“Tempi duri per i romantici”: il libro d’esordio di Tommaso Fusari

Agosto, il mare cristallino, i pomeriggi sotto l’ombrellone con in mano un buon libro. Non c’è niente da fare, anche se si sfiorano i 23 kg al controllo bagagli, la lettura estiva è un must e va messa in valigia.
Quest’anno avevo voglia di qualcosa di leggero e spensierato che, parliamoci chiaro, di problemi e rompicapi ne abbiamo già tanti e Dostoevskij e Austen (col massimo rispetto) non sempre sono d’aiuto.
La scelta quindi è ricaduta un po’ per caso su Tempi duri per i romantici, attirata dal ragazzo sulla panchina che guarda il cielo nuvoloso in copertina e la sinossi che sembra il riassunto del vissuto del ventenne tipico di questa generazione e quindi un po’ anche la mia.

Stefano è un ragazzo di 22 anni, vive a Roma nel suo appartamentino che riesce a mantenersi grazie al lavoro da commesso che se da un lato non lo soddisfa pienamente, dall’altro gli permette quell’indipendenza che alla sua età è tanta roba. La vita passa tra le serate coi soliti amici a scolarsi birre e notti di sesso con la sua fidanzata Michela.
Ma qualcosa non torna.
La sensazione che a Stefano manchi qualcosa si percepisce dalle mille paranoie mentali (i giovani userebbero un’altra espressione ma non si può!), errori futili che recano dolore agli altri e quell’atteggiamento quasi asettico di guardare ciò che accade intorno la cui espressione emblematica è quel snervante “non lo so”. Insomma Stefano è in piena crisi post-adolescenziale, spesso sottovalutata dai più ma sicuramente quella più forte e corrosiva per quel continuo senso di inadeguatezza.
Se hai più di 20 anni o comunque li hai avuti, sai di cosa sto parlando.
Il punto di svolta arriva con il ritrovamento di un regalo fattogli da un’amica di infanzia, Alice. Dieci anni prima, dopo aver frequentato insieme le scuole medie e aver condiviso momenti e promesse molto importanti, Alice scappa con sua madre per via di un padre violento e a Stefano, tornato dalle vacanze, non resterà che sbattere pugni contro la sua porta senza avere risposte.
Stefano cresce e la vita lo coinvolge al punto da dimenticare lentamente Alice, almeno fino a quando scorge in una scatola un suo regalo e una promessa fatta a notte fonda. E’ questo il momento in cui si rende conto che ritrovare Alice è forse l’unica cosa che potrà liberarlo da quello stato catatonico in cui è caduto ed è così che mette a rischio tutte le sue sicurezze per cercarla in una città lontana come Torino.

L’incontro con Alice non sarà facile, Stefano farà i conti con i propri errori e con la persona che lei è diventata senza di lui. A dirla tutta, in questa parte del romanzo si diventa partecipe in prima persona del tira e molla sia facendo il tifo per quel ragazzo che proprio non si vuole togliere di torno e di tanto in tanto maledicendo lei che rovina ogni cosa.
La mia paura più grande da lettrice che ha abbandonato i romanzi romantici da un bel po’ con ottimi risultati e senza crisi di astinenza, è che il tutto si trasformasse in un libro alla Moccia con Scamarcio che fa le gare di moto con il diabete che sale senza sosta.
Devo ammette che a tratti questa paura si è impadronita di me perché Fusari ha effettivamente rincarato un po’ la dose ma, proprio quando stavo per chiudere tutto e quasi rimpiangere Dostoevskij,  il colpo di scena.

Ho apprezzato molto la scelta di Fusari di non concludere la storia con un classico lieto fine, questo ha reso la trama meno stucchevole e ha dato quell’effetto sorpresa che sconvolge il lettore.
Nonostante quindi non fossi pienamente in linea con lo stile del romanzo, nel complesso non mi è dispiaciuto.
Fusari adotta un linguaggio molto semplice che rende scorrevole la lettura senza fronzoli e tecnicismi anche perchè l’autore fa parte  della schiera di scrittori che nasce dai Social Network da cui trae sicuramente lo stile asciutto e diretto.

Per onor del vero, Tempi duri per i romantici è stato richiesto a gran voce dal popolo di Facebook che seguiva Tommaso Fusari e le sue condivisioni con l’hashtag #escistolibro per cui non possiamo che dire buona la prima per questo giovane ed esordiente scrittore che in fondo è riuscito a far scendere una lacrimuccia anche a me, ma non ditelo in giro.

Anella Sepe

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