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L'arte ci rende immortali

Voce ‘e sirena: un film che “deve durare moltissimo”

Trovarsi in una location d’eccezione come il Cinema “Hart” di Napoli, assistere alla ventesima edizione del “Napolifilmfestival“, sarebbe già di per se, un ottimo motivo per raggiungere la sala cinematografica. Ma se alla serata di apertura, ti ritrovi ad assistere ad un film “diverso“, un film di cui se ne sentiva il bisogno, commentandolo con parte del cast e il regista, allora è una serata che verrà ricordata, questo è sicuro.

Voce ‘e sirena: un film che richiede metabolizzazione

Un film inusuale, che richiede metabolizzazione“: per parlare di questo film, non potevano essere usate parole migliori. Questa pellicola racconta il dramma dell’incendio di Città della scienza, un racconto di rabbia, passione, speranza ma, soprattutto, di tristezza. “È una ferita che si porta dentro da anni. È come se fosse lo scheletro, la parte più profonda ma anche più fragile della città. È come se fosse l’anima che viene messa a nudo“. Si perché Napoli è bellissima, ma ha tanti problemi che nessuno ha il coraggio di guardare negli occhi. Torniamo al Film però. Le due protagoniste d’eccezione, Cristina Donadio e Rosaria De Cicco, danno vita rispettivamente a Patrizia e Sofia, due personaggi che rappresentano le due facce di Napoli, con un punto in comune: l’anima. Patrizia è un attenta Commissario di Polizia, Sofia è un’inserviente del luogo. Due persone semplici, ma che lasciano spazio, nel corso del film, a figure mitologiche tutt’altro che scontate. Il commissario integerrimo, rappresenta la figura di Santa Patrizia, compatrona della città di Napoli, che incarna il mito della sirena “Partenope“. Sofia invece è una donna semplice, senza filtri, affascinata dall’intelligenza del commissario. Si lascia spesso prendere in giro, dando vita a diverse gag divertenti. Rappresenta la parte di Napoli che non vuole restare indietro, una donna passionale e amabile. Non vi ricorda niente? Beh, Sofia Loren, vi ricorda qualcosa?

Napoli: voglia di guardare avanti

Sandro (Il regista, ndr) è un eroe perché con la sua passione, la sua esigenza interiore di raccontare questo dolore profondo, collettivo, questa sua determinazione, ha coinvolto tutti noi. Il capogruppo era lui, siamo scesi in campo entrando in punta di piedi. La cosa che mi ha colpito di più è quando abbiamo girato il primo giorno e che sembrava stessi invadendo la scena di un delitto. Avevi quasi paura di fare troppo: c’era Einstein sbilenco, i giochi dei bambini… Tutto messo insieme. È un film che prende tutti e cinque i sensi: bisognerebbe sentire quella puzza, vedere quel fumo… Ci sono stati momenti in cui veniva da piangere solo a vedersi intorno. È un film che, quando città della scienza verrà ricostruita, rimarrà come documento“. Queste le parole di Cristina Donadio che, sul palco, racconta qualche aneddoto sulle riprese e sulla scenografia, con tanta partecipazione ed emozione. Il regista, visibilmente emozionato e fiero del suo lavoro, esordisce così: “Napoli e sempre pronta a guardare avanti, portandosi il fardello di quello che è stato. Viviamo questa sospensione eterna, che è la fonte della narrazione. Questa città è così bella, misteriosa e pronta a farsi raccontare perché vive uno stato di sospensione perenne. Quello che è accaduto è un mare, davanti c’è un altro mare che è quello che sarà”. Questo film è la narrazione di una tragedia per tutto il popolo italiano, non solo napoletano. L’arte, la conoscenza, è di tutti.

La ricostruzione è partita dai detriti, dalle cenere, dal dolore. “Napoli è una città ricca di parole, ma non trova nessuno che riesce, con queste parole, a formare una frase“. Noi ci auguriamo che questo film possa far riflettere. Deve essere visto. Rappresenta quello che siamo, quello che siamo stati e, soprattutto, quello che potremmo essere.

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