Noisy Naples Fest, il trio Senese-Avitabile-Luche regala una prima serata da sogno


Due generazioni musicali a confronto, tre delle stelle più luminose dell’intero firmamento musicale partenopeo illuminano la prima notte della terza edizione del Noisy Naples Fest. Stiamo parlando di James Senese e Napoli Centrale, Enzo Avitabile e Luche.

Doveva essere una festa popolare, e così è stato: l’Arena Flegrea, la più grande del sud Italia, è stata riempita in ognuno dei seimila posti disponibili, con i fan accorsi già nelle prime ore del pomeriggio per conquistare le prime file e ammirare dalla posizione migliore il proprio idolo. E bisogna dirlo: il colpo d’occhio offerto è notevole.

Unire un repertorio come quello dei tre artisti appena citati è un’impresa ardua, ma perfettamente riuscita: l’apertura è affidata a James Senese e alle “Mille poesie” che hanno accompagnato la sua vita, estratte da “Aspettanno ‘o tiempo”: “È ‘na bella jurnata”, “Viecchie, mugliere, muorte e criature”, “ ‘O sanghe”, giusto per citarne alcuni. Non poteva mancare un omaggio all’amico fraterno Pino Daniele, ricordato con “Chi tene ‘o mare”.

Ognuno suona il suo, e poi insieme suoneremo quello che è nostro”, dichiara Enzo Avitabile prima di far partire il sul viaggio fatto di suoni, parole e messaggi da “Napoli nord”, la terra da cui tutto è partito e a cui, inevitabilmente, tutto torna.

Si prosegue con il momento acustico che prevede una versione molto particolare de “Il coraggio di ogni giorno”, eseguita così come è stata concepita inizialmente, e “Tutt’ eguale song ‘e criature”.

Il momento più coinvolgente della serata, insieme a quella “Mane e mane” capace di parlare al cuore di chi ascolta con un linguaggio unico che unisce Napoli all’Africa, è quello che vede protagonisti Enzo Avitabile e James Senese, che hanno condiviso “Salvammo ‘o munno” e “Canta Palestina”, prima di ospitare Luche per una versione particolare di “Chest è l’Africa”, su cui Luche intona le sue due strofe di “Int ‘o rione”. È un successo stratosferico, con tutti i presenti in piedi a ballare sulle note di Enzo, James e i Bottari.

Dopo la consegna dei premi UNICEF, conferiti ai tre protagonisti della serata, è il momento del gran finale del secondo set, che vede lo straordinario duo Senese-Avitabile al centro della scena. Il groove e la danza si mescolano con le emozioni dell’omaggio a Pino Daniele, a luci spente, come da abitudine ai loro concerti.

La serata si conclude con il set di Luche: la serata, per lui, ha un sapore molto particolare. Il rapper di Marianella, infatti, non ha solo condiviso il palco con quelli che erano i suoi idoli da bambino, ma ha salutato “Malammore” nel migliore dei modi, eseguendo tutti i successi del disco che l’ha consacrato definitivamente come solista. Il segno lasciato dall’album è visibile anche nelle migliaia di persone che accorrono ad ogni concerto, nonostante siano passati due anni dall’uscita del disco. Un’avventura partita con il concerto dei record al Palapartenope e conclusa con un’altra serata da sogno. Il tempo per guardare al passato, però, è pochissimo: per Luche, infatti, è ormai giunto il momento del nuovo album, in uscita il 29 giugno. Il titolo? Potere.

Pochi istanti prima dell’inizio del concerto, però, abbiamo avuto l’onore di fare qualche domanda a James Senese ed Enzo Avitabile, che vi riportiamo di seguito.

Maestro, partiamo da “Aspettanno ‘o tiempo”. Come nasce il progetto di realizzare un album dal vivo? E, soprattutto, qual è il tempo che stiamo aspettando?

“Aspettanno ‘o tiempo”, nasce per un fatto molto preciso: dopo ventidue LP, dovevamo fare qualcosa che fosse più naturale. E poi anche per gli addetti ai lavori, per gli amici nostri e per i fan che volevano appositamente qualcosa che li facesse tremare un po’. Questo è un doppio live molto importante”

In ‘o Sanghe, invece, la rabbia cede il posto alla preghiera e la speranza, e lo fa con un’immagine molto forte. La speranza del James Senese adulto è cambiata rispetto a quella del James Senese che esordì con “Campagna”?

