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Venom: un cinecomic alla vecchia maniera

Venom, l’acerrimo nemico di Spiderman, arriva questa settimana nelle sale in un film tutto suo pieno di aspettative e promesse, ma che la stampa americana ha già massacrato per diversi motivi.

Sicuramente “Venom” è un film di non facile collocazione: si tratta del primo film del Marvel Universe nel quale la Marvel non è coinvolta, sebbene la produttrice Amy Pascal abbia confermato che gli eventi narrati appartengano allo stesso universo di “Spider-man: Homecoming”.

Il film, diretto da Ruben Fleischer, si propone di mostrare la genesi del personaggio Venom volendo scimmiottare in qualche modo il carattere ironico dei cinecomic di oggi, ma riuscendo solo in parte nell’intento.

Il giornalista Eddie Brock, interpretato da Tom Hardy (che per la seconda volta veste i panni di una nemesi dopo il memorabile Bane ne “Il Cavaliere Oscuro: Il Ritorno”) indaga sugli strani esperimenti dello scienziato Carlton Drake (Riz Ahmed, che è sempre una piacevole presenza) che nel laboratorio della Life Foundation cerca di impiantare un organismo alieno (Venom, per l’appunto) in diversi soggetti, senza che però il suo esperimento abbia successo. Il parassita alieno troverà soltanto in Brock il perfetto ospite, all’interno del quale trova le condizioni ottimali per stabilirsi: così comincia il calvario di Eddie che dovrà abituarsi a vivere con un corpo estraneo perennemente dentro di lui, fino a diventare un’unica entità con esso. Come nella più scontata delle ipotesi, un altro parassita di nome Riot, molto simile a Venom, ma più grande, si stabilirà nel corpo di Drake, dando così vita ad un nemico del nemico.

Il film presenta molti, forse troppi, cliché: dall’origine del cattivo di turno a battute dalla comicità quasi scontata, queste banalità rovinano un po’ un film che sulla carta prometteva molto, a partire dal cast che include anche Michelle Williams, la quale, vista la sua battaglia sulla parità di compensi tra uomini e donne nell’industria cinematografica, avrebbe anche potuto evitare di prendere parte a questo film visto che il contributo femminile alla storia è davvero minimo.

Non ci sono, però, soltanto lati negativi: per chi (come me) non è un fan sfegatato dei cinecomics Marvel il film non risulterà essere poi così malvagio.

Si tratta di un film di formazione che vuole spiegare il motivo d’essere di un personaggio come Venom che non ha mai avuto un background storico, ma che, al contrario, è esistito sempre e solo in funzione dell’eroe che dovrà combatterlo: se si tiene conto di ciò, le accuse di carenza di azione che sono state mosse contro il film diventano -in parte- giustificabili.

Più che una vera e propria storia di supereroi (o futuri villain, in questo caso) “Venom” è una storia di adattamento.

Eddie deve adattarsi alla sua nuova condizione, Venom deve adattarsi alla sua nuova “casa”: se il film avesse lasciato più spazio a questa esplorazione dell’altro sarebbe sicuramente risultato in qualcosa di più interessante che, probabilmente, non sarebbe piaciuto lo stesso ai fan del Marvel Universe, ma che sarebbe stato più interessante per coloro che non lo sono.

Per ora, però, il film rimane semplicemente un nostalgico tuffo nel passato, che ricorda i tempi in cui i cinecomics ancora non dominavano l’industria cinematografica.

 

 

Emiliana D’Agostino

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