“Solo”: una atipica storia di Star Wars

Secondo appuntamento con i film targati “A Star Wars Story” che questa volta riscopre uno dei personaggi principali della trilogia della saga originale: Han Solo.

Il film, che sembrava destinato a diventare un flop sin dalla sua produzione a causa del cambio registico (il testimone è passato da Phil Lord e Christopher Miller a Ron Howard) e alle critiche che circolavano negli scorsi mesi, si dimostra contro ogni pronostico un buon film per il suo genere.

L’intreccio è molto semplice e viene percorsa la vita del protagonista dai 18 fino ai suoi 24 anni.

Han, ben lontano dagli ideali ribelli, è determinato a lasciare insieme alla sua ragazza Qi’ra il loro pianeta, dominato dalla “Signora del Crimine” Lady Proxima. Durante la fuga, però, qualcosa va storto e i due sono costretti a separarsi. Han ha, quindi, un nuovo scopo: si arruola per l’Impero per diventare un pilota (il migliore della galassia), così da poter ritrovare Qi’ra.

È grazie a questa missione che va delineandosi l’Han che conosciamo: nel suo viaggio per ritrovare Qi’ra incontrerà amici preziosi come Chewbecca, storici come Lando Calrissian ed indispensabili come il Millenium Falcon.

Bisogna dimenticare, però, lo Star Wars che conosciamo: in “Solo” è troppo presto perché ci sia una ribellione forte come abbiamo visto in “Rogue One”, ma è anche troppo tardi perché regni ancora l’epica atmosfera del periodo degli Jedi. Ci troviamo in un lasso temporale intermedio dove qualcosa di leggendario si è appena concluso dando inizio ad un periodo oscuro, ma allo stesso tempo qualcosa di altrettanto grande è sul punto di cominciare. L’Impero rimane sullo sfondo, ed in fondo è giusto che sia così: Han ha sempre avuto pochi contatti con esso e, comunque, i loro contatti sempre avvenuti per mezzo di terzi.

Ciò non significa che il film manchi d’azione: al contrario, per più della metà del film è dominato da scene di scontri che non hanno la stessa eleganza degli scontri tra Jedi e Sith o la stessa potenza degli scontri dei caccia ribelli contro quelli imperiali, ma che sono avvincenti quasi allo stesso modo.

Nonostante la massiccia presenza di azione, sono però i personaggi a reggere l’intero film.

L’Han che incontriamo nel film è legato all’immagine che ci siamo fatti di lui e, quindi, legato alla sua caratterizzazione storica, ma riesce in qualche modo anche ad essere nuovo: è un Han più naif e possiede una simpatia più ancorata al nostro millennio che, per chi per motivi anagrafici ha visto Star Wars in tempi recenti, ci fa sentire più vicini al personaggio. Alden Ehrenreich è, nonostante le numerosissime critiche (davvero immotivate, aggiungerei), un Han Solo fresco e raggiante che affronta la sua vita con una determinazione che ritroveremo solo nell’ultima parte della trilogia originale.

La pecca di Ehrenreich è stato forse avere nello stesso film un Donald Glover strepitoso che dà a Lando Calrissian un carisma folgorante, rendendo questo difetto non la mancanza del primo, ma semmai un plusvalore dell’altro.

Lando è uno di quei personaggi che non si può fare a meno di odiare almeno un pochino, ma in questo film assistiamo al suo recupero: Glover gli regala tutto il suo charm che, combinato ai mantelli di lusso e al suo amore per la droide L-3 che si batte per la parità di diritti, trova la giusta soluzione per riscattarsi e conquistare il pubblico, senza negare mai il suo carattere truffaldino.

La quota rosa del film è rappresentata da Emilia Clarke che ha il vantaggio di non dover rappresentare un personaggio già noto al pubblico, visto che Qi’ra è una new-entry nell’universo Star Wars. Qi’ra non ha molto in comune nemmeno con Leia, un paragone legittimo visto il ruolo che condividono in relazione a Han, ma se c’è qualcosa che le accomuna, quello è sicuramente la loro capacità di mantenere le redini della situazione: come Leia, anche Qi’ra è, a modo suo, un generale.

Un personaggio nuovo è anche quello di Woody Harrelson che veste i panni di Beckett, un truffatore che diventerà il mentore di Han, ma del quale il giovane erediterà più gli aspetti positivi che quelli negativi.

Se tutto questo non fosse abbastanza per convincere i più scettici, la carta da giocare allora è quella della rievocazione.

Nonostante sia un film nuovo che probabilmente non renderà giustizia al personaggio di Han per chi è più legato ai film originali, i rimandi ad essi sono parecchi e colpiscono nel segno: i dadi di Han, il Falcon e i grandiosi salti nell’iperspazio che non sono mai stati belli come in questo film, oltre che la vera storia della rotta di Kessel attraversata in 12 pasec, per finire con la colonna sonora che, sebbene firmata da John Powell, cede il tema musicale dedicato al protagonista al compositore storico di Star Wars, John Williams.

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