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ESCLUSIVA – Alla scoperta del Superman Napoletano: una chiacchierata con Tommaso Primo


“Si Superman fosse napulitano, nun se chiammasse Clark ma Ciro o Aitano, campasse dint’ ‘a ‘na casa troppa bellella dint’ ’o “vicolo d’e Nucelle”.

Se Superman fosse napoletano, probabilmente, sarebbe il nostro special guest di oggi: stiamo parlando di Tommaso Primo, che ha gentilmente concesso un’intervista ai microfoni di MentiSommerse.it

“3103” ha suscitato grande attesa tra i tuoi fan, spinti anche dall’entusiasmo che hai trasmesso prima e durante la promozione. A distanza di tre anni dal tuo primo disco, quali sono le differenze musicali ed emozionali, secondo il tuo punto di vista, e cosa ti aspetti da questo progetto?

3103” è un album fantascientifico che racconta un futuro immaginario. Il numero in questione rappresenta una data, quella di un ipotetico esodo dell’umanità, in partenza dalla Terra e alla ricerca di nuovi pianeti dove poter condurre la propria esistenza.

E’ diverso dal precedente per argomenti, per tematiche affrontate, nel sound (elettronico in quest’ultimo) e nel linguaggio. Nonostante le ambientazioni fantascientifiche, è un disco dove l’analisi politica e sociale la fanno da padrone. Ironico sui cliché di cui la società moderna è schiava, deciso nel messaggio ecologista, feroce nella critica al potere. E’ musicalmente ispirato alla tradizione soul statunitense con sfumature tropicaliste e innesti R’n’B e Rap, il tutto condito da un suono vintage di matrice ’70-’80.

La poetica Nerd si mescola alla tradizione del lessico partenopeo, come già nel precedente ma c’è anche l’utilizzo della lingua italiana. Cosa mi aspetto? Non è un disco per tutti, mi aspetto che arrivi a pochi ma buoni e di poter avere delle persone con cui confrontarsi.

Quando Tommaso Primo dava vita al “Superman Napoletano”, si sarebbe aspettato di vedere, qualche tempo dopo, la Lega come primo partito italiano? In generale, cosa pensi dell’attuale quadro politico del nostro paese?

E’ un disco premonitore. Mi aspettavo un’ascesa della Lega ma non il primo posto fra le preferenze degli Italiani, questo ci fa capire quanto è lobotomizzato questo popolo dopo vent’anni di regime berlusconiano e l’assenza totale di una sinistra operaia. Per quanto riguarda i 5 STELLE, beh, ho sempre temuto che la loro struttura, di natura non proprio democratica (ma forse utile in un periodo in cui la democrazia ha fallito) potesse prendere il sopravvento, ed è stato così! Ahimè, pensavo fosse un’oligarchia illuminata e invece…

Ti va di raccontarci un aneddoto sulla realizzazione del disco?

Lo sto pensando da anni, non è stato ancora capito da tutti, ma ai lettori che leggeranno dico: riascoltatelo fra cinque, dieci, vent’anni e capirete quanto è innovativo.

Nel corso della tua carriera ti sei misurato con suoni molti diversi tra loro, e questo è possibile notarlo anche in “3103, che presenta suoni molto diversi tra di loro. Proviamo a fare un gioco: quali sono i cinque dischi che hanno influenzato maggiormente Tommaso Primo dal punto di vista artistico e perché?

Ho ascoltato troppa musica per citarti soli cinque album. Posso citarti cinque artisti:

Pino Daniele, perché Pino è Pino e la sua lezione è d’inestimabile valore. (Clicca qui per leggere il ricordo di Pino Daniele raccontato ai nostri microfoni da Tommaso Primo, ndr)

Caetano Veloso, l’uomo che mi ha fatto innamorare del Brasile e della rivoluzione tropicalista.

Gli Oliver Onions, perché rappresentano i ricordi di un’infanzia felice.

Sergio Bruni, perché vedo in lui una Napoli che mi affascina molto e che non c’è più.

Joni Mitchell, la voce degli angeli e di una leggerezza rivoluzionaria.

Ah, devo mettercene un sesto, il maestro Roberto De Simone di cui sono un fan sfegatato….

I giovani, napoletani e non, s’identificano nelle tue canzoni, nei tuoi testi. In un mondo in cui le nuove generazioni tendono ad idolatrare personaggi di dubbia virtù, dando sempre meno spazio alla genuinità, fortunatamente troviamo artisti come te che, attraverso testi semplici e spesso “fiabeschi”, riescono ad arrivare al cuore di tante persone, ispirandole ed accompagnandole nelle loro giornate. In tal senso, ti senti un po’ “Superman napoletano”?

Non tutti i giovani Napoletani, una parte di loro. Il mio pubblico è composto da gente che resiste, alla subcultura, alla volgarità, all’assopimento degli ascolti e dei discorsi. Sono comunista e vado in direzione ostinata e contraria, sempre in dubbio con me stesso, non ho la stoffa del supereroe, sono un essere umano con i suoi pregi e tanti difetti. “Restare umani” diceva un grande come Arrigoni e io lo sto facendo bene.

Nei tuoi concerti il rapporto idilliaco con i fan è evidente. Dalle richieste di matrimonio con “Viola”, passando per i personaggi di “Anime e Cartoon” attraverso cui tutti tornano indietro nel tempo, fino ad arrivare a figure come “Godzilla” del tuo ultimo disco. Cinque anni fa ti saresti mai aspettato di essere così amato dal tuo pubblico?

Credo che un artista debba creare porte e ponti e abbattere i muri! Odio il divismo, l’esaltazione dell’ego, amo chi sta vicino alla gente venerando il concetto di comunità.

Chiudiamo gli occhi e proviamo a tornare indietro nel tempo. Qual è stato il primo approccio alla musica di Tommaso Primo?

Io che canto sui tavoli del ristorante di mio nonno le canzoni napoletane, Battisti nella macchina di papà, un’audiocassetta rubata tra quelle di mio zio di Pino Daniele, la vecchia chitarra nell’angolo.

 

Intervista realizzata da Corrado Parlati e Gennaro Bianco

A Tommaso Primo e Chiara Ricci va un sentito ringraziamento da parte della redazione di MentiSommerse.it

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