ESCLUSIVA – Itziar Ituño: “Io e Raquel ci somigliamo poco. Vi racconto come mi sono avvicinata alla musica…”

Entrare tra le mura della zecca di stato spagnola è un po’ il sogno di chiunque abbia visto “La casa di carta”. Noi di MentiSommerse.it ci siamo riusciti: lo special guest di oggi è Itziar Ituño, l’ispettore Raquel Murillo. Tra serie tv, musica e leggende basche, ecco l’intervista:

In “La casa di carta” vesti i panni dell’ispettore Raquel Murillo. Quanto c’è della persona di Itziar Ituño in Raquel? Quali sono state le fonti di ispirazione che ti hanno aiutato a caratterizzare il personaggio?

Io e Raquel ci somigliamo abbastanza poco in quanto al modo di vivere, carattere e professione, ma condividiamo il fatto di farci rispettare nel nostro contesto sociale di fronte a chi pretende svalutarti per il fatto di essere donna. Da qui, precisamente, ho modellato il personaggio: difendere Raquel dal profondo, emozionalmente parlando, è stato un esercizio di autoaffermazione in questa lotta quotidiana che combattiamo noi donne.

“La casa de papel” è stata confermata per altre due stagioni. Cosa possiamo aspettarci da Raquel?

Non lo so. Ancora non sappiamo nulla delle trame né chi farà parte del cast. Certo, mi piacerebbe vedere che succede con Raquel! (ride, ndr)

Il pubblico si divide tra chi vedeva nel finale della seconda stagione la conclusione perfetta e chi, invece, non attende altro che vedere le nuove puntate. Cosa sente di dire ai fan in merito?

Ciascuno ha i suoi gusti. Molta gente ha visto il finale della Casa di Carta come un finale “redondo” (la chiusura del cerchio, ndr). Anche io ero una di loro. Ci sono altre persone alle quali mancava sapere cosa era successo nelle vite dei personaggi da quel punto e, dopo il successo, la serie continuerà e non ho idea di verso dove si dirigerà la storia ma quello che so è che sta nelle mani di fantastici sceneggiatori e direttori.

Oltre che nel ruolo di attrice, abbiamo potuto ammirarti anche come cantante. Come si è avvicinata Itziar Ituño al mondo del canto? Quali sono i 5 dischi che hanno avuto una maggiore influenza su di te dal punto di vista personale?

Mi sono avvicinata alla musica grazie al gruppo Dangiliske, di folk, con il quale suoniamo pezzi tradizionali della cultura basca e europea (celtica, mediterranea, balcanica). In questo gruppo ho cominciato con la percussione leggera e a cantare in duo con Janire Egaña, amica dell’anima e interprete meravigliosa della fisarmonica e la voce. Dopo è nata l’opportunità di fare rock e sto facendo quello ultimamente. Abbiamo formato il gruppo INGOT e stiamo iniziando.

Sui dischi che hanno segnato la mia vita… posso sceglierne solo 5? Pochini (ride, ndr). Uno sarebbe l’album “Al final del viaje” del cantautore cubano Silvio Rodriguez, lo ammiro profondamente. Tra le colonne sonore che hanno marcato la mia vita come quella de “El piano” o “La misión” o “Dirty Dancing”, dovrei scegliere quella della mia infanzia: “Star Wars”.

Un altro gruppo che ha segnato la mia adolescenza è stato il gruppo punk “La Polla Record”, soprattutto il disco “Salve” e nella gioventù è arrivato Fermíb Muguruza, che ha guidato gruppi come Kortatu e Negu Gorriak. Di quest’ultimo gruppo il disco “Gora Herria” lo avrò ascoltato milioni di volte e per termine menziono le donne della mia vita, che vanno da Mercedes Sosa a Blondie e Janis Joplin, Tina Turner, Aretha Franklin fino a Lila Downs. Di quest’ultima scelgo tutto, è talmente meravigliosa che mi costa dire che disco mi ha segnato di più. Il primo che ho ascoltato e con cui l’ho conosciuto è stato “Arbol de la vida”.

Netflix è la piattaforma grazie alla quale le Serie TV stanno riscuotendo un successo sempre maggiore. Quanto cambia, secondo te, per un telespettatore non dover attendere una settimana tra una puntata e l’altra, avendo a disposizione l’intera stagione fin da subito?

Credo che molto più facile perché ciascuno sceglie il ritmo della visione e quando vedere ciascun episodio.

A Bilbao, le storie connesse alla mitologia sono tantissime. Ti piacerebbe, in futuro, raccontarne una? Se sì, quale?

Ci sono molte storie mitologiche nei Paesi Baschi e mi piacerebbe, per esempio, raccontare quella di quelle donne che conservavano il culto della madre terra e le antiche credenze, erano levatrici e medici, controllavano il mondo magico e rendevano onori a Mari, la dea dei baschi. Furono bruciate e disprezzate dall’Inquisizione.

Le serie spagnole non hanno mai avuto un riscontro così importante a livello mondiale, basti pensare alle manifestazioni in Brasile con “Bella Ciao” o al museo che a Parigi ha dedicato una sala a “La casa de papel”, in cui è possibile fare foto con le statue dei personaggi. C’è un momento particolare in cui hai capito che “La casa de papel” potesse rappresentare un qualcosa di così importante nel mondo?

Sapevamo che stavamo facendo una serie poco comune e eravamo convinti di star raccomando una storia magnifica in un modo diverso, ma questo successo mondiale non ce lo aspettavamo. Nel mondo audiovisivo non si sa mai se ciò che hai tra le mani funzionerà è ancora meno se sarà una bomba. Succede.

A Itziar Ituño va un sentito ringraziamento da parte della redazione di MentiSommerse.it.

Intervista a cura di Corrado Parlati e Gennaro Bianco, traduzione a cura di Felice Lanzaro

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