Addio a Carlo Vanzina, padre dei cinepanettoni e non solo

La commedia italiana perde uno dei suoi figli prediletti: a seguito di una lunga malattia si è spento ieri a Roma all’età di 67 anni il regista Carlo Vanzina, padre degli ormai istituzionali cinepanettoni.

Figlio e fratello d’arte (il padre Steno è stato uno dei registi più importanti per la commedia italiana, firmando film come Totò a colori e Febbre da cavallo, mentre il fratello Enrico, di due anni più grande, è stato lo sceneggiatore di quasi tutti i suoi film), Carlo muove i suoi primi passi lavorando per Mario Monicelli, una palestra che per quanto breve, lo formerà e lo plasmerà inevitabilmente.

L’esordio alla regia arriva nel 1976 con Luna di miele in tre, con sceneggiatura curata dal fratello, mentre al 1982 appartiene Eccezzziunale… veramente che vede come protagonista un Diego Abatantuono che indosserà i panni di ben tre tifosi: Trizan, Donato e Franco, rispettivamente della Juventus, del Milan e dell’Inter.

Nel 1983 con Vacanze di Natale esordisce la fortunata formula dei cinepanettoni, che segnano anche il sodalizio con i produttori Luigi e Aurelio De Laurentiis: questo dissacrante ritratto della società italiana al passo coi tempi, ricco di situazioni dai risvolti paradossali che al cinema intrattiene e diverte dà inizio ad un filone di film che, ad oggi, non conosce crisi.

Negli anni 2000 i fratelli Vanzina riprendono alcune creazioni “di famiglia” e danno vita a sequel di titoli storici: nel 2002 arriva Febbre da cavallo – La Mandrakata, mentre nel 2006 esce Eccezzziunale veramente – Capitolo secondo… me.

Fanno però parte del bagaglio di Vanzina anche film che si discostano dal genere di commedia: in pieno periodo di cinepanettoni arrivano infatti anche titoli come Amarsi un po’ del 1984 che, come suggerisce il titolo, si avvicina di più al genere romantico-sentimentale, Sotto il vestito niente del 1985, thriller che ha come sfondo il panorama della moda milanese, mentre è del 1990 Tre colonne in cronaca che affronta in tono drammatico le vicende economiche e politiche dell’Italia degli anni Ottanta.

La critica cinematografica si è spesso dimenticata di questi film e si è spesso scagliata contro quei film che sono più tipici dei fratelli Vanzina e che, per forza di cose, non può dire di amare. C’è però un merito che deve essere riconosciuto ai due fratelli, e la morte di Carlo ci dà occasione di farlo: il pubblico ha amato questi film per oltre 30 anni e questa è una cosa che nessuno può nascondere né negare.

Film come questi, che non piacciono alla critica perché non posseggono le qualità adatte per essere apprezzati da chi ama (o, almeno, dice di amare il cinema) hanno una qualità diversa e, forse, più importante: quella di portare al cinema un gran numero di persone che, per due ore, riesce a dimenticare i problemi di tutti i giorni.
Le commedie di Carlo ed Enrico Vanzina sono riuscite per anni a divertire il loro pubblico facendogli lasciare momentaneamente fuori dalla sala i pensieri della vita quotidiana e, in fondo, questo vale più del giudizio positivo di qualsiasi critico.

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