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Respiriamo Arte – Le Figliuole dell’Arte della Seta

Di Angela Rogliani 

I luoghi più rinomati del centro storico di Napoli legati alla clausura sono senza dubbio il convento di Santa Chiara, il convento di San Gregorio Armeno ed  il monastero delle Trentatré. Pochi sanno, però, che su via San Biagio dei Librai, alle spalle della Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, si ergeva il conservatorio dell’Arte della Seta.

Questo edificio, costruito nel 1601, era destinato, non solo ad un ruolo di difesa delle giovani in stato di necessità imparentate agli affiliati della Corporazione della Seta, chiamate Figliuole della Seta, ma anche al loro mantenimento, istruzione ed educazione.

Era consuetudine, infatti, che le diverse corporazioni di Arti e Mestieri si adoperassero per provvedere ai più bisognosi delle loro rispettive realtà.

Nel caso specifico, le Figliuole della Seta erano le figlie dei corporati della Nobile Arte caduti in disgrazia; il rischio maggiore per queste ragazze, vivendo la strada, era di poter essere abusate e conseguentemente destinate ad un futuro di prostituzione.

All’interno del Conservatorio si accedeva a partire dai 5  e non oltre i 10 anni di età e a tre condizioni: la prima, che le giovani dimostrassero un rapporto di parentela con qualche membro della corporazione; la seconda, che fossero caste; infatti, l’ingresso al conservatorio era segnato da una vera e propria visita medica per accertarsi che il loro onore non fosse stato compromesso; terza imposizione, l’assoluta clausura, ossia il divieto categorico di avere contatti con il mondo esterno.

Nella Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, collegata al retrostante conservatorio, lateralmente all’altare maggiore si possono, ancor oggi, ammirare le grate di clausura, dietro le quali le Figliuole della Seta si raccoglievano per partecipare alle funzioni religiose, senza il rischio di essere viste.

Queste grate furono concepite con una trama molto fitta, cosicché dall’estero non vi fosse possibilità di scorgere le giovani vergini.

Stessa funzione, svolgevano, le cosiddette bugie, finti coretti lignei che corrono lungo la navata e che  nascondendo corridoi retrostanti, collegano, dall’alto, il conservatorio alla chiesa.

Le Figliuole trascorrevano il loro tempo pregando e lavorando; furono, infatti, formate come orditrici, rappresentando per la corporazione un tassello imprescindibile nel processo di produzione della seta in quanto manodopera specializzata e totalmente gratuita che garantì un considerevole aumento dei guadagni.

Le ragazze erano laiche di clausura; quindi, non essendo vincolate da alcun voto religioso, dopo una permanenza minima di 10 anni nel conservatorio, ricevuta una dote di 50 ducati, potevano contrarre matrimonio. Quelle, tra loro, che avevano deciso di rimanere a vita nel conservatorio, invece, sin da subito, vestivano l’abito monacale e diventavano guide per le altre.

All’inizio del 1600 si contavano nell’edificio solo 30 ragazze, per divenire, poi, nel 1700,  durante la presenza di Pietro Antonio Leo come Console dell’Arte della Seta, circa 300.

Nel 1815, il Conservatorio divenne semplicemente un luogo di ricovero per oblate e di figlie dell’Arte se ne contavano poche. Infine, con il piano di riorganizzazione delle opere di beneficenza, approvato nel 1898, il nobile Conservatorio dell’Arte della Seta fu accorpato ad altri istituti femminili di beneficenza.

Gli spazi che un tempo ospitarono il conservatorio, oggi, corrispondono ad una scuola.

Molti altri dettagli in merito al conservatorio dell’ Arte della Seta sono raccontati dall’Associazione Respiriamo Arte (qui il sito ufficiale) durante le visite guidate al Complesso dei SS. Filippo e Giacomo, custode di quest’affascinante memoria storica.

 

 

 

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