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Better Call Saul: il degno erede di Breaking Bad ?

Oggi proveremo a dare un parere diverso su una serie che, da quanto si può constatare, è piaciuta a quasi tutti coloro che l’hanno vista tanto da innalzarla spesso a capolavoro. Ideata da Vince Gilligan e Peter Gould, Better Call Saul è lo spin-off/prequel della più conosciuta e rinomata serie televisiva degli ultimi anni: Breaking Bad. In onda dal 2015, ad ora conta di ben quattro stagioni. La storia ruota intorno alle vicende dell’avvocato faccendiere Jimmy McGill, meglio anche conosciuto come Saul Goodman, impersonato da Bob Odenkirk.

Ma Better Call Saul è veramente il degno lascito di Breaking Bad?

La suspense che non c’è (quasi)

Cominciamo col dire che Better Call Saul non possiede quel pathos che ha caratterizzato in meglio la serie originale: fin dal primo episodio di Breaking Bad si respirava una certa tensione ed aria di rischio che ti spingevano a proseguire la serie, episodio dopo episodio, mentre qui la tensione fa fatica ad arrivare. Ovviamente, data la sua natura di prequel, non riesci a temere per la sorte di Jimmy né per quella di altri personaggi conosciuti in Breaking Bad, ai quali magari ti eri affezionato. Sai già infatti che, anche trovandosi in mezzo a gravi complicazioni, non potranno morire né subire altre brutte fatalità e questo già di suo non farebbe che diminuire drasticamente la suspense. Ma questo non sarebbe stato problematico se almeno la dinamica dell’azione fosse stata gestita in modo diverso.

Ma ecco appunto un altro problema: l’azione. I momenti di dinamismo sono pochi e rarefatti, mentre per il resto vigono una piattezza e tempi molto dilatati. Breaking Bad era una serie thriller improntata molto sull’azione, dove lo shock e lo stupore inerenti certi risvolti di trama prendevano il sopravvento, ma lo spin-off purtroppo non promette lo stesso da questo punto di vista. Spesso quei pochi momenti più movimentati si concludono in un nulla di fatto e non provocano nessuno scossone particolare.

Tra una scartoffia ed un cavillo

Una delle cose che non si riesce a digerire è il continuo ruotare della trama intorno a questioni giuridiche e di conseguenza il continuo svolgersi degli sviluppi negli studi legali, neanche fosse un episodio di Law & Order o di quelle serie che parlano di avvocati e di tribunali.
Qualcuno potrebbe banalmente obiettare sostenendo che, essendo Jimmy un avvocato, sia anche lapalissiano quanto detto poc’anzi. Ma se prendiamo in esame Breaking Bad, Walter White era un insegnante di chimica che “cucinava” metanfetamina, ma la sua professione ufficiale fungeva solamente da pretesto per mandare avanti la trama e difficilmente ci si addentrava in tecnicismi riguardanti la materia che si limitava solo a fare da sfondo alla serie. Nello spin-off, invece, la professione di Saul  diventa più imperante e pletorica rispetto ai rapporti col mondo criminale che rimangono ancora troppo ai margini della storia.

Ma il problema maggiore di tutti rimane lui: Saul. La serie dovrebbe raccontarci della sua trasformazione da avvocaticchio di bassa lega a legale intrallazzato con la malavita, ma questo passaggio risulta veramente molto lento e pesante perdendosi tra i flutti della noia più assoluta. Dell’avvocato malvivente visto in Breaking Bad si fatica a scorgerne ancora l’ombra, almeno nelle prime stagioni.

Tuttavia la serie ha anche i suoi punti di forza: la fotografia è esattamente quella di Breaking Bad, con scenari che spaziano dalla città di Albuquerque agli sterrati rossastri del Nuovo Messico; la possibilità di riavere a che fare con personaggi già visti in precedenza (e qui va obbligatoriamente menzionato Mike Ehrmantraut, le cui vicende sono quelle che più riescono nell’impresa di far rimanere incollati allo schermo); i momenti di comicità, seppur non frequenti, che richiamano molto lo stile della serie originale (come dimenticare la gag del parcheggio tra Saul e Mike).

In conclusione, a chi andrebbe consigliata questa serie? Volendo rimanere ironici (ma neanche tanto), sicuramente a degli appassionati di legge che potrebbero trovarla interessante. Se invece vogliamo essere seri, a chi vorrebbe semplicemente tornare a vedere i suoi personaggi preferiti all’opera.

 

Giuseppe Corazza

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