INTERVISTA – MATTEO GARRONE “Marcello Fonte ha donato a Dogman il suo mondo, il suo vissuto, la sua dolcezza.”

In occasione della proiezione del film Dogman presso il Duel Village Caserta, ho l’opportunità di condividere alcuni momenti con Matteo Garrone.

Dopo la presentazione di Giuseppe Bellone e la moderazione di Romano Montesarchio e Raffaele Cutillo, mi avvicino a lui per alcune domande di rito relative al suo ultimo progetto cinematografico.

Il regista mi appare sorridente e disponibile.

Un divo che non si comporta da tale. Una cosa rara e che fa bene al cuore.

Matteo Garrone … parliamo di Dogman, il tuo ultimo (capo)lavoro?

Certo, con molto piacere!

È un film principalmente al maschile, nonostante la figura di Marcello Fonte, il protagonista, che ha dei modi più delicati …

Concordo con te: Marcello ha una grandissima dolcezza, è molto delicato. La sua sensibilità è tangibile, ha dei tratti femminili. Oltre a lui però, anche il personaggio della figlia (interpretata da Alida Baldari Calabria N.d.R.) è molto importante nel film.

Perché la scelta di girare il film a Castel Volturno?

Avevo bisogno di un villaggio che richiamasse delle atmosfere da western contemporaneo ma che avesse una dimensione calda, in cui tutti potenzialmente potessero conoscersi. Faccio riferimento al legame di Marcello con la comunità, ovviamente.

Dogman, L’imbalsamatore, Reality, Gomorra sono caratterizzati da un tono fortemente malinconico. In Reality, per esempio, si ride, ma è una risata amara perché il protagonista della vicenda ha dei problemi che devono essere affrontati. Ora mi chiedo: Matteo Garrone, nella sua vita privata, è altrettanto crepuscolare o esorcizza alcuni temi della vita attraverso i suoi film?

Quando giri un film, in realtà, sei sempre un po’ bendato: non puoi prevedere da subito quale sarà il tono della pellicola; tutto dipende dal fatto che le scene vengono girate singolarmente, come le tessere di un mosaico. La visione dell’insieme l’avrai alla fine, dopo il montaggio. Di solito, sul set, ho sempre l’impressione che i film che sto girando saranno molto più divertenti di come appaiono sai? (Scoppia a ridere). Sono io, in primis, a rimanere sorpreso di questa vena malinconica che li caratterizza.

Un’ultima domanda: con Dogman inizia la collaborazione tra Matteo Garrone e Marcello Fonte. Da un punto di vista umano, cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Un incontro fondamentale! L’umanità del personaggio è determinante in questa storia. Marcello ha donato al protagonista il suo mondo, il suo universo, il suo vissuto, la sua dolcezza. Grazie a lui la pellicola ha una luce emozionante, che ha avvicinato Dogman a un pubblico trasversale, anche femminile. Questo credo che sia uno degli elementi di forza del film, accanto alla prova degli altri attori da Alida fino ad arrivare a Edoardo Pesce, nel ruolo di Simoncino. Mi soffermo un attimo proprio su Edoardo: come è facile immaginarsi, se il ruolo del cattivo viene a mancare (per limiti dell’attore coinvolto) il tono e il ritmo si sgonfiano, si perde di credibilità.

 

Intervista a cura di Christian Coduto

Si ringrazia Vincenzo Lombardi di New Radio Network

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