“L’amica geniale”, amicizia, “femmene” e inganni di una Napoli d’altri tempi

Parte la nuova stagione cinematografica al “Duel Village” di Caserta e quest’esordio coincide con la presentazione de “L’amica geniale“, una serie tratta dai romanzi della scrittrice Elena Ferrante. La regia è affidata a Saverio Costanzo. Provate solo lontanamente ad immaginare una Napoli degli anni 50, con tutti i problemi legati al periodo post-fascista. Una Napoli d’eccezione in cui la vita inizia e finisce in un quartiere, senza mai conoscere altro. I primi due episodi, ai quali seguiranno altri 6, sono stati proiettati nella giornata del primo ottobre e saranno visibili in anteprima in diversi cinema italiani anche il giorno 2 e 3 ottobre.

Femmene

Erano anni difficili, anni in cui il livello socioculturale era decisamente basso. Andare a scuola era un privilegio. Le famiglie erano numerosissime, ogni componente, fin dalla tenera età, aveva un ruolo ben preciso, al quale era impossibile sottrarsi. In questi anni, nascono a distanza di pochi giorni, nello stesso quartiere, Elena e Lila. La loro amicizia, stenta a decollare. Elena è una bambina dolce e sensibile. Lila ha un carattere difficile, ma ha una dote particolare: legge e scrive in prima elementare senza alcun insegnamento esterno e, a quei tempi, era impossibile. La loro amicizia si solidifica grazie alla perdita delle rispettive bambole, evento che porterà le bambine a parlare con “Don Achille”, lo strozzino del quartiere, temuto da tutti. In quegli anni l’opinione femminile era decisamente irrilevante, le donne quasi non avevano diritto di parola. Infatti, il voler studiare di queste due bambine, porterà scompiglio all’interno delle rispettive famiglie. “Tu vuò studià e i tuoi fratelli lavorano?”, impossibile.

L’educazione dal dopoguerra ai giorni nostri

“Ora è tutto diverso, il mondo si è capovolto”, quante volte abbiamo sentito questa frase? Soprattutto in riferimento ai giovani, all’educazione che, palesemente, non è più la stessa di quei tempi. Insieme ad uno dei protagonisti della serie, abbiamo analizzato le principali differenze tra i due metodi educativi. “Sono cambiate le abitudini, tutto. Dalla Napoli raccontata dalla Ferrante a quella di oggi sembrano passati mille anni. Il rapporto padre-figlio è cambiato, ma non essendo genitore non saprei dirvi qual è il metodo educativo migliore tra quello antico e quello attuale. C’è del buono in entrambi, bisogna essere ottimisti. Bisognerebbe recuperare qualcosa, ma non troppo. Parliamo del periodo post-fascista, c’erano stralci di disumanità che influenzavano l’educazione”. Così Luca Gallone ci parla del parallelismo dei due metodi educativi.

A cura di Gennaro Bianco e Corrado Parlati

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