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Noel Gallagher, the importance of being idle: il racconto della serata al Noisy Naples Fest

Finalmente ci siamo: dopo l’inizio scintillante messo in atto dal trio James Senese-Enzo Avitabile-Luche e la notte che ha visto protagonista Bonobo, per il Noisy Naples Fest, giunto alla sua terza edizione, arriva il momento di una delle serate a carattere internazionale più attese dell’intera estate musicale partenopea. Stiamo parlando di Noel Gallagher, che ha scelto Napoli tra le location italiane del suo tour estivo.

Il solstizio d’estate gioca la sua parte, dal punto di vista scenografico: l’Arena Flegrea è avvolta in un tramonto con sfumature tra l’arancione e il viola, che rendono il tutto ancora più suggestivo. Sul palco, a farla da padrone, ancor prima della venuta sul palco di Noel e della sua High Flying Birds band, è la bandiera azzurra del Man City.

Sono le ventuno in punto, si spengono le luci, la band inizia sul palco: si parte con “Fort Knox“, per una prima parte dedicata, ovviamente, a “Who built the Moon?”, il cui titolo è ispirato a quello di un libro firmato Cristopher Knight e Alan Butler, secondo il quale la Luna sarebbe un corpo esterno al Sistema Solare. “Chi ha scritto quel libro ha visto troppe volte ‘Guerre stellari’, magari fumando. Però è un cazzo di titolo brillante per un album“, ha dichiarato a riguardo in un’intervista a Rockol.

Si prosegue con “Holy mountain”. E sì, bisogna dirlo: tutti i presenti all’Arena sono caduti nell’incantesimo del mago di Manchester. Gallagher è carico: il suo cosmic pop, che si alterna con riff di chitarra elettrica in pieno stile brit rock, riesce a trascinare alla grande il pubblico presente, che risponde come solo Napoli sa fare, con il coro che ha osannato Diego Armando Maradona e Pino Daniele, due degli elementi della Santissima Trinità che ha fatto sognare Napoli.

Ciao Napoli! È la prima volta che suono qui, nella vostra città”. È così che Gallagher, dopo circa quaranta minuti di concerto, saluta il pubblico. È il primo spartiacque della serata: “posso vedere da qui che sono presenti molti fan degli Oasis”. Il cuore dei più nostalgici inizia a scaldarsi.

Rivedere insieme i due fratelli, mai realmente andati d’accordo anche quando suonavano nella stessa band, sembra un miracolo impossibile anche a mamma Peggy, ma le versioni a voce singola riescono comunque a trascinare più di ogni altra canzone scritta da solisti: è così che “Little by little” viene accolta con un boato proveniente da ogni angolo della cavea, e sarà così anche per “Wonderwall”, “Don’t look back in anger” e “Go let it out”.

La nostalgia, si sa, è uno di quei sentimenti che la fanno da padrone in un concerto e che, forse, lo rendono unico, perché la musica riesce a restituirti sensazioni provate in passato con la stessa, identica potenza del momento in cui sono state vissute.

Il finale della serata è affidato a “All you need is love”, cover dei Beatles, ma prima c’è spazio per un “in bocca al lupo” alla squadra del Napoli per la prossima stagione e, ovviamente, un ringraziamento per aver ceduto al Manchester City Jorginho, pronto a diventare un citizen. Ed è proprio una maglia del Napoli che gli organizzatori hanno regalato a Noel Gallagher al termine del concerto, di cui vi riportiamo una foto:

Due ore di musica vissute tutte d’un fiato, tra grinta, emozioni ed energia, di cui vi riportiamo la scaletta per intero:

Fort Knox
Holy Mountain
Keep On Reaching
It’s A Beautiful World
Heat Of The Moment
Riverman
Ballad Of The Mighty I
If I Had A Gun
Dream On
Little By Little
The Importance Of Being Idle
If love is the law
Dead in the water
Be Careful What You Wish For
She Taught Me How To Fly
Half The World Away
Wonderwall
What A Life!
BIS:
The Right Stuff
Go Let It Out
Don’t Look Back In Anger
All You Need Is Love

Corrado Parlati

 

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