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Alta Fedeltà – Viaggio nella musica popolare salentina: l’intervista ad Alessia Tondo

Suoni nostri che si mescolano con suoni provenienti dal mondo: il viaggio di “Alta fedeltà” prosegue nel solco delle contaminazioni, dopo la prima puntata con Ivan Granatino. L’ospite speciale di oggi è Alessia Tondo, una delle più belle voci del panorama musicale salentino e membro del “Canzoniere Grecanico Salentino“.

Chi è Alessia Tondo e come si avvicina al mondo della canzone popolare salentina?

Sono nata e cresciuta in un piccolo paese della provincia di Lecce, Merine. Fin da piccola ho avuto la possibilità di coltivare la passione per la musica popolare grazie alla mia famiglia. I miei zii fondarono un gruppo “Mera menhir” di cui faceva parte anche mia nonna ed io iniziai a cantare a sei anni, aprendo i loro concerti. Ho avuto la fortuna di vivere queste prime esperienze come un gioco, credo sia stato proprio questo a legarmi a questa musica in modo indissolubile.

Gli altri incontri sono arrivati molto presto: “Le radici Ca’ tieni” con i Sud Sound System a undici anni e “La notte della Taranta” a tredici. Sono state tutte esperienze vissute con immensa emozione ma anche con profonda naturalezza. Do il merito di questo ai miei genitori che hanno sostenuto ogni mia nota supportando la concezione ludica del canto finché è stato necessario data la giovanissima età.

Devo dei grazie anche alle persone che ho avuto modo di incontrare mentre muovevo i primi passi in questo ambiente, molte di loro mi hanno accolto come una “professionista” fin da subito nonostante la mia profonda inconsapevolezza.

La “Notte della Taranta” è sinonimo di tradizione, di voglia di non perdere mai di vista la propria cultura. Vuoi raccontare brevemente l’origine della musica popolare salentina portata sul palco di Melpignano ai nostri lettori?

“La notte della Taranta” è stata un’idea ambiziosa di alcuni politici della provincia di Lecce. Hanno avvertito fosse il momento giusto di raccogliere le esperienze di ricerca che alcune realtà nel Salento portavano avanti da anni.

Era la fine degli anni 90 e c’era già un bel fermento e profonda attenzione verso la musica popolare.

Non so se la notte della Taranta sia sinonimo di tradizione, sicuramente ora è parte di un grande progetto che parla di internazionalizzazione e si è fatta mezzo per poter far parlare di un piccolo territorio come il Salento che negli anni, anche grazie a questo festival, è diventata meta ambita da tanti turisti provenienti da tutto il mondo

Ligabue, con cui hai condiviso “Beddha ci dormi”, Gregory Porter, Fiorella Mannoia, LP: la lista degli artisti che hanno incrociato i loro suoni con quelli portati sul palco della “Notte della Taranta” è lunghissima. C’è un incontro che ti ha colpito particolarmente di cui vuoi parlarci?

Ogni incontro è stato un piccolo regalo che ora custodisco gelosamente. Ogni sguardo, ogni diverso approccio alla nostra cultura, ogni sorriso hanno fatto in modo che ogni edizione fosse unica e irripetibile.

Con alcuni maestri è nato un rapporto d’amicizia e continua a restare la voglia di sentirsi e rimanere in contatto. Una esperienza sicuramente indimenticabile è stata “Nuvole Bianche” con Ludovico Einaudi.

Lui è stato il maestro concertatore nel 2010 e 2011 e mi diede la possibilità di prestare parole, voce e cuore alle sue note

In molti sostengono che il rap sia il genere che meglio si sposa con la musica popolare. Sei d’accordo con questa affermazione, anche dopo aver visto Clementino portare il suo rap sul palco di Melpignano?

Purché ci sia profonda consapevolezza quando si affronta il tanto dibattuto discorso sulla “contaminazione”, si avrà sempre la possibilità di riuscire ad accostare dei generi apparentemente diversi.

Per quanto riguarda il rap, il Salento ha avuto un’esperienza che ha segnato l’evoluzione della musica popolare. I Sud Sound System hanno sicuramente dato il via ad uno degli esperimenti più riusciti parlando di contaminazione. Ricordo “afro ragga taranta jazz” nell’album “Comu na Petra”

Clementino è stato sicuramente vincente. È uno degli esponenti di punta nel suo genere e la musica popolare ha saputo accogliere il suo flow e le sue metriche, è stato un connubio perfetto.

“Alta fedeltà” è il titolo di uno dei romanzi più belli di Nick Hornby. Per questo, facciamo un piccolo gioco e proviamo a indossare i panni di Rob Gordon: qual è la top 5 dei dischi che hanno avuto un significato maggiore nella tua vita e perché?

È difficilissimo stilare una lista di soli 5 dischi. Provo a citare quelli che hanno, in periodi totalmente diversi e lontani fra loro, modificato o fatto crescere in me nuovo consapevolezze:

“Comu na Petra” Sud Sound System. È stato il disco per il quale da piccola diventai loro fan.

“Catch a fire” Bob Marley. Chi ama il reggae ha per forza fra i dischi preferiti uno del mitico Bob.

”The miseducation of Lauryn Hill”. Disco che ha accompagnato la mia adolescenza. Lei era un mio mito.

“Five leaves left” Nick Drake. Ha cambiato la mia concezione di ascolto, di rapporto con i racconti sussurrati e intimi. Con la paura, con la dolcezza, con quello che nella vita avrei voluto raccontare e in che modo.

“Closing time” Tom Waits. Mi coccola ancora in autunno.

Dal rock al rap, dal jazz al cantautorato: la musica popolare salentina ha sempre superato i confini di ogni genere. Quali sono i suoni che stanno catturando principalmente la tua attenzione di recente? E, soprattutto, c’è uno stile musicale in particolare verso il quale ti piacerebbe muoverti in futuro?

Mi impegno da un po’ a non catalogare la musica. Oramai diventa sempre più difficile e probabilmente perde anche di senso cercare di etichettarsi. È, forse, un’esigenza della grande industria? Non lo so. Io amo ascoltare. In giro per il mondo ci sono musicisti mostruosi e vale la pena accogliere tutto.

Non so verso quale genere verterà quello che vorrò raccontare. Evito di citare qualche grande artista a cui farò riferimento, salverei la fama da grande conoscitrice e ascoltatrice ma potrei deludere inesorabilmente qualche futuro orecchio attento, perciò… diciamo che, appena avrò pronto il progetto che da un po’ è in cantiere, farò in modo di avvisarvi e chiedere a voi della redazione e ai vostri lettori quali influenze daranno il sapore alle nuove composizioni. Sarà un bellissimo modo per consentirmi di conoscermi meglio!

Ad Alessia Tondo va un sentito ringraziamento da parte della redazione di MentiSommerse.it

Intervista realizzata da Corrado Parlati

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