Pino Daniele, il ricordo di un amore

Il ricordo di un amore lascia in bocca il sale. Sono pochi gli artisti che sono riusciti a lasciare un segno indelebile nella vita di chi li ha ascoltati. Uno di questi è, senza dubbio, Pino Daniele. “Abbiamo tutti un blues da piangere“, cantava qualcuno. E noi di MentiSommerse.it abbiamo deciso di ricordare così Pino, con una serie di testimonianze sincere. Storie di vita vissuta sulle note e sui passi di un uomo in blues, che i nostri ospiti di oggi hanno raccontato ai nostri microfoni.

Andrea Carnevale: “Ogni volta che viene fuori la squadra dello scudetto storico del Napoli, c’è sempre una canzone di Pino Daniele”

Pino, nell’anno dello scudetto, era onnipresente, come Massimo Troisi. Sono stati due grandissimi personaggi della cultura napoletana. Pino era un ragazzo molto molto timido, e quando vincemmo lo scudetto, la sera, al Teatro Rai di Fuorigrotta, c’era anche lui, come tanti artisti compreso Massimo Troisi. Abbiamo apprezzato questo personaggio con grande umanità. E poi, lo spessore della musica…

L’ultimo concerto l’ho visto qui a Udine, quattro o cinque anni fa, e andai ad abbracciarlo perché erano anni che non lo vedevo. Per me fu una grande emozione. Poi abbiamo fatto qualche cena, in cui eravamo esterrefatti dalla presenza di Pino, anche lui era molto emozionato. Essere vicino ai campioni del Napoli… anche lui quella sera si emozionò. Pino è stato un personaggio grandioso per Napoli, e abbiamo visto tutti il suo valore sia umano sia artistico.

Ogni volta che viene fuori la squadra dello scudetto storico del Napoli, c’è sempre una canzone di Pino. Sempre. Mia moglie che non è napoletana, è veneta, ogni qual volta si sente le canzoni di Pino Daniele. Devo anche aggiungere che tanti anni fa, Pino mi regalò tutti i dischi suoi, e per me fu un grande onore ricevere dei dischi di Pino. Li ho ancora e me li tengo custoditi come lo Scudetto e la Coppa UEFA.

Com’era Pino da tifoso? Pino non lo dava a vedere, sembrava distaccato, però godeva tantissimo. Sia lui, sia Massimo Troisi. Massimo mi chiamò un giorno, mi disse che voleva conoscere Maradona, e io gli portai Maradona a casa. All’entrata di casa mi disse “Andrea, stammi vicino perché io sto tremando” (ride, ndr). E questa fu l’emozione di Massimo, ma Pino era la stessa cosa. Era molto timido quanto lo era Massimo, però erano due personaggi straordinari, di grande valore, sia umano sia artistico.

Denise Capezza: “Il mio ricordo sul ponte del Bosforo con la musica di Pino Daniele nelle orecchie”

Quando per lavoro mi sono trasferita ad Istanbul, soprattutto nei primi tempi, avevo grande nostalgia della mia città. Ascoltavo spesso Pino Daniele, proprio perché mi riportava un po’ a Napoli. In particolare, ricordo una mattina di ritorno da un set notturno, erano più o meno le cinque. Attraversavo in macchina il ponte sul Bosforo, meraviglioso, con una canzone di Pino nelle orecchie. Sentii una forte connessione tra Istanbul e Napoli… La canzone era “Qualcosa arriverà”.

Giancarlo Corradini: “Immagina l’emozione di un dilettante che ha la fortuna di vedere dal vivo certi virtuosismi”

Il ricordo di Pino oltre che alle sue canzoni è legato alle occasioni che grazie a Ferrara e al fratello di Pino venivano organizzate con la sua partecipazione. Ho avuto la fortuna di “suonare” con lui in amicizia e di aver avuto il privilegio di passare serate nella sua casa in cui mi mostrava cosa studiava alla chitarra durante le giornate.

Immagina l’emozione di un dilettante che ha la fortuna di vedere dal vivo certi virtuosismi.

Grazie Pino

Carlo Caracciolo: “La poesia non è mai stata retorica, l’affetto per Pino è una questione personale per tutti no”

Avete presente il tempo che passa? il viso che cambia insieme alle esperienze poi ti guardi allo specchio e ti ritrovi negli stessi occhi di sempre, se dovessi descrivere questa sensazione con la musica penso a Pino Daniele.

Quando penso di essere stato un “Lazzaro felice” in giro per l’Europa con il sogno di imparare recitare e le radici piene di musica mi sento fortunato, è quasi magia …non te ne accorgevi ma qualcuno che non ti conosceva con le sue canzoni ti stava tenendo per mano, ti stava insegnando a sognare.

La poesia non è mai stata retorica, l’affetto per Pino è una questione personale per tutti noi. Quando puoi guardare i tuoi ricordi con le sue canzoni “Allora sì”, sei stato fortunato!

Stefano Fresi: “Ecco come è nato il mio amore per Pino Daniele”

In un mondo di chitarristi da spiaggia che hanno imparato a strimpellare con la chitarra grazie a “La canzone del sole” di Lucio Battisti, io ho cominciato con “Je so’ pazzo” di Pino Daniele. La canzone era bellissima e mio cugino Gianni che mi ha insegnato i primi accordi.

Era pazzo di Pino Daniele, me l’ha fatto conoscere e amare. Quando ero ragazzino, poter dire “Nun ce scassate ‘o cazzo” era una cosa trasgressiva e bellissima, ma nessuno poteva dire nulla, perché stavi cantando i versi di un poeta. Da allora è nato un amore per Pino Daniele che durerà in eterno e sto trasmettendo a mio figlio.

Evviva Pino.

Massimiliano Gallo: “Pino Daniele non è un cantante, ma un pezzo di storia, nel vero senso della parola”

Il mio ricordo è legato ad un periodo, ad una Napoli che mi da sensazioni, colori, emozioni diverse. Se penso a Pino penso ad una città che era incredibilmente rappresentata da Pino Daniele e da Massimo Troisi. Pino era Massimo e Massimo era Pino.

Rappresentano un periodo molto bello ed importante per la nostra città, dopo c’è stato un vuoto enorme che nessuno è riuscito a colmare sia artisticamente e sia per la poetica che rappresentavano questi due artisti messi insieme. Per me Pino è il Napoli di Maradona, i film di Troisi, una serie di emozioni stupende vissute. E’ un pezzo della nostra storia, del microcosmo “Napoli”.

Pino Daniele non è un cantante, ma un pezzo di storia, nel vero senso della parola. E’ un periodo che vive dentro di noi e che non siamo più riusciti a ritrovare. Insieme a Massimo Troisi sono riusciti ad esprimere la napoletanità che io amo, fatta di poesia, dignità, moderazione, pudore, quella era la vera Napoli, non quella del “mandolino” o dei “simpaticoni” che tendono ad attribuirci a tutti i costi. Loro erano riservatissimi, mi ritrovo molto in questo. Pino mi rievoca solo bei ricordi.

Ivan Granatino: “Ogni cosa che vivi a Napoli ti fa tornare sempre in mente Napule è”

Il mio ricordo personale di Pino Daniele è senza dubbio legato al momento in cui ho avuto il piacere di conoscerlo. Un po’ di anni fa feci la cover di “Chillo è ‘nu buono guaglione”. Andai a vedere il concerto suo al Palapartenope e gli feci ascoltare il pezzo. Mi fece i complimenti già per la scelta, perchè mi disse “questo è un pezzo che quando l’ho scritto e cantato io ho rischiato di farmi ammazzare”, perchè c’era una denuncia bella forte. Il pezzo gli piacque tantissimo. È stata un’emozione fortissima stringergli la mano e farmi fare un autografo. Questo è il ricordo più bello che ho. 

Non c’è solo un momento della mia vita legato alle canzoni di Pino, ne sono tantissimi. Martedì sera ho fatto un concerto sul lungomare liberato, con Pizza Village, davanti a quasi trentamila persone, e la prima cosa che mi è venuta in mente è “Napule è”. Ogni cosa che vivi a Napoli ti fa tornare sempre in mente Napule è. Sono legato a tantissime canzoni, come “Putesse essere allero”, “Nun me scuccià”, che quando litigo con mia moglie gliela canto sempre… (ride, ndr)

Raffaella Iuliano: “Ognuna delle sue canzoni ha accompagnato una porzione della mia vita, e ancora oggi le sue note hanno il potere di riportarmi indietro nel tempo”

Difficile esprimere a parole quello che ha rappresentato Pino Daniele per me. Sono napoletana, innamorata della mia città, e Pino ne è sempre stato l’essenza. Il destino gli ha donato il genio musicale, e lui ha scelto di regalarlo al mondo attraverso emozioni.

Ognuna delle sue canzoni ha accompagnato una porzione della mia vita, e ancora oggi le sue note hanno il potere di riportarmi indietro nel tempo. Il periodo più dolce, che custodirò sempre nel cuore, è quello legato all’epoca del Napoli degli scudetti, quando in città potevamo contare sulla “Santissima Trinità”: Pino, Massimo… e Diego!
Momenti felici incisi nell’anima attraverso il suono inconfondibile della sua voce e della sua chitarra, dove ogni nota rispecchiava uno stato d’animo, strumento di ammirazione e meraviglia per la gente.

Difficile scegliere, ma se c’è una canzone che mi lega più di tutte al ricordo di Pino, è senza dubbio “Quanno chiove”, e il motivo è scritto tra le nuvole, perché la pioggia ha portato con sé un segnale inconfondibile. Due volte.

La prima volta risale al 13 giugno del 1994. Ero allo stadio per assistere al concerto di Pino con Jovanotti e Eros Ramazzotti, un evento straordinario e indimenticabile. Napoli però era a lutto. Da pochi giorni avevamo ricevuto la notizia della scomparsa di Massimo Troisi, e Pino trovò conforto nell’abbraccio degli 80.000 del San Paolo. Era sul palco, a un certo punto disse: “Oggi sono passato a prendere Massimo a casa, ma mi hanno detto che era già qua”.

Ci fu un silenzio surreale, la condivisione di un brivido e un lungo applauso. In quel momento cominciò a piovere, una pioggerellina leggerissima, quasi impercettibile.Come se fosse un segno.
Qualcosa di troppo profondo per essere spiegato.
Ventuno anni dopo, ho riconosciuto la stessa pioggia.
Questa volta era stato Pino a salire tra le stelle di Partenope, aveva raggiunto il suo migliore amico.
Era il 7 gennaio 2015. Io mi trovavo in Piazza del Plebiscito, per dargli l’ultimo saluto. Eravamo centinaia di migliaia di sconosciuti, tutti uniti nel ricordo di un uomo che per noi non era un semplice musicista, ma un Amico.

Il giorno seguente, scrissi questo pensiero: “Pino è molto più di un cantante per Napoli, è un simbolo, un orgoglio che ha varcato i confini della città del mandolino.
Nelle sue canzoni ha raccontato la Napoli dei contrasti, l’amore sconfinato delle mamme, l’odore intenso del caffè, l’anima della città nascosta in ogni angolo dei vicoli del centro. Napoli croce e delizia, passione ed esaltazione, regno incontrastato della musica universale, quella madre, “Terra mia” che lui ha celebrato per quarant’anni, muovendosi sinuoso attraverso le sfumature di ogni melodia, dal blues al jazz, dal rock al pop, con l’arte inconfondibile di mescolare ritmi e linguaggi, traducendo in musica lo stato d’animo di un intero popolo.
Napoli non lo dimenticherà mai, perché Pino Daniele resterà nel suo ventre, nella sua storia, nella musica dell’anima”.

E ancora oggi, nulla cambia. La cosa più incredibile è la consapevolezza che milioni di persone, quando sentono il suo nome, provano le mie stesse emozioni… quelle emozioni che mi fanno sentire ogni volta profondamente orgogliosa di essere, anch’io, figlia di Napoli.

Per questo mi sento in dovere di ringraziare Pino, anche se so che molto probabilmente… non lo ringrazieremo mai abbastanza.

Renato Marchetti: “… Pino Daniele mi ha voluto bene”

“Noi che abbiamo un mondo da cambiare, noi che ci emozioniamo ancora davanti al mare…!”.
…Pino Daniele mi ha voluto bene.

Pino Daniele è e rimane uno dei rari artisti divenuti universali, che non ti permette di chiedere a qualcuno: Ti piace Pino Daniele? Perchè è come chiedere: Ti piace il mare? Che senso ha, il mare è il mare e non ti consente certo di dire la tua, devi solo sederti, chiudere gli occhi ed ascoltare.

Personalmente non ho avuto il privilegio di conoscerlo, di chiacchierarci magari davanti a un bicchiere di vino, ma la sua musica, quei suoi versi hanno accompagnato e tuttora lo fanno, tanti momenti della mia vita, influenzando il mio umore e magari le mie giornate senza che me ne rendessi conto fino in fondo. Ma questo un artista fa.

E quando un artista come lui ti lascia, non lascia solo un popolo di fan, una massa indefinita, ma lascia te, in prima persona, perché in qualche modo è entrato a far parte di te. Mi è successo lo stesso per il grande Massimo Troisi…perché diciamolo, se scrivi in quel modo, se reciti, canti in quel modo e allora vuol dire che TU DAVVERO MI VUOI BENE…

Pasquale Palma: “Vi racconto di quando mi sono avvicinato a Pino Daniele per la prima volta”

Da bambino conoscevo Pino Daniele ma non ero ancora suo fan. Conoscevo due, tre canzoni, però a memoria eh! Mi ricordo che in prima media, alle prove di uno spettacolo di fine anno, c’era un ragazzo che suonava la chitarra. A scuola tutti lo conoscevano proprio per questa sua attitudine artistica: lo consideravamo un musicista, uno bravo, uno forte! Questo ragazzo prese la chitarra e intonò una canzone che mi piacque tantissimo: “I SAY JE STO ‘CCA”. Alla fine dell’esibizione andai a fare i complimenti al ragazzo:

“Bravo, è tua la canzone?”

“No, no, è di Pino Daniele.”
In quel momento capii due cose importantissime; uno, che Pino Daniele era veramente forte e quel ragazzo al massimo sapeva mettere due accordi!

Da lì in poi sono diventato un grande fan di Pino

Darwin Pastorin: “Pino Daniele è la voce di mio padre e il sogno di un mondo unito dal linguaggio universale della musica”

Pino Daniele è la voce di mio padre Elio, veronese e migrante (undici anni di Brasile, dove sono nato), torinese d’adozione, pittore e sognatore, che canta “Napule è”:  la canzone che gli riportava i colori, i suoni, la disperazione e la speranza di una città che ha sempre amato. Una città che gli ricordava il Sudamerica.

Per questo tifava per il Napoli, per questo si emozionava alle vibrazioni sonore e poetiche di Pino. In quel momento, ai primi accordi, ritornava, nel suo cuore, nelle sue vene, il sogno di un mondo unito dal linguaggio universale della musica: non più barriere e confini, ma solidarietà e tolleranza. Non odio, ma un immenso, infinito abbraccio.

Grazie Pino per aver reso felice mio padre.

Michele Rosiello e MEG: “Ecco il nostro ricordo di Pino Daniele

“Il mio ricordo personale legato a Pino Daniele coincide con il primo “ricordo musicale” che ho! Avevo 3 o 4 anni quando ascoltai per la prima volta le note di “Quando”, e da allora non ho più smesso. “E vivrò.. tutto il giorno per vederti andar via..”, ha dichiarato Michele ROsiello

Anche Maria Di Donna, in arte MEG, impegnatissima in studio con un progetto, non ha voluto declinare il nostro invito, ricordando con emozione il momento in cui Pino, scoperta la sua passione per la musica, le regalò una chitarra MIDI.

Tommaso Primo: “I miei ricordi tra inseguimenti ed emozioni”

Io ero l’inseguitore di Pino. Ho vissuto Pino nella seconda fase della sua carriera, anzi nella terza, essendo nato nel 90′. Ogni volta che finiva un concerto inseguivo la macchina con la quale viaggiava, solo per strappargli un saluto, un sorriso, un abbraccio, ma non ci sono mai riuscito. Ricordo che una volta raggiunta la macchina, bussavo al finestrino, ma Pino non si girava mai. Una volta stavo per abbracciarlo, ma i bodyguard mi spostarono.

Ero rassegnato a non avere alcun contatto con Pino Daniele e non c’è mai stato in effetti. Voglio raccontarvi quest’episodio: era un periodo nero della mia vita, ero al Vomero, lui presentava il suo ultimo album e mi infiltrai nel posto in cui doveva presentare questo album, lui stava salendo in auto, non erano ancora saliti gli autisti, bussai il finestrino e sono stato per trenta secondi con le mie mani a contatto con le sue. Lui rideva ed è stata una delle esperienze più emozionanti della mia vita.

Franco Ricciardi: “Pino è stato sempre presente. Vi racconto un aneddoto legato all’immenso Pino

“I ricordi ne sono tantissimi, legati alla mia adolescenza. Pino Daniele è stato sempre presente. Un aneddoto bellissimo è stato quando venne in concerto al San Paolo con Ramazzotti e Jovanotti, gli chiesero cosa ne pensasse della musica popolare napoletana. Lui disse che tra tutti preferiva Franco Ricciardi, perché è uno che viene dal popolo e si è confrontato con i centri sociali. Mi ricordo benissimo questa cosa che lui mi invitò al concerto, mi fece avere l’invito in tribuna VIP. Un po’ tutti riportarono questa cosa, e ancora oggi ho ben conservato tutti i giornali su cui lui dichiarava questa cosa. Era il periodo in cui feci il pezzo con i 99 Posse. Per me è stata una grande soddisfazione avere i complimenti dall’immenso Pino”. 

Dario Sansone: “Posso dire di averlo conosciuto profondamente attraverso la sua musica”

“...come ogni napoletano della mia generazione sono legato in maniera indissolubile alle canzoni di Pino, lui ci ha lasciato un enciclopedia della canzone moderna napoletana, Pino Daniele non ci ha mai abbandonato, continua ad essere presente nei nostri giorni e riecheggia nelle produzioni di tanti artisti contemporanei. Dopo la sua dipartita “terrena” ho avuto difficoltà per almeno un anno a riascoltare le sue canzoni, come se portassi un lutto, poi il tempo ha sanato questa mia condizione a testimonianza che quello che lasciamo ai posteri ci rende realmente immortali. Ho il rammarico di non averlo mai conosciuto personalmente ma il grandissimo onore di averlo conosciuto profondamente attraverso la sua musica“.

Giorgio Verdelli: “La musica di Pino Daniele è stata una vera rivoluzione musicale di linguaggio”

“La musica di Pino Daniele è stata una vera rivoluzione musicale di linguaggio, perché è stata una musica fortemente ancorata alla tradizione, anche con degli stilemi della canzone napoletana, con degli elementi di Renato Carosone, ma assolutamente rivoluzionaria nell’architettura musicale, prendendo delle cose dal jazz, dal soul, dal linguaggio dell’improvvisazione. Questo è stato fatto perché Pino Daniele era uno straordinario cantautore e uno straordinario musicista, e si avvaleva di una straordinaria band di musicisti che tutti conosciamo, in particolare quella di Vai Mo’, con Tony, Tullio, James, Joe e Rino, ma anche ricordo quella di “Nero a metà”, con Gigi De Rienzo, Rosario Jermano, che è stato il suo collaboratore storico, Ernesto Vitolo, Agostino Marangolo e così via. Pino Daniele è stato capace di fare una vera sintesi tra questi linguaggi.

Oltre a questo, è stato, insieme a Massimo Troisi, quello che ha reso il linguaggio napoletano e il linguaggio del sud “cool”, come direbbero oggi. Di moda. Ha portato una ventata di rinnovamento per far sì che una generazione, che è quella mia, ma anche quella dei ragazzi che sono venuti successivamente, è diventata quasi di moda perché addirittura c’erano quelli che si fingevano napoletani pur non essendolo. E questa è una cosa di cui gli dobbiamo essere assolutamente grati. 

Il canzoniere di Pino Daniele è un canzoniere alla pari di quello dei grandi songbook americani, cioè le sue canzoni, così come, in modo diverso, le canzoni di Dalla, Battisti, De Gregori, Edoardo Bennato, sono canzoni senza tempo, tant’è vero che ancora le stiamo a cantare. 

La festa dello scudetto del 1987? Quello è un momento per me molto importante, perchè io ero l’autore della parte musicale di quello spettacolo con Minà, “Festa per lo scudetto”, e mentre ero all’auditorium andai al San Paolo e Pino Daniele lo presentai io, e dissi due parole: “Pino Daniele”. E Pino cominciò facendo un pezzetto di ‘o sole mio in modo meraviglioso. Per me, è un colpo al cuore. Quello è stato un momento in cui Napoli è stata protagonista assoluta: c’erano Pino Daniele, Maradona e Massimo Troisi. Purtroppo due non ci sono più e uno non gioca più. Per cui, il ricordo, è lancinante”

Interviste a cura di Corrado Parlati e Gennaro Bianco
Ad Alessia Bartiromo va un sentito ringraziamento per la collaborazione.

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