Alias Grace: l’innocente colpevole

Volto angelico, sguardo agghiacciante ed un dubbio indecifrabile: Grace Marks è innocente o colpevole?

Se non sapete di costa stiamo parlando, correte ai ripari e recuperate la nuova miniserie targata Netflix: ‘’Alias Grace’’. Non ve ne pentirete.

Lo show è fedelmente ispirato all’omonimo romanzo di Margaret Atwood. Tanto fedele che le parole della scrittrice diventano linguaggio visuale. E l’enigmatica Grace prende vita. Ma in vita ci era già stata. La storia, infatti, è tratta dalla cronaca nera dell’800, quando una giovane donna fu accusata dell’omicidio del proprio datore di lavoro e della sua amante.

Chi è Grace

La sua vita non è stata semplice. La morte prematura della madre, un padre violento ed ubriacone, l’amicizia con l’estroversa Mary e la sua successiva dipartita, il duro lavoro e l’illusione di una vita migliore.  Non c’è da stupirsi se tutto ciò abbia gravato sulla salute mentale di una sedicenne e se questi traumi si siano trasformati in svenimenti e crisi d’identità per poi esaurirsi nell’omicidio, motivo per il quale ha trascorso metà della sua vita in carcere.

Grace è abitudinaria, superstiziosa e malata. I sintomi da ella manifestati, al giorno d’oggi sarebbero riconosciuti come i tratti di un evidente disturbo della personalità. Ma è anche una donna, vive, quindi, ai margini della società sottoposta ad una perenne condizione di subordinazione e ubbidienza nei confronti degli uomini.

Neanche il dottor Jordan, assoldato per fare chiarezza e soddisfare la curiosità popolare, riuscirà a risolvere il mistero. Molto più facile innamorarsi della propria paziente che comprenderne gli angoli oscuri della mente. A differenza di Grace, l’avvenire del dottore non sarà così illustre. L’ultima volta che lo vediamo è affetto da amnesia. Ha dimenticato tutto, tranne Grace: il suo nome è inciso sull’ultimo baluardo di memoria.

Verdetto finale

Ma facciamo un passo indietro. E se veramente in Grace ci fossero due personalità distinte? Si può essere il carnefice e la vittima al tempo stesso? Una parte di lei non ha memoria di cosa accadde realmente quel giorno. L’altra, probabilmente, si nasconde dietro l’innocenza della propria coinquilina. È possibile, dunque, che ci siano due donne che vivono nello stesso corpo e che si contendono la vita e i ricordi?

La mente di Grace è impenetrabile e oscura. Non abbiamo mai la certezza che sia sincera. Sin dall’inizio rischiamo di cadere in una trappola costruita ad hoc, fatta di parole dure e ingannevoli. L’incertezza sulla sua innocenza o colpevolezza nasce nell’accostamento di due voci narranti nella storia: da un lato, è la stessa imputata a raccontarci la sua vicenda; dall’altro, riecheggia la voce della società nella quale ella è proiettata. La stessa società che la vede come un fenomeno da analizzare. Nessuno ha realmente paura di lei, sono più spaventati dall’idea di morire senza scoprire la verità.

Grace sembra sincera: nel raccontarsi è pacata, mantiene sempre lo stesso tono di voce e noi le crediamo. Poi ci sono i mormorii, le chiacchiere ed un possibile complice che si dichiara innocente fino agli ultimi istanti della sua vita. A quel punto, lo spettatore è confuso, ma continua a provare una forte empatia per la ragazzina diventata donna, troppo presto, dietro le sbarre.

Forse Grace è davvero innocente: vittima di sé stessa, o meglio dell’altra sé stessa.

Forse Grace è davvero colpevole e noi tutti ci siamo persi nel labirinto mentale di un’assassina.

 

Teresa Fornaro

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