MentiSommerse.it

L'arte ci rende immortali

Intervista – Paolo Genovese: “Non bisogna dare al pubblico quello che piace, ma raccontare storie che potrebbero piacere”

Siamo al terzo giorno della ventesima edizione del “Napolifilmfestival“, sempre al cinema Hart di Napoli. Stavolta, è il turno del film “Una famiglia perfetta” di Paolo Genovese. Come tutte le commedie del regista romano, anche questa ha una vena comica, ironica, ma che nasconde in se un forte senso morale. Infatti Luigi, il protagonista interpretato brillantemente da Sergio Castellitto, è un uomo molto ricco, ma anche molto solo. Decide di ingaggiare una compagnia di attori che interpretassero quella che secondo lui è una “famiglia perfetta”. Il cinema, il teatro, la vita reale, troppo spesso si fondono e danno vita ad un qualcosa di unico che, in questo caso, assume delle sfumature grottesche. A volte, come ci insegna Luigi, la solitudine fa molto più rumore di quattro soldi in tasca.

Alla proiezione di questo film ha preso parte il regista Paolo Genovese che si è gentilmente concesso ai nostri microfoni per qualche domanda.

Incantesimo Napoletano

“La mia permanenza a Napoli è stata molto serena e tranquilla. Ho convissuto bene con il caos di questa città. All’inizio ero un pò spaventato, ma poi è andato tutto liscio. Siamo stati accolti benissimo dalla città. Abbiamo girato molto nei quartieri spagnoli ed abbiamo mangiato per i primi giorni i classici “cestini”, ma dal quarto giorno in poi io e Luca Miniero mangiavamo ogni giorno in una casa diversa, con delle splendide signore che ci accoglievano e cucinavano cose meravigliose per il pranzo. L’aneddoto che mi porto dietro di Incantesimo napoletano è proprio l’accoglienza”.

Il coraggio di sperimentare

“La pressione di deludere il pubblico dopo il successo di alcune pellicole c’era, ma non mi ha condizionato. Ho fatto film molto diversi come tematiche: da “Immaturi” ad “Una famiglia perfetta”, fino ad arrivare a “Perfetti Sconosciuti”. Il rischio di seguire un autore è proprio questo: può capitare il film che non ti piace, ma nell’arco temporale più lungo lo scopo è proprio quello di rinnovarsi e raccontare storie diverse. Un regista che io amo moltissimo è Gabriele Salvatores, non posso dire che tutti i suoi film mi siano piaciuti, ma sono comunque pazzo della sua cinematografia. Una cinematografia diversa, coraggiosa, ogni volta che vai non sai che storia aspettarsi. Se dopo “Perfetti Sconosciuti”, le persone avessero visto qualcosa che “odorava” di quel film, magari commercialmente avrebbe funzionato, ma avrebbe deluso le aspettative. La bellezza è entrare in sala e non sapere cosa aspettarsi. Un altro autore che preferisco è Paolo Virzì, perchè cambia tanto ed ogni volta è una sorpresa. Gli autori devono pensare a questo: non bisogna dare al pubblico quello che piace, ma raccontare storie che potrebbero piacere. Bisogna prendersi i rischi”.

Grazie a Paolo Genovese e tutto lo staff del Napoli film Festival.

Intervista a cura di Gennaro Bianco e Corrado Parlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *