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L'arte ci rende immortali

Il gesto: un corso d’acqua al culmine di una sorgente detta realtà

La parola che analizziamo oggi è la parola “gesto”. Termine di origine latina (da “gestus-us”, der. di “gerěre” che significa “compiere”) che esprime il compimento di un determinato atto che può avere natura e valore differente a seconda dei casi in cui esso viene ad esistere.

Pensiamo ad esempio ad un gesto d’amore nei confronti della persona amata o di un proprio caro. Alla sua base c’è, come prima cosa, il rapporto di affetto tra coloro che sono coinvolti in questo atto. È qualcosa che nasce dall’esigenza e dal bisogno di dimostrare praticamente l’importanza di chi sarà destinatario di una certa azione. Donare un’attenzione, fare un regalo, sacrificarsi in qualcosa, agire in un certo modo, sono tutti casi che si ricollegano alla realizzazione di un gesto d’amore.

Situazione simile, ma allo stesso tempo opposta, è quella che si riferisce ad un gesto di rabbia. In questa ipotesi, le motivazioni che lo caratterizzano sono opposte alle precedenti, poiché quel che ci spinge ad agire in quel modo è un sentimento di disappunto dato da un certo accadimento. È logico che da esso nascerà un comportamento quasi sicuramente negativo e sfavorevole per colui che ne sarà stato l’artefice ma, per il quale, bisogna anche cercare di capire le motivazioni che possono celarsi dietro tale situazione e, dunque, essere consapevoli che tante volte non si sarebbe avuto un simile atteggiamento che è derivato, appunto, dalle circostanze. In realtà, anche per amore si possono avere gesti di rabbia, come ne troviamo in svariati altri casi.

Ancora, possiamo discutere su un’ulteriore forma di gesto che ha una valenza molto più forte e significativa. Ci riferiamo ad un gesto eroico. Esso esprime un’azione compiuta in situazioni di pericolo e di rischio per l’incolumità di colui che la realizza, il quale, non curante delle conseguenze di ciò che fa, mette anche a repentaglio la propria integrità fisica pur di andare in soccorso di chi ne ha bisogno e che, spesso, può essere anche un semplice sconosciuto. Quello che prevale è il senso di umanità e di aiuto reciproco che dovrebbe sempre contraddistinguerci, ma che solo in alcuni casi viene fuori. Si tratta di un atto encomiastico e dal grande valore morale.

Anche in ambito sportivo questo termine è molto usuale e utilizzato. Infatti, quando si parla di gesto atletico si indica il compimento di un gesto dal grande tasso tecnico figlio di una preparazione, una coordinazione ed una intuizione davvero notevoli e tali da fare la differenza in quel momento preciso dell’incontro o della competizione.

In senso generale, inoltre, un gesto può essere originato anche dall’utilizzo delle mani che, tante volte, esprimono concetti chiari senza la necessità di fare ricorso a parole o altro. Sono quasi un prolungamento della nostra voce e con esse, come con gli occhi, facciamo trasparire sempre la verità dei fatti.

Sulla base di quanto evidenziato, è essenziale capire cosa ruoti attorno alla realizzazione di un qualsiasi gesto. L’elemento fondamentale è quello delle circostanze che spingono un individuo ad agire in un certo modo. Bisogna capire ciò che spinga una persona ad avere un determinato atteggiamento. Un gesto è solo la conclusione di qualcosa che precede il fatto in sè. È come un corso d’acqua che vediamo scorrere senza sapere da dove abbia origine e quale sia la sorgente che lo crei. Ragion per cui, è importante non fermarsi alle apparenze e scavare a fondo per giungere alla verità dei fatti, a prescindere dalle cause che si celano dietro una precisa azione. Dunque, solo arrivando alla fonte si ha davvero la possibilità di capire cosa abbia spinto un individuo ad assumere un certo tipo di comportamento. È, in conclusione, come osservare un paesaggio dall’alto. Si potrà avere una visione generale di quel che accade, ma di sicuro non dettagliata come chi può scrutare il tutto da vicino.

Luciano Goglia

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