INTERVISTA – Fabiana Fazio “Non sono un’attrice. Preferisco il termine teatrante”

Incontro Fabiana Fazio a Napoli, durante una caldissima mattinata di fine giugno.

Nonostante la presenza del mare, le temperature sono insopportabili.

Si presenta a me con un vestitino che mette in mostra (involontariamente) un fisico pressoché perfetto: alta e mora, è la tipica bellezza mediterranea.

I bar, anche quelli più periferici, sono completamente affollati.

Si gira un po’ insofferente, poi d’improvviso si ravviva “Senti Christian, vieni con me”.

Mi fa salire in macchina e mi porta a casa sua “Qui abbiamo provato un sacco di spettacoli” mi dice. Mi guardo intorno: un luogo piuttosto caotico. La confusione, di solito, riflette una mente in continuo movimento, in perenne attività.

Prende due sedie e le mette una di fronte all’altra. Come in uno spettacolo teatrale.

Una situazione alla Bergman. Glielo dico e lei sorride.

La prima domanda viene da sé: chi è Fabiana Fazio?

Ma dico io: si può iniziare un’intervista con una domanda così, come se fosse una cosa semplice? Allora … Fabiana Fazio è una persona solare … beh no, non è vero. (Ci pensa su) Facciamo che ne riparliamo tra una decina d’anni?

 

Perché la scelta della recitazione?

Sai che mi stai mandando in panico con queste domande? (Ridiamo). Non so se sia una scelta. Ogni volta che penso di aver fatto una scelta, in qualunque settore della vita, vado in ansia. Per questo motivo, preferisco rimanere nella mia inconsapevolezza.

(Tornando seria) In realtà, davvero io non mi sono mai chiesta questa cosa. Forse, così facendo, affronto il tutto con il giusto peso, senza sentire una responsabilità eccessiva. Ho incontrato il teatro e, di colpo, tutte le altre cose che facevo le ho messe in secondo piano. Potrei dirti che mi ci sono ritrovata, in teatro, mio malgrado, ma non sarebbe giusta nemmeno questa definizione.

Vivo perennemente un rapporto di amore e conflitto con questo mestiere: è una sorte di malattia. Mi costringe a mettermi in continua discussione. Per quanto doloroso, credo che questo sia il bello della cosa, no?

Dovendo proprio darti una data … avrò avuto 18 anni. Non riesco a dire di essere un’attrice perché non mi sento tale. Preferisco il termine teatrante, forse. Amo il teatro in tutti gli aspetti: dalla scrittura alle luci. Il termine teatrante mi avvicina di più al concetto dell’artigianato, che a me è più congeniale.

 

Fabiana Fazio è la quintessenza del confine tra il personaggio pubblico e quello privato: estrosa, brillante, energica (ed energetica) sul palco, ma al contempo riservata e discreta lontana dalle scene. La voce, sabbiosa, la usa per esprimere al meglio le sue idee. Sfrutta qualche attimo di silenzio prima di rispondere. Osservo i suoi occhi: ho l’impressione che tenda a perdersi tra le sue parole.

 

Ti ricordi della tua prima volta su un palco?

Ero alle medie: qualche giorno prima di andare in scena, persi completamente la voce. Pensai subito al peggio … un problema irrisolvibile alle corde vocali, hai presente no? Probabilmente fu solo il risultato di un pochino di paura che avevo accumulato. Comunque, presi delle pillole al potassio per recuperare la voce.

Non era teatro vero, ma una semplice performance scolastica, quindi non provai le emozioni che ho avuto in seguito e che provo ancora oggi prima di entrare in scena.

Ogni volta mi dico “È l’ultima volta, non lo farò mai più”, ma già so che sto raccontando una grande bugia.

 

Fabiana Fazio si è fatta le ossa in teatro, con il sudore, tra le assi impolverate. Il termine gavetta sembra essere sparito dai vocabolari delle nuove generazioni: adesso è il momento del tutto e subito. Fai un reality e diventi famoso. Qual è la tua posizione al riguardo?

Non so se il termine sia sparito sai? Io sono una di quelle persone che crede che il lavoro, a lungo termine, ripaghi. Non in termini economici, forse, ma nel contesto di dignità sicuramente. Ti dà la forza per affrontare anche eventuali frustrazioni, quando le cose non vanno come vorresti.

È semplicemente sbagliata l’idea di base: tutti dovrebbero formarsi. Sempre. Tu la chiami gavetta, io formazione.

Sono sincera: nella mia vita lavorativa ho sempre trovato utile tutto ciò che avevo fatto in precedenza.

L’errore è credere che la gavetta ti porti necessariamente al successo … si può rimanere delusi. Per questo motivo, se uno trova un stratagemma per aggirare la cosa, ne usufruisce.