Se parliamo di allora, questo “Campagna” è stato messo per un fatto più commerciale, ma come contenuto non era molto importante. Oggi, invece, “ ‘o Sanghe” è pieno di valore, di preghiere, di sentimento, di verità. La differenza è enorme.

Chi tene o mare: un ricordo di Pino Daniele legato a questa canzone?

Non è che c’è un ricordo particolare. Chi tene ‘o mare è un brano di Pino, ma è anche un brano mio, perché la costruzione del brano è un fatto naturale mio. L’introduzione del sassofono, la melodia, è un brano che mi appartiene, appartiene a Napoli Centrale come linguaggio.

L’America è fortemente presente nel disco, anche negli inediti “Route 66”, “Ll’America” e “Manha do Carnival”. Lei ha preso parte a “Harlem meets Naples”. Che ricordi ha di quel momento?

Beh, era la prima volta che andavo in America da grande. L’effetto è stato straordinario, perché la cosa grande è stata che gli Americani non mi hanno preso per napoletano, pur parlando in napoletano. Hanno detto “no, tu sei di Chicago, sei di Chicago”. E va bene, sono di Chicago, Facite vuje, questo è il ricordo più bello che ho.

“Hey James” e “Mille poesie” sono due canzoni dal significato estremamente intenso. Quanto c’è del vissuto di James in queste canzoni?

C’è tutto. C’è tutto, perché io non faccio un testo se non mi ritrovo. Ritrovare me stesso e far ritrovare gli altri. C’è tutta la poesia possibile, tutto l’amore possibile per i sentimenti che ognuno ha dentro.

Trentacinque anni sono passati dall’uscita di “No grazie, il caffè mi rende nervoso”. Un Suo ricordo di Massimo Troisi?

Il ricordo di Massimo è legato a quando lui è venuto a Viareggio, al nostro concerto di Napoli Centrale. Ci ha invitato in un ristorante e ha fatto trovare venti aragoste solo per me. Mi disse “tu devi mangiare queste!”.

 

Maestro, come nasce “Il coraggio di ogni giorno”?

È un brano dedicato agli uomini di ogni giorno, quelli che combattono per arrivare fino a fine mese, che magari vivono di un solo stipendio e vogliono portare i figli all’università, magari qualcuno anche fuori sede. È dedicato a tutti i “nessuno”, nel senso a quelli che rivendicano la loro vita, che se la sudano, se la faticano.

Allo Stadio San Paolo, per “Pino è”, si è esibito sulle note di “Tutta n’ata storia”, in duetto con James Senese. Che emozione è stata, per Lei, portare sul palco quella canzone?

Io credo che noi siamo stati la traccia originale del suono, perché è un suono che appartiene a Pino e a noi, chiaramente in formule diverse, non è che diciamo che la musica di Pino l’abbiamo fatta noi, assolutamente. La matrice, la traccia di partenza originale è la stessa. Questo suono particolare, un po’ ricercato, che conserva un contatto con la tradizione, ma conserva anche gli elementi delle musiche del mondo. Io sono stato strafelice perché rappresentare il nostro suono in maniera così real, così vera, ho sentito un forte collegamento con lui.

Lei si è definito spesso un “Cristiano in cammino”. C’è un incontro musicale che ha influito sul suo percorso interiore?

Tina Turner, sicuramente, che mi avvicinò al buddhismo di Nichiren Daishonin, anche se questa è un’esperienza che poi ho abbandonato, perché sono tornato Cristiano Cattolico praticante, per scelta. E poi anche , che ho conosciuto la seconda volta in America con Corrado Rustici. Lì è stata un’esperienza con la preghiera silenziosa, la meditazione. Sono cose che quando sono tornato cattolico praticante le ho portate come esperienza e come possibilità di rileggere alcune cose che si vivono nel nostro cammino Cristiano, come la meditazione e la preghiera silenziosa.

Corrado Parlati

A Chiara Ricci ed Umberto Di Micco va un sentito ringraziamento da parte della redazione di MentiSommerse.it

 

 

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