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La cultura: le ali spiegate verso l’orizzonte della crescita

La parola che analizziamo oggi è la parola “cultura”. Di derivazione latina (da “cultura”, der. di “colěre”, cioè “coltivare”) questo termine rappresenta, nel complesso, l’insieme delle conoscenze, dell’esperienza e delle competenze che un individuo ha acquisito, durante la sua vita, in ogni ambito e in modo generale. La cultura esprime il biglietto da visita di ognuno di noi. Racconta chi siamo e cosa facciamo. Tutti, infatti, hanno un livello di sapere che può essere maggiore o minore in quel determinato settore e, ovviamente, una più precisa e approfondita conoscenza in un certo campo, è sinonimo di un interessamento importante come solo lo svolgimento di una professione o una forte passione possono simboleggiare. Da qui si può capire come essa esprima noi stessi meglio di qualsiasi altra cosa.

Parlare di cultura significa parlare, innanzitutto, di arricchimento e di crescita. Il ricollegamento alla sua etimologia è quanto mai ovvio. Il suo significato è, letteralmente, quello di coltivare. Essa, dunque, è proprio come un enorme campo. Più si avrà cura di coltivarlo, più saranno i frutti e i prodotti che da questo riusciremo ad ottenere. Basta paragonare questo campo alla mente umana, mentre ciò che si coltiva a tutto quello che apprendiamo nel corso della vita. Così, più impareremo, più la nostra mente ne trarrà beneficio e ne gioverà. Se un contadino semina una grande varietà di ortaggi, avrà, di certo, dei notevoli vantaggi nella vendita, poiché riuscirà a fornire alla clientela un maggior numero di prodotti rispetto, magari, a chi si limiterà nella scelta di cosa fornire agli acquirenti. Allo stesso modo, nella vita quotidiana, chi avrà stimolato la sua crescita in più ambiti, avrà l’opportunità di dire la sua e di capire cose che a tanti altri sfuggiranno per mancanza delle competenze opportune.

Un altro elemento essenziale che va considerato quando si analizza questa parola è quello della forma mentis che ne consegue. Chiunque abbia una cultura di un certo tipo, riesce ad avere un’apertura e una visione su quel che lo circonda che diventa fondamentale nell’approccio con il mondo circostante. Ha una più ampia sicurezza nei propri mezzi e su quello che è giusto fare. È soggetto ad un pragmatismo e ad una flessibilità nei confronti delle situazioni che sono veramente notevoli.

Oltre l’aspetto individuale, c’è anche quello collettivo che merita di essere trattato. A tal proposito, dunque, la cultura ha un certo valore anche da un punto di vista di appartenenza ad una nazione. Infatti, ogni Paese ha dei tratti distintivi che lo caratterizzano e lo differenziano dagli altri e questi tratti distintivi vengono riassunti con la cultura che ingloba al suo interno tutta una serie di fattori quali le tradizioni, i costumi, le abitudini, i modi di vivere, la storia e le origini di un popolo. Cultura assume così il valore di identità, unicità e di senso di appartenenza. Ciò implica, come conseguenza principale, il rispetto e la considerazione per chi ha una cultura differente dalla propria, senza avere la presunzione o il pregiudizio che un’impronta diversa sia sinonimo di inferiorità o minore rilevanza.

La cultura è, in poche parole, una scala che ci permette di vedere sempre al di là del muro che abbiamo di fronte. Significa innalzarsi oltre le barriere della quotidianità attraverso le ali del sapere, grazie alle quali possiamo avere un punto di vista privilegiato e superare ogni problema che ci troviamo davanti. È un ombrello che ci ripara dall’incessante pioggia dei luoghi comuni e del sentito dire. È la scorciatoia che ci consente di superare gli ostacoli del superfluo e della superficialità al fine di raggiungere la vera essenza di quel che ci circonda. È una fiamma ardente che non va mai lasciata spegnere e che deve essere alimentata in ogni momento con il calore della curiosità e della voglia di scoprire cose nuove. Una fiamma che ci difende e ci protegge dal freddo dell’indifferenza e dell’apatia.

Luciano Goglia

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