Ma non è quello che cerco io. Io non perseguo la notorietà fine a se stessa. A me interessa vivere di quello che faccio … il che è già tanto, di questi tempi.

Questo non significa che non aspiri a fare dei passi in avanti o non voglia fare di più: è necessario e doveroso migliorarsi, però i successi devono essere aderenti a ciò che sono io e a ciò che voglio fare.

La scelta che ho fatto, in questo lavoro, è più complessa, me ne rendo conto: i risultati arrivano più lentamente, richiedono maggiore fatica.

Vorrei chiarire una cosa: quando parlo di formazione, faccio riferimento anche al proprio percorso emotivo, non solo alla tecnica. Ricordiamoci sempre che il teatro è fatto da persone che portano nel loro lavoro ciò che sono.

Un incontro importante, rifacendomi alla tua domanda, è stato quello con Carlo Cerciello e il Laboratorio Elicantropo: la mia scuola teatrale è stata quella. Una location piccola, che trasuda teatro vero.

Già prima dell’Elicantropo, ho frequentato una marea di workshop, da quelli vocali (canto armonico, polifonico) a quelli di danze balinesi. Il tutto può sembrare slegato o dispersivo, ma uno deve fare le cose che gli sono congeniali. Non ho mai censurato i miei interessi, ho preferito dare loro spazio. I miei percorsi non sono mai lineari.

 

 

Un lavoro che è anche, e soprattutto, una continua seduta dallo psicologo: è necessario guardarsi dentro, analizzarsi, utilizzare i propri limiti per convertirli in energia.

Il confronto, in genere, ti inibisce o ti dà la carica?

La collaborazione e il confronto, quelli veri, sono una salvezza. Le cose migliori, a volte, nascono proprio dalle collaborazioni. Il confronto tra i gruppi, quello con il pubblico, quello con te stesso è fondamentale. Se ci chiudiamo, in questo mestiere, siamo persi.

Sono un po’ schiva nei confronti delle public relations, sono sincera, ma non nell’ambito del singolo individuo.

 

Il sesso nelle sue varie forme, con ironia, intelligenza, senza mai cadere nella trivialità: ecco “360”. Che ricordi hai di quella esperienza?

È stato uno spettacolo molto divertente. Sul set, un gruppo di colleghi e amici. È tratto da “Girotondo” di Arthur Schnitzler. Un’esperienza solare, senza tensioni.

 

Arriva, quindi, “Do not disturb”, ovverosia l’abbattimento della quarta parete …

Sì. Un format che amo molto; questo rapporto così ravvicinato con il pubblico mi è sempre piaciuto tanto. Considera che ho iniziato con il teatro di strada, di improvvisazione e interazione con gli spettatori … una cosa che sento davvero nelle mie corde. Si dà molto spazio all’imprevisto; cosa, questa, che mi permette di mantenermi molto attiva e attenta.

 

Con il delizioso “Parastasi kitsch” ti dedichi (anche) alla regia. Come hai vissuto questo passaggio?

Lo spettacolo, in realtà, è co-diretto insieme a Irene Grasso. Avevo già scritto alcune cose che erano all’interno di uno pièce teatrale, ma Parastasi è stato il primo testo scritto interamente da me. È liberamente ispirato a “La morte della Pizia”. Amo moltissimo Durrenmatt!

Il passaggio è avvenuto così: naturalmente. Ecco perché l’ho affrontato con spontaneità. È un progetto al quale sono molto legata. Mi dispiace solamente che le repliche non siano state tantissime; questo è quello che ancora mi manca: una mentalità imprenditoriale. Io preferisco scrivere, recitare … dedicarmi alla parte pratica.

Fabiana Fazio 2

In “Nevrotika volume 1-2-3” e nel successivo “Nevrotika volume 4-5-6”, da te anche diretti, descrivi il mondo frenetico e ipocrita in cui viviamo, in un’ottica tutta al femminile. Si ride, ma a denti stretti …

Il progetto Nevrotika è nato quasi per gioco, con Valeria Frallicciardi e Giulia Musciacco, a cui si aggiunge Angela Carrano in qualità di aiuto regista. Avevamo semplicemente la voglia di lavorare insieme. In quel periodo leggevo tanto Claudio Naranjo, ma anche Paul Watzlawick: nevrosi, la comunicazione, il carattere psicologico. A questo, si è aggiunta una ricerca personale delle nostre nevrosi.

“Nevrotika volume 1-2-3” è partito così: spontaneamente. Infatti non è uno spettacolo teatrale canonico, in senso stretto, al contrario di “Nevrotika volume 4-5-6”, più incentrato sui dialoghi.

Sono davvero riconoscente a questo progetto e a chi ha collaborato con me per la sua realizzazione. Lo portiamo avanti da un paio di anni. L’anno scorso ci sono state oltre trenta repliche, che abbiamo addirittura superato nel 2018.

Io, Valeria e Giulia non siamo formate come compagnia teatrale, anche perché facciamo le cose senza programmarle, il che può essere anche un difetto, me ne rendo conto. Però, allo stesso tempo, siamo spinte solo ed esclusivamente da un entusiasmo e un interesse veri nei riguardi delle cose che facciamo. Quindi, senza planning e cose simili, abbiamo trovato un nostro equilibrio in cui è bello collaborare.

Ti dirò di più: per quanto io creda molto nella gerarchia teatrale, nei ruoli … questo tipo di lavoro mi ha dato moltissimo.

 

Ti sei dedicata al doppiaggio in diverse occasioni. Quanto è impegnativo, per un’attrice, donare delle emozioni senza poter usare il proprio corpo?

Più che doppiaggio, ho fatto speakeraggio: pubblicità, web, avventure grafiche. Fatto in questo modo, ti assicuro che è una cosa divertentissima. Non mettendoci la faccia, in quel momento, sono più rilassata, sciolta.

Avendo avuto dei problemi con la voce, da ragazza, il poter fare speakeraggio è stata per me una vera e propria riconquista.

È un lavoro che chiede molto impegno, molto rigore, come il teatro d’altronde.

Guarda, non è vero che non si usa il corpo sai? Quando usi la voce, il corpo è fondamentale.

 

Siamo in leggera penombra: un piccolo fascio di luce le illumina metà viso. Una situazione che farebbe impazzire Woody Allen. Mentre io mi muovo in continuazione sulla sedia a causa del caldo, lei rimane perfettamente immobile. È concentrata su se stessa, su ciò che sta facendo. Emana fascino, probabilmente senza nemmeno rendersene conto.

Charlotte Elizabeth Whitton diceva “Le donne devono fare qualunque cosa due volte meglio degli uomini, per essere giudicate brave la metà. Per fortuna non è difficile. “. Tu cosa ne pensi?

È una frase che amo. Qualche volta hai l’impressione che il tutto si stia livellando, ma poi ti rendi conto che c’è ancora molto da fare. La società non è ancora paritaria.

Non sono mai stata sminuita in quanto donna, sono sincera.

A tal proposito: tornando al progetto Nevrotika … si tende sempre a dire uno spettacolo al femminile, ma se ci fossero stati tre uomini sul palco, si sarebbe mai detto uno spettacolo al maschile? Non penso proprio.

Nei testi di alcune importanti femministe ho incontrato, di recente, più volte questo termine … fallogolocentrismo: il privilegiare il maschile nelle frasi, nelle costruzioni di significato ….

Sarai presto in televisione con “I Bastardi di Pizzofalcone 2”. Puoi darci qualche anteprima succosa?

Mia nonna finalmente potrà dire alle sue amiche, ai parenti, di avere una nipote che fa l’attrice! Non c’è nulla da fare: se non passi per la televisione, non sei un vero attore (ridiamo).

Un set bellissimo! Ho lavorato con il regista Alessandro D’Alatri, una persona molto intelligente, sensibile, ama fare il suo lavoro, crea un ambiente accogliente per lui e per tutti coloro i quali sono coinvolti nel progetto. È un entusiasta della vista.

Sono curiosa di vedere gli altri episodi della serie. Il mio, sicuramente, non lo vedrò: non mi piace vedermi in video.

Sul set ho conosciuto anche Alessandro Gassman, è stato un bellissimo incontro.

Cosa dobbiamo attenderci da Fabiana Fazio nel futuro?

Di sicuro continueremo le tournée di “Nevrotika 4-5-6”, “Soulbook” e “Mis(S)take”. Ho tanti progetti in cantiere. Quest’anno mi sono ripromessa di andare più lentamente, ragionando ancora di più sulle cose. In questo modo, sarà per me possibile godermi solo il bello di questo lavoro.

E adesso è arrivato il momento di marzullare: Fabiana Fazio fatti una domanda e datti una risposta

“Fabiana Fazio, pensi che qualcuno, lì fuori, si aspetti qualcosa da te?”

“No. Penso di essere stata breve e concisa” (ride).

 

Le anime come quelle di Fabiana Fazio sono degli scrigni preziosi, che pochi hanno la possibilità di aprire. E che riservano, a sorpresa, dei cassetti segreti che cambiano continuamente posizione …

Fabiana Fazio non lo ammetterà mai, ma davvero, lì fuori, c’è tanta gente che si aspetta di rivederla presto recitare…

 

Intervista a cura di Christian Coduto

Ph di copertina Patrizio Dell’Anna

Ph interna Massimiliano Ricci

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