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L'arte ci rende immortali

Le ‘Grandi Speranze’ di Charles Dickens: un capolavoro immortale

Immaginate che un giorno prescelto venga cancellato e pensate a come tutto il suo corso ne sarebbe stato alterato. Fermati, o tu che leggi, e pensa per un attimo alla lunga catena di ferro o d’oro, di spine o di fiori, che non ti avrebbe mai legato a sé, se in un giorno memorabile non si fosse formato quel primo anello.

 

La scoperta

Ricordo molto bene quando, per la prima volta, gli intramontabili personaggi di ‘Grandi speranze’ (Great Expectations), da molti critici ritenuto il vero capolavoro di Charles Dickens, fecero capolino nella mia immaginazione da un brano incluso nell’antologia di letteratura inglese del liceo. Mi stupisce sempre un po’, in effetti, come questo straordinario romanzo, pubblicato serialmente sulla rivista All the Year Round tra il 1860 e il 1861, risulti spesso oscurato dalla popolarità di altre opere dello stesso autore, come David Copperfield o Oliver Twist. Sta di fatto, però, che pochi romanzi sanno emozionare alla maniera di questa toccante autobiografia, in cui la consolidata maestria di Dickens, nel richiamarsi alle consuete dinamiche di classi dell’Inghilterra vittoriana, mette in scena una delle più struggenti storie d’amore, orgoglio e vendetta della storia della letteratura.

Il libro

Il romanzo, narrato in prima persona, racconta il processo di maturazione dell’orfano Pip (più propriamente Philip Pirrip), dall’infanzia degradata nelle paludi del Kent, cresciuto dalla temibile sorella e da un amorevole cognato, il fabbro Joe Gargery, al sofferto inserimento nell’alta società di Londra. Filo conduttore della vicenda è l’amore contrastato per la bella Estella, l’orfana accolta come figlia dalla gelida Miss Havisham, la quale paga il piccolo orfano per intrattenerla con giochi infantili. Intenzionata a fare della bellissima Estella la sua arma di distruzione degli uomini (per cui nutre un insopprimibile astio dopo che il suo fidanzato, molti anni prima, la abbandonò all’altare), la rancorosa signora induce l’innocente bambina a fare di Pip la prima vittima della sua bellezza ed eleganza. Quando un anonimo benefattore offre al giovane la possibilità di ricevere una formazione da gentiluomo a Londra, il ragazzo si lascia travolgere dalle seduzioni dell’alta società, intenzionato a sfruttare la sua enorme fortuna per fare colpo sulla sofisticata e algida Estella.

Un’identità instabile 

Al di là delle consuete dinamiche di classe e della critica alla presunta onnipotenza del denaro (che spesso involgarisce, più che nobilitare, chi se ne impadronisce), ‘Grandi speranze’ si può considerare un romanzo sulla decostruzione e ricostruzione dell’identità, concetto in sé instabile e destinato a disintegrarsi col trascorrere degli anni e delle vicende che gli uomini si trovano ad affrontare, uscendone trasformati. Dalla prospettiva di un futuro imprecisato, il protagonista rievoca i fantasmi della propria infanzia, il primo incontro col carcerato Magwitch, la propria innocenza profanata dagli idoli della ricchezza, che lo condurranno a rinnegare le proprie radici e a perdere gradualmente il contatto con la propria identità, assistendo per giunta impotente al fidanzamento dell’amata con uno spregiudicato gentiluomo… finché il suo ignoto benefattore, rivelando finalmente il proprio nome, scardinerà ogni certezza del ragazzo, portando alla luce un passato di intrighi e sorprendenti relazioni tra i personaggi.

Grandi disillusioni

A dispetto del titolo assegnatogli (letteralmente, in inglese, ‘Grandi aspettative’), questa incalzante autobiografia ha molto più a che fare con le disillusioni che con le speranze. Il ritorno alle origini del protagonista, che ha visto crollare una dopo l’altra le certezze su cui si fondavano le sue speranze, determina un ‘arretramento e una prevalenza del passato sulle possibilità di un futuro migliore’, che si può anche interpretare come il giudizio dato dall’autore sulle ‘grandi attese espresse da un’epoca’ (A. Monti). Eppure, in questo scenario di desolante incompiutezza, una pur tenue speranza, antidoto all’incertezza, torna a illuminare l’orizzonte del protagonista, rendendo più tollerabile quell’attesa che è l’essenza stessa della vita.

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