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L'arte ci rende immortali

“Tuo, Simon” e l’importanza di rappresentare tutti

Il mese dei pride è appena cominciato e non c’è modo migliore di inaugurarlo che parlando di un film arcobaleno come “Tuo, Simon”.

È fondamentale fare una promessa: “Tuo, Simon” è un film su adolescenti per adolescenti, ma tra i film adolescenziali fa testo per la novità del suo tema.

Simon è un liceale qualunque che conta i giorni che lo separano dal giorno del diploma e trascorre la maggior parte del suo tempo con i suoi inseparabili amici. Ma Simon ha un segreto: è gay, e sta ben attento a non lasciar trapelare nulla di questo segreto nemmeno con i suoi amici e la sua famiglia.

L’unico modo che Simon ha per concedersi di essere davvero se stesso è attraverso il web, grazie al quale intraprende uno scambio di e-mail con un altro studente della scuola che, come lui, utilizza uno pseudonimo per celare la sua identità: nel mondo virtuale Simon è, infatti, Jaques, mentre il suo corrispondente si fa chiamare Blue.

Tutto procede per il meglio, tant’è che Simon inizia a provare dei veri sentimenti per Blue, fino a quando per errore una delle mail che Simon scrive a Blue non finisce nelle mani sbagliate e i suoi contenuti divulgati sul web, facendo scoprire a tutta la scuola il segreto che il ragazzo era determinato a nascondere a tutti i costi.

Simon è costretto a fare coming out anche se non è pronto, anche se non ha deciso di farlo, ed è anche costretto a fare i conti con bulli che lo prendono in giro e l’allontanamento dei suoi amici e di Blue stesso.

È questa la novità, il fulcro di una commedia solare e leggera, che ha una sceneggiatura ben scritta e che riesce a mantenere l’attenzione del pubblico grazie all’escamotage della celata identità di Blue, che verrà svelata solo alla fine, e che ha a suo favore una colonna sonora davvero ottima, sia per quanto riguarda le canzoni originali curate da Jack Antonoff che per quelle non originali, tra le quali spiccano “Bad Romance” di Lady Gaga, “Love me” dei The 1975, “I wanna dance with somebody” di Withney Huston e persino “Someday at Christmas” nella versione dei Jackson Five.

Forte anche del fatto che la vicenda è tratta dal libro della psicologa Becky AlbertelliNon so chi sei ma sono qui” (in originale: “Simon vs the homo sapiens agenda”), il film riesce a caratterizzare benissimo il personaggio di Simon nel suo dissidio, nei suoi dubbi, ma soprattutto nella sua paura di non essere più considerato lo stesso Simon dopo il coming out. Per parte del film la questione di Blue viene messa da parte per far spazio alla violazione che Simon ha subito e che gli ha tolto la possibilità di decidere quando e come rivelare quel segreto che così gelosamente custodiva.

Gli attori, per quanto giovani, riescono a reggere bene praticamente tutto il film.

Nick Robinson in particolare, che abbiamo già conosciuto nel primo capitolo di “Jurassic World”, è un Simon perfetto, capace di non sentirsi quasi mai a suo agio nella sua pelle fino a che non riesce a liberarsi davvero del peso che porta.

Un altro volto conosciuto del film è Katherine Langford della serie tv “Tredici” che questa volta fa da spalla in una vicenda a tratti simile a quella che la vede protagonista su Netflix.

Il pezzo da novanta del film è, però, Jennifer Garner, che interpreta la madre di Simon e rimane in disparte per quasi tutto il film, ma è la protagonista di un dialogo bellissimo con il suo figlio sullo schermo che esplicita benissimo il limbo che Simon sta vivendo.

Alla fine della fiera, il film rimane una commedia per adolescenti senza particolari pretese, se non quella della rappresentazione, ed è proprio per questo che abbiamo un bisogno disperato di più film come “Tuo, Simon”.

Il punto di forza del film è il fatto che è uno dei pochissimi (se non il primo) film di questo genere che vede come protagonista un adolescente gay: se gli adolescenti di qualche anno fa hanno avuto il loro tempo delle mele e quelli più giovani hanno avuto la loro storia d’amore vampiresca, con “Tuo Simon” anche i ragazzi gay possono godere di un film che li faccia sognare e che non li faccia sentire diversi da qualsiasi altro comune adolescente.

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