I musei più strani del mondo

La costante del mondo moderno è la specializzazione: non si tratta tanto di scoprire cose nuove, quanto di indagare quelle che già invadono la nostra realtà. Non c’è gusto o inclinazione del pubblico che non venga giustificata ed approfondita da moda e pubblicità, e dunque forse non c’è poi così tanto da sorprendersi nello scoprire che anche il mondo dell’arte si è adeguato, dedicando spazi museali alle più disparate curiosità. Ecco, per voi, alcuni esempi dei più strani musei del mondo!

Museum of the world funeral culture

Novosibirsk, Siberia, Russia

Probabilmente non esiste un posto più adeguato alla contemplazione della nostra propria mortalità delle più remote lande siberiane: è proprio qui, nella quasi-capitale Novosibirsk, che si può trovare l’unico museo al mondo che tratti di tradizioni funerarie. La collezione tracima di dipinti, disegni, fotografie, iscrizioni e una varietà infinita di altri oggetti interessati dal tema della morte e della sepoltura nelle diverse culture del globo. Una mostra permanente espone centinaia di vestiti “da lutto”, alcuni dei quali arrivano da un passato remoto fino al XIV secolo, mentre dal XIX secolo emergono le croci, le lapidi e le architetture dei cimiteri d’epoca. Questa Disneyland della morte firmata dal miliardario Sergei Yakushin ospita ogni anno la Necropolis-Tanexpo, una fiera mondiale durante la quale vengono dettate le ultimissime regole della moda per quanto riguarda bare ed ornamenti funebri – una cosa dell’altro mondo!

The Museum of Jurassic Technology

Los Angeles, California, Stati Uniti

Ok, vi starete chiedendo quali tecnologie mai potessero esserci nel Giurassico, e non siete i soli. In effetti, il nome trae in inganno il visitatore: il museo ha poco a che vedere con enormi dinosauri e piante estinte da millenni, quanto piuttosto all’innata (ed impossibile da datare!) necessità dell’uomo di collezionare cose. Tra le esposizioni permanenti, una si occupa di “case trasportabili” e raccoglie fotografie, modellini e diorami di roulotte e altre case su ruote, mentre un’altra presenta una serie di stilisticamente ragguardevoli ritratti di tutti i cani che hanno preso parte al Soviet Space Program dal 1959 al 1961. Se non potete recarvi a Los Angeles di persona per ammirare questa meraviglia di accumulazione compulsiva, nel 1995 lo scrittore Lawrence Weschler ha pubblicato un volumetto dedicato alla struttura, dal curioso titolo Mr. Wilson’s Cabinet of Wonder: Pronged Ants, Horned Humans, Mice on Toast, and Other Marvels of Jurassic Technology.

Miho Museum

Prefettura di Shiga, Giappone

Questo particolarissimo edificio, per lo più interrato, è opera del visionario architetto I.M. Pei, lo stesso che progettò la piramide di vetro del Louvre. All’interno, la collezione è varia e slegata, comprendendo tra gli altri un murale proveniente da Pompei e la più grande statua del Buddha Gandhara esistente al mondo. Mihoko Koyama, curatrice del museo e fondatrice di una religione chiamata Shinji Shumeikai che professa la cura dell’anima attraverso l’arte, spiega che la collezione è stata pensata così com’è non per i collegamenti interni alle opere, ma perché costruisse una storia psicologica delle attività artistiche umane, dalle quali i visitatori potessero estrarre energia positiva. Un’altra colonna della sua fede? Costruire palazzi meravigliosi in località remote per sanare il rapporto tra uomo e natura!

Museo della Frutta

Torino, Italia

C’è stato un tempo, nel XIX secolo, chiamato “l’età dell’oro della frutta”, di cui in particolare Francesco Garnier Velletti ci ha lasciato centinaia di modellini iperrealistici di pere, mele, pesche, prugne e grappoli d’uva, tutti conservati oggi nella collezione permanente del Museo della Frutta di Torino. Garnier Valletti è stato un pioniere della cosiddetta pomologia, un’arte che ha avuto una certa fortuna in Italia, nata nella Toscana del XVIII secolo, ed è particolarmente conosciuto per la sua tecnica innovativa con cui, mischiando cenere e cera, rendeva i suoi modellini teneri e morbidi come se contenessero realmente il loro succo. Il Museo, ad ogni modo, è molto di più di una serra sempreverde: oggi ha assunto la missione di farsi testimone dell’importanza della biodiversità, nonché della storia e dell’evoluzione dell’agricoltura italiana, con uno sguardo approfondito sulle interferenze dell’uomo sulla natura.

Marzia Figliolia

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