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L'arte ci rende immortali

“Chiudi gli occhi” non è un consiglio per il pubblico

A due anni dall’uscita nelle sale statunitensi il dramma psicologico “Chiudi gli occhi – All I see is you” arriva in Italia, portando al cinema la storia di una donna che cerca di acquistare la sua indipendenza, ma viene ostacolata proprio da chi, invece, avrebbe dovuto essere il primo sostenitore di questa rinascita.

Gina, interpretata da Blake Lively, ha infatti perso la vista quando, ancora poco più che bambina, l’auto sulla quale viaggiava insieme ai genitori e alla sorella si scontra con un camion sotto una galleria in Spagna. Nonostante ciò, la ragazza riesce ormai a condurre una vita del tutto normale e vive felicemente a Bangkok insieme al marito James (Jason Clarke) e le cose sembrano andare sempre meglio quando a Gina viene offerta l’opportunità di poter riacquistare –parzialmente- la vista. Dopo l’operazione le vite di Gina e di James cambia inevitabilmente: Gina acquista a mano a mano un’indipendenza che prima le mancava, diventa sempre più sicura di se stessa e decide di cambiare tutto quello che ha capito di non amare della sua vita e, di conseguenza, James sente al moglie, ormai non più dipendente da lui, sempre più lontana. James cercherà, quindi, di sistemare le cose cercando di ristabilire quella subordinazione che c’era nella loro relazione precedente all’operazione di Gina.

Il film in sé non è malvagio e, anzi, “Chiudi gli occhi” è un’idea originale e tecnicamente abbastanza interessante.

Le scene dirette da Marc Forster ricordano, nei momenti in cui il regista vuole farci immergere nell’immaginazione della protagonista, quelle di un caleidoscopio, sembrano essere coperte da una sorta di velo quando vuole farci vedere il mondo come –non- lo vede Gina e, a volte, proprio come per l’occhio guarito di Gina, le immagini vengono messe a fuoco lentamente.

Stranamente, però, questi particolari effetti non sono abbastanza per creare quell’empatia tra spettatore e protagonista che probabilmente il regista cercava: il pubblico rimane sempre tale, costretto a guardare la storia dall’esterno e mai ad immedesimarsi totalmente.

Al contrario, proprio la ripresa di scene così particolari tendono, nella prima parte del film, a disturbare lo spettatore, salvo poi riprendersi verso la metà quando lo stile diventa più canonico.

Questa particolarità delle immagini costituisce una delle barriere presenti tra “Chiudi gli occhi” ed il pubblico che ha come pecca più grande quella di non riuscire a farlo affezionare ai suoi personaggi.

Non ci sono sentimenti (sia positivi che negativi) eccessivi nei confronti dei personaggi nonostante l’ottimo lavoro svolto dai due attori protagonisti e questo è un vero peccato, soprattutto per quanto riguarda Blake Lively che è davvero artefice di un lavoro squisito in questo film.

“Chiudi gli occhi” è in definitiva un film drammatico che sfiora il thriller che gli amanti dei film psicologici potranno sicuramente apprezzare, cui uscita nelle sale in questi mesi estivi potrà solamente giocare a favore, vista la scarsa offerta del periodo.

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