“Ocean’s 8”: il pink power invade Hollywood

Ocean’s 8” è probabilmente uno dei titoli più attesi di questa lunga e non tanto esaltante estate cinematografica, carico com’è di quei grandi nomi che arricchiscono il cast e dell’eredità che suoi predecessori gli lasciano. Il film diretto da Gary Ross, già regista per Hunger Games, però, nonostante porti una ventata di novità nelle sale, non è capace di mantenere quelle aspettative che questi due presupposti creano.

Debbie Ocean, interpretata da Sandra Bullock e nel film sorella del defunto (o presunto tale) Danny, dopo cinque anni spesi in carcere, riesce ad ottenere la libertà sulla parola, ma una volta abbandonata la cella basta poco perché si rimetta all’opera per attuare il suo nuovo colpo: rubare una collana Cartier dal valore di 150 milioni di dollari durante la serata del Met Gala, l’ormai leggendaria serata a tema organizzata ogni anno da Anna Wintour al Metropolitan Museum di New York. Per farlo, però, Debbie ha bisogno di un team che sia all’altezza di mettere in atto questo ambizioso piano: si avvale così dell’aiuto del suo braccio destro Lou (Cate Blanchett), di una hacker (Rihanna), una borseggiatrice (Awkwafina), un’esperta di gioielli (Mindy Kaling), una ricettatrice (Sarah Paulson) ed una stilista (Helena Bonham Carter) che avrà il compito di vestire per il gala Daphne Kluger (Anne Hathaway), la quale indosserà il prestigioso collier.

Il cast è praticamente una bomba ad orologeria che però non riesce ad esplodere durante il film.

Nonostante l’innegabile bravura delle attrici, il film non riesce a spiccare il volo probabilmente perché si sofferma troppo sulla messa a punto del piano piuttosto che sulla personalità delle protagoniste: fosse stato il contrario, il film sarebbe sicuramente risultato meno tedioso e più intrigante. In due parole: il potenziale c’è, ma non viene espresso, almeno non completamente.

Una delle cause di questa inespressività delle potenzialità è forse dovuta alla sceneggiatura, firmata, per non dire contesa, dallo stesso Gary Ross e da Olivia Milch che, insieme, rappresentano due stereotipi praticamente opposti: il primo è un uomo sessantenne, la seconda una donna trentenne. Da qui si può capire l’ambivalenza del film che si presenta come portavoce di eguaglianza di genere, ma che non riesce a centrare questo obbiettivo.

Il fatto che il film si proponga come manifesto femminista è una pretesa abbastanza arrogante per un film che, in realtà, non fa altro che far assumere a delle donne dei comportamenti tipicamente maschili per tutta la durata della messa in atto del piano: in pratica, i personaggi dei capitoli precedenti vengono semplicemente riproposti in versione femminile.

Un’altra pecca che non fa funzionare il film è il fatto che, proprio per riproporre le intoccabili idee dei movimenti femministi degli ultimi tempi, i legami tra le protagoniste si basino su una lealtà totale e incondizionata: sebbene questi siano valori indispensabili per la battaglia che le donne di tutto il mondo stanno portando avanti, in un film dove la truffa è il tema principale tendono a rendere l’azione un po’ insipida e forse un po’ banale.

Nonostante i due difetti c’è da dire comunque che il film risulta piacevole e che intratterrà bene il pubblico, offrendo ottime performance da parte delle attrici, oltre che alla loro quasi innaturale bellezza (ammetto di avere ancora davanti agli occhi la magnificenza di una Rihanna in vestito rosso da sera e capelli rasta).

In particolare, le scene del Gala sono molto divertenti e costellate da cammei di celebrities che a quei red carpet e a quelle serate sono abituate davvero, così come anche la parte finale quando il furto verrà scoperto ed entrerà in scena un agente assicurativo interpretato dal britannico James Corden.

Ocean’s 8” è dunque un film che promette tanto, ma che mantiene solo una piccola parte di quelle promesse che, però, riescono comunque a fargli raggiungere la sufficienza.

 

Emiliana D’Agostino

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