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L'arte ci rende immortali

La vittoria: la punta di un iceberg chiamato sacrificio

La parola che analizziamo oggi è la parola “vittoria”. Proveniente dal latino “victoria”, der. di “vincěre”, ossia “vincere”, part. pass. di “victus”, questo termine rappresenta il successo o il traguardo che si è raggiunto in un determinato ambito riuscendo anche a superare, in alcuni casi, le difficoltà che si sono palesate durante il percorso. Indica la realizzazione di qualcosa, il coronamento di un lavoro svolto con fatica e dedizione verso la principale forma di gratificazione. Sono diversi gli ambiti in cui si fa ricorso a questa parola e che esprimono al meglio cosa essa stia a significare.

Da un punto di vista sportivo, ad esempio, essa esprime il raggiungimento dell’obiettivo, più o meno grande che sia. Infatti, si può vincere una singola partita, un solo incontro o anche un intero campionato, una finale oppure la gara decisiva. È il simbolo del massimo risultato possibile. Non è un caso, poi, che la storia che si cela dietro il significato di uno dei marchi sportivi più famosi e conosciuti al mondo, è proprio da ricollegarsi al concetto di vittoria. Infatti, l’azienda statunitense Nike ha preso spunto dal nome dell’omonima dea della vittoria, appartenente alla mitologia greca, per creare il suo marchio. Nike era figlia del titano Pallante e della ninfa Stige e si narra che, assieme ai suoi fratelli Zelos, Kratos e Bie, venne condotta al cospetto Zeus, il quale stava raggruppando gli alleati per la guerra contro i Titani. Zeus, inoltre, nominò Nike condottiera del suo carro divino, con il quale, di solito, veniva rappresentata in passato. Si narra anche che la dea, più che procurare la vittoria, la sancisse e la proclamasse ponendo una corona di alloro, come ancora oggi accade in tante manifestazioni, sul capo del vincitore. Da qui le origini del celebre marchio che ha nel suo logo la rappresentazione stilizzata di un’ala della dea, essendo dotata, tra l’altro, della possibilità di volare.

Si può parlare di vittoria anche in altri ambiti come, purtroppo, in quello della guerra. Un’accezione che ha una natura totalmente differente rispetto a quella appena affrontata. Nella vittoria di una battaglia c’è, inevitabilmente, la disfatta del nemico che assume, però, una valenza di gran lunga più pesante e con dei risvolti altamente negativi. Perdere una guerra, o anche solo combatterla, indica, innanzitutto, un dispendio di vite umane e conseguenze di natura politica, economica e sociale devastanti e destinate a cambiare per sempre la storia di un popolo, come si è già visto in precedenza (guerra). Dunque, è importante notare che uno stesso termine, usato in contesti diversi, assume dei significati differenti e tipici.

Non sempre, poi, parlare di vittoria vuol dire indicare il raggiungimento effettivo del risultato sperato ma, ciò nonostante, si fa comunque riferimento ad una sua forma. Ci rifacciamo, in questo caso, al concetto di vittoria morale. Essa evidenzia un altro aspetto molto importante che non deve essere sottovalutato e che prescinde da ciò che è accaduto in quella circostanza. In particolare ci si riferisce alla crescita e al miglioramento che si è tratto da una certa esperienza. Infatti, chi desidera davvero realizzare il suo scopo sa che dietro la vittoria si celano tanti fattori fondamentali e senza i quali essa è impossibile. Senza impegno, fatica, sacrificio, dedizione e forza di volontà, non è immaginabile pensare di arrivare a certi traguardi e, se anche non ci si dovesse riuscire, niente e nessuno ci potrà privare di tutto quello che abbiamo fatto per riuscire nel nostro intento. Il cambiamento ottenuto sarà la base da cui ripartire per il futuro e per porsi obiettivi sempre più importanti e ambiziosi. Dunque, più che parlare di sconfitta, è maggiormente indicato denominare quest’ultima come una meno soddisfacente, ma al tempo stesso gratificante, vittoria morale.

Sulla base di tutto ciò, quando si discute su questo termine è sempre importante non soffermarsi solo sul suo significato, ma andare oltre e capire cosa ci sia dietro. La vittoria è un po’ come un orologio. È possibile vedere solo il risultato finale, paragonabile al prodotto finito, ma nessuno può vedere quello che si nasconde al suo interno, ossia gli ingranaggi e il meccanismo che consentono alle lancette di muoversi. Oppure può essere considerata un enorme iceberg di cui noi vediamo solo l’estremità e non la sua interezza, che è simile alla strada fatta per giungere a quel risultato. Allo stesso modo, solo chi lo avrà vissuto in prima persona sarà consapevole degli sforzi e del duro lavoro necessario per superare il traguardo che ci si era prefissati. Ragion per cui, la vera sconfitta consiste nel dare valore solo all’arrivo e non anche al percorso che si è affrontato per arrivare fin lì, in quanto se si cresce e si matura non si potrà mai parlare di una disfatta.

Luciano Goglia

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