ESCLUSIVA – Da “Opus” ai ricordi di Pino Daniele e Paco de Lucía: Al Di Meola si racconta

 

La musica riesce a farti viaggiare a bordo di una semplice nota: dal flamenco al tango, nuovo o vecchio che sia, passando per le danze egiziane e, soprattutto, le “Mediterranean sundance“. Puoi essere un “Elegant Gipsy” e, solo un attimo dopo, un seducente tanguero. Ti trasporta attraverso le onde dell’oceano di Miami fino a Cerreto Sannita, rigorosamente “Insieme” all’artista che stai ascoltando. E, se si parla di fusion, di incontri e intrecci musicali, non si può non tenere conto del musicista che, forse, meglio di tutti incarna questo genere: stiamo parlando di Al Di Meola che, in attesa del concerto che si terrà a Venezia il 31 ottobre, nella splendida cornice del Teatro Goldoni (qui le informazioni), ha gentilmente concesso un’intervista ai nostri microfoni.

A Venezia sarà sul palco in trio con Peo Alfonsi e Fausto Beccalossi. Quanto cambia per un musicista salire sul palco con una formazione più “ridotta” numericamente e, soprattutto, senza basso e batteria?

Per me, questo trio rappresenta la band perfetta. Non ho bisogno di basso e batteria per la mia musica, ho un’incredibile chimica con Peo e Fausto e insieme portiamo la musica a un livello più alto.

“Insieme” rappresenta una delle composizioni più complesse di “Opus”. Come nasce questo brano?

L’ho scritta nel mio studio a Miami, a tarda notte: ho aperto le porte e ho ascoltato le onde dell’oceano. Ho lavorato su questa canzone fino al sorgere del sole, ho scritto e riscritto molte volte la partitura. Quando la mia figlia più piccola si è alzata al mattino, avevo finalmente scritto tutto.

Ha dichiarato di aver immaginato un incontro tra Al Di Meola e i Led Zeppelin quando ha composto “Notorius”. Quali sono stati i cinque artisti che hanno avuto una maggiore influenza sulla Sua formazione artistica e personale e perché?

Sono ancora il più grande fan dei Beatles, mi hanno aperto le porte del mondo della musica e della fantasia. Essendo un ragazzo cresciuto negli anni Sessanta, aspettavo la mattina per tutti quei nuovi dischi in uscita, per poi saltare la scuola e ascoltarli a casa più e più volte, quindi due degli artisti per me più influenti sono stati sicuramente Lennon e McCartney.

Più tardi ho scoperto “Chick Corea e Return to Forever” e in realtà ho iniziato a suonare con loro quando avevo 19 anni. Era un sogno diventato realtà.

La seconda parte della mia carriera è stata fortemente influenzata da Paco de Lucia e, in seguito, da Astor Piazzolla, che è diventato un amico. Da lui ho imparato a scrivere musica molto complessa che ha ancora una melodia che va dritta al cuore. Questo è ciò che aspiro a fare con ogni canzone che sto scrivendo.

Il “muting” è una delle tecniche che ha sviluppato fin da quando era bambino. Vuole spiegarci in cosa consiste e, soprattutto, come è nata?

In realtà ho iniziato a suonare così perché i vicini si sono lamentati del fatto che suonassi a un volume troppo alto quando ero ancora un ragazzino e vivevo con i miei genitori. Quindi ho “silenziato” la chitarra. Mi esercitavo 6-8 ore al giorno e perfezionavo la tecnica.

Con John McLaughlin e Paco De Lucia ha scritto alcune delle pagine più belle della storia della musica. C’è un momento che ricorda con particolare affetto di quel periodo e che vuole raccontarci? C’era un po’ di sana competizione tra voi, una volta saliti sul palco?

Uno dei miei ricordi più belli risale a quando abbiamo fatto l’evento “War Child Charity” con Pavarotti. Amava “Mediterranean Sundance”, quindi l’abbiamo suonata in questa bellissima occasione. John, Paco e io eravamo in competizione come se fossimo atleti con una chitarra, abbiamo sempre voluto essere migliori, più veloci, più articolati rispetto alla volta prima, così quando suonavamo creavamo una “tempesta di fuoco” e questo ha conquistato il pubblico.

Lei ha origini campane, Suo nonno è di Cerreto Sannita, e nel corso della sua carriera ha collaborato anche con Pino Daniele. Ricorda il Suo primo incontro con Pino? Com’è venuto a conoscenza della sua musica?

Ho incontrato Pino a New York, venne a uno dei miei spettacoli. Ho sempre detto che è una delle più grandi voci che il mondo abbia mai sentito. La mia canzone preferita è “Napule e’” e mi fa piangere ogni volta che la ascolto. La sua voce era così pura e così piena di emozioni… È incredibilmente triste che non sia più con noi.

Ad Al Di Meola e Antonella Lavini va un sentito ringraziamento da parte della redazione di MentiSommerse.it

Intervista realizzata da Corrado Parlati

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