La ribelle Coco

Confesso: non avrei voluto parlare di lei, o meglio, non avrei voluto ancora parlare di lei. Non perché abbia una qualche forma di avversità nei confronti del suo personaggio, anzi penso sia un modello di tenacia e forza prima che un mito della moda, ma, semplicemente, perchè di lei se ne è parlato talmente tanto che spesso la reltà si è confusa con la leggenda.

Però, riflettendoci, non è possibile parlare di moda e accennare a quanto la storia del costume sia per certi versi legata indissolubilmente alla storia dