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Il pregiudizio: una voce assordante contro il flebile suono della verità

La parola che analizziamo oggi è la parola “pregiudizio”. Dal latino “praeiudicium”, comp. di “prae”, ossia “pre” e “iudicium” che significa “giudizio”, quindi letteralmente “giudizio anticipato o antecedente”. Con questo termine, dunque, ci si riferisce all’atto di esprimere opinioni, pareri, o concetti sbagliati, sulla base di una totale o parziale carenza di informazioni concrete e fondate circa l’argomento oggetto di dibattito e discussione. I motivi che possono portare alla nascita di un pregiudizio sono svariati e, purtroppo, pensare di estirparli del tutto non è certamente possibile. È opportuno quanto meno analizzarli per provare a capire da dove essi traggano forza ed origine.

Innanzitutto, il pregiudizio si fonda sui tanti luoghi comuni che popolano la nostra società. Ci sono idee e punti di vista che vivono incamerati tra le strade e le case della gente e vengono incrementati dalla moltitudine di persone che ne esasperano il fondamento al punto da travisare in tutto o in parte la realtà. Il fatto stesso che quel concetto è così diffuso, lo porta a divenire una verità assoluta, accettata dai tanti che non si soffermano su quanto di giusto ci possa essere. D’altronde, fa più rumore uno stormo di uccelli in volo che un unico esemplare, per quanto grande possa essere. Lo stesso vale per ciò che la gente dice. Se un pensiero, se pur sbagliato, viene sostenuto da molti, riuscirà quasi sicuramente ad avere la meglio su una verità che, pur essendo grande, verrà portata avanti solo da una o poche persone.

Un altro elemento che contraddistingue il pregiudizio è la mancanza di cultura, termine di cui si è già discusso e nel quale è stato evidenziato proprio come la sua assenza provochi in quel soggetto una facile propensione ad un atteggiamento pregiudizievole. Ciò è dovuto da una visione troppo riduttiva e circoscritta delle cose, provocata dal non aver quasi mai allargato i propri orizzonti e dal non aver dato risposte alle domande che normalmente si pongono sul percorso di crescita interiore che ognuno di noi si ritrova ad affrontare. Chi non ha una scala per guardare cosa si celi oltre il muro, avrà due possibilità: o potrà immaginarlo, o cercherà di riuscirci con altri mezzi che non daranno lo stesso risultato. Allo stesso modo, se si parlerà senza cognizione di causa, quello che ne verrà fuori sarà una totale bugia o una mezza verità.

Oppure, ancora, viene rafforzato da un ulteriore fattore che ne facilita maggiormente la diffusione. Esso, infatti, si accompagna ad un senso di giustificazione verso se stessi e verso gli altri. Con il pregiudizio, tante volte, si riesce a trovare la spiegazione più facile, efficace e conveniente e poco importa se non esista fondamento in quel che si dice. La cosa principale è placare con ogni mezzo il dubbio, l’incertezza o una condizione di precarietà che in quel momento si possiede.

I motivi che possono dare vita ai pregiudizi sono davvero tanti e pensare di riuscire nell’intento di eliminarli non è di certo plausibile. Anzi, con il passare del tempo le cose sembrano peggiorare anche a causa di una società sempre più articolata e contraddittoria. Vivere di pregiudizi può essere paragonato ad un enorme palazzo di vetro dal quale, salendo le scale, è possibile vedere tutto quello che c’è all’esterno. Se però si decide di prendere l’ascensore, si resterà chiusi nella cabina delle proprie convinzioni e non si avrà la possibilità di crescere stando a contatto con la realtà che ci circonda e capendo veramente come stanno le cose. Il pregiudizio è una presunta scorciatoia che ci conduce lontano dalla meta e non fa altro che portarci via dall’oggettività. È, in conclusione, parlare con un paio di tappi all’interno delle orecchie. Ebbene, quei tappi saranno proprio i pregiudizi che ci permetteranno di ascoltare solo la nostra voce e non lasceranno mai spazio al suono della verità.

Luciano Goglia

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