Auguri Re Giorgio

Non ho mai creduto alle coincidenze ma, a volte, possono capitare. Nel momento in cui ho pensato a cosa scrivere in questo articolo ecco che, l’11 Luglio, Re Giorgio compie gli anni. Ben 84 per la precisione e non si può non celebrarlo.

Il Re Giorgio di cui parlo è Giorgio Armani, il mio stilista preferito: un uomo dall’eleganza innata, dal talento straordinario e una disciplina ferrea.

Giorgio Armani è un bell’esempio per i trentenni di oggi che, disorientati nel mondo del lavoro, credono che sia troppo tardi per realizzarsi e trovare la propria strada. Mi spiego meglio: Giorgio Armani non voleva fare moda, ha scoperto il suo talento per caso.

Nato in una famiglia che lo voleva medico, lascia gli studi, fa il militare e una volta congedatosi a Milano trova lavoro nel settore acquisti del La Rinascente.  Nel 1965 lavora da Cerruti per circa dieci anni, disegnando abiti maschili. Questa esperienza risulta fondamentale per il Giorgio Armani che tutti conosciamo in quanto apprende la basi della moda maschile.

Grazie alla sua formazione, il primo successo di Armani, che ne decreta il successo planetario è la giacca destrutturata. La giacca senza più fodere, imbottiture, sostegni interni rende la persona libera di muoversi e stare a proprio agio nel capo. Nel 1974 nasce la prima giacca destrutturata maschile, nel 1975 Armani ne fa la versione femminile.

Ed è proprio a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 che si impone una nuova idea di femminilità: una donna libera, intraprendente, che vuole sempre più rivestire ruoli di potere fino a quel momento ad appannaggio esclusivo degli uomini. Il movimento femminista e la sensibilità di Armani ad interpretare il suo tempo ne decretano il successo nella moda femminile.

Quando la donna aveva la necessità di avere nuovi riferimenti e di emanciparsi, ecco che Armani ne intuisce le esigenze e crea una collezione apposta. La donna di Armani è libera, emancipata, quasi androgina. Nasce il tailleur pantalone, creato per le donne ma con rimandi alla moda maschile. Si mescolano così i generi: blazer, pantaloni che non enfatizzano le forme e scarpe basse.

La donna viene liberata dalle costrizioni di abiti troppo strutturati, le giacche di Armani le permettono di muoversi liberamente e di sentire il capo che si adatta al proprio corpo e non viceversa.

Nel 1976 un giornale inglese ne parla così: “Giorgio Armani è stato per la moda quello che Picasso è stato per la pittura. L’ha emancipata, rivoluzionata e , così facendo, ha stabilito linee di comportamento del tutto nuove, audaci”.

Tuttavia il senso libertà espressa negli abiti di Armani non riflette il temperamento del suo creatore: un uomo schietto sicuramente ma mai frivolo, dedito al lavoro, con un carattere introverso, ma dal talento indiscusso.

Ed è proprio con il suo talento che Armani crea i suoi abiti, qualsiasi cosa colpisca la sua attenzione può essere fonte di ispirazione.

Infatti dagli anni ’90 si lascia ispirare dalla cultura orientale: kimono e gonne dalle fantasie orientali, giacche con spalle a pagoda. La modella cinese Du Juan diventa sua musa ispiratrice.

Con il passare degli anni, lo stile di Armani non si è evoluto: le linee pulite e rigorose sono addolcite, i blazer accorciati acquistando morbidezza, le giacche a kimono abbinate ad abiti da giorno, il classico tailleur maschile affiancato a straordinari ed eleganti abiti da sera.

Armani si distingue dagli altri stilisti oltre che dalle linee pulite dei propri capi anche dalla scelta cromatica. I colori non sono quasi mai accesi, sgargianti. Infatti, dobbiamo a lui la nascita del greige: un colore diventato il suo simbolo, un mix di cipria, beige, marrone, grigio e sabbia.

Nonostante la sua lunga carriera, Giorgio Armani non ha intenzione di fermarsi, continua a lavorare alle sue collezioni, collabora con celebrities, crea abiti per il cinema, ha una linea di arredamento. Sicuramente, grazie al suo talento inesauribile, nei prossimi anni continuerà a regalarci capi che entreranno nella storia della costume e del nostro tempo.

A questo punto non mi resta che dire: Auguri Re Giorgio!

 

Anna Vollono

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