The Matter of the Text: Material Engagements between Luke and the Five Senses (2011). È ricercatrice affiliata presso la Monash University e membro del Centre for Research in Religion and Social Policy, Melbourne.
Helen Moore vive a Moray, nella Scozia del Nord-Est. Ecopoetessa pluripremiata, Helen è un’artista socialmente impegnata laureata con lode in Letteratura Comparata e Generale all’Università di Edimburgo. Le sue pubblicazioni includono Hedge Fund, And Other Living Margins (Shearsman Books, 2012), Ecozoa (Permanent Publications, 2015) salutato dal poeta australiano John Kinsella come «una pietra miliare nel percorso dell’ecopoesia», Intatto/Intact con Massimo D’Arcangelo e Anne Elvey (La Vita Felice, 2017) e The Disinheritance (2018). Di prossima uscita The Mother Country (Awen Publications, 2019). Le poesie di Helen e le recensioni dei suoi libri sono state pubblicate su numerose riviste specializzate nazionali e internazionali.

 

Alessandra Corbetta
(guarda anche l’uscita precedente)

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