Al suono della sveglia: routine mattutine e rituali di 5 artisti famosi

Perfettamente in linea con il personaggio che ha passato tutta la vita a cucirsi addosso, il rituale mattutino di Salvador Dalì racchiudeva in sé una salutare dose di autocelebrazione: “Ogni mattina, non appena apro gli occhi – scriveva nel 1953 – sperimento il piacere supremo: quello di essere Salvador Dalì. E ogni volta mi chiedo, preso da meraviglia, quali splendide cose riuscirà a portare a termine, oggi, questo Salvador Dalì!”.

Il pittore surrealista non è stato certamente l’unico a sviluppare una routine mattutina – sebbene per la maggior parte comprendano più caffeina che ego. Ma, come dimostrano i 5 artisti che abbiamo scelto, quando si tratta di organizzare la propria giornata, cercare una regola fissa tra i creativi è puro tempo perso: basti pensare che alcuni grandissimi non sono stati considerati non in quanto non osservassero rituali, ma perché non osservavano… le mattine! Pablo Picasso, ad esempio, non si recava mai nel suo studio di Parigi prima delle due del pomeriggio, e Jackson Pollock dichiarò di aver ormai l’abitudine di dormire tutto il giorno e lavorare solo di notte.

Gli altri, quelli della levataccia, avevano modi personalissimi di cominciare la giornata col piede giusto…

#1 – Andy Warhol

Andy Warhol

Dal 1976 al 1987, ogni mattina di ogni giorno dal lunedì al venerdì, Andy Warhol cominciava la sua giornata con una telefonata all’amico Pat Hackett, attorno alle 9:00, in cui raccontava gli eventi del giorno precedente. Queste conversazioni potevano durare anche due ore, al termine delle quali Warhol faceva una doccia, si vestiva e scendeva in cucina con i suoi due bassotti per fare colazione assieme alla domestica. Il resto della sua mattina lo dedicava allo shopping in Madison Avenue, regalando copie dell’Interview a passanti in adorazione e proprietari di negozi alla moda!

Ps: le infinite conversazioni con Pat Hackett, che sarebbero dovute servire per monitorare i movimenti finanziari del maestro della Pop Art, finirono invece per prendere corpo in un libro assai intimista, dal titolo The Andy Warhol Diaries, uscito postumo nel 1989.

#2 – Louise Bourgeois

Louise Bourgeois, Brooklyn, 1995: Nos Amis

Louise Bourgeois era “molto abitudinaria”, o almeno così la descrive il suo assistente di una vita, Jerry Gorovoy. “Ogni mattina, la prima cosa che faceva era bere una tazza di tè accompagnato da una caramella gommosa presa tra le mille che teneva in una caraffa”, ricorda Gorovoy. Lui stesso andava a prelevarla alle dieci in punto dalla sua villetta a schiera di Chelsea e insieme si avviavano verso lo studio di Brooklyn, una ex fabbrica di jeans. Questa routine si era così impressa dentro di lei da diventare un’opera: 10 am is when you come to me, realizzato nel 2006, nel quale si vedono tracce delle sue mani assieme a quelle di Gorovoy.

Bourgeois esigeva la massima solitudine e il massimo silenzio, nel suo studio: “Il minimo rumore la faceva agitare”, continua il suo assistente. Nella mattinata, solitamente si dedicava a lavori fisici, come preparare i materiali o il saldatore. Dopo pranzo dipingeva per alcune ore, come per riposarsi prima di tornare alle sue sculture.

#3 – Willem e Elaine de Kooning

Willem and Elaine de Kooning, East Hampton, New York

Willem de Kooning non fu mai una persona mattutina. Dichiarò che mai si sarebbe svegliato prima delle 10 e che, in ogni caso, la prima cosa che faceva appena sveglio era bere due o tre tazzine di caffè nero, per svegliarsi.

Il matrimonio non cambiò le sue abitudini: quando, nel 1943, sposò la collega Elaine Fried, la coppia prese l’abitudine di svegliarsi nella tarda mattinata e mettere a raffreddare due tazze di caffè con latte sul davanzale della finestra, perché a quell’epoca un frigorifero era un lusso che non potevano permettersi. Belli pieni di caffeina, i due procedevano verso lo studio che condividevano accanto al loro appartamento in Union Square, e lì rimanevano a dipingere per tutto il giorno, fermandosi solo per una sigaretta o la visita improvvisa di un amico.

#4 – Joan Mirò

Composition (Petit univers) (Composition, Small Universe)

Joan Mirò obbediva ai suoi rituali mattutini religiosamente, in parte perché temeva che la depressione contro cui aveva battagliato da giovane (prima che cominciasse a dipingere, intorno ai 18 anni) potesse infiltrarsi tra le maglie di una vita sregolata. Per tutti gli anni ’30, il pittore visse a Barcellona con la moglie e la figlia, svegliandosi ogni mattina allo stesso orario: le 6:00 precise. Faceva un bagno e una colazione leggera a base di pane e caffè, prima di sedersi davanti al cavalletto. Dipingeva senza mai fermarsi dalle sette del mattino al tardo pomeriggio, quando si concedeva una pausa per fare un po’ d’esercizio fisico.

Mirò prendeva molto seriamente lo sport, che vedeva come un altro metodo per tenere a bada la depressione: a Barcellona saltava la corda, a Parigi tirò di boxe e durante la sua permanenza estiva in Catalogna nuotava e faceva jogging lungo la spiaggia.

#5 – Marina Abramovic

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Durante una delle sue performance più chiacchierate, The Artist is Present, datata 2010, Marina Abramovic sedeva immobile su una sedia all’interno del Museum of Modern Art di New York dalle sette alle dieci ore al giorno. Una prestazione del genere non poteva che essere frutto di un severissimo regime giornaliero, in particolare per quanto riguardava l’idratazione (in quanto la Abramovic non mangiava e non beveva niente durante le ore della performance).

L’artista rivelò che la sua routine consisteva nello svegliarsi ogni 45 minuti, per tutta la notte, per  bere un bicchiere d’acqua.  Si alzava alle 6:30 e alle 7:00 faceva colazione con un piatto di lenticchie, riso e un bicchiere di tè nero. Alle nove, il suo assistente la portava al MoMA, dove richiedeva di rimanere completamente sola per quindici minuti, prima di dare inizio alla performance.

Marzia Figliolia

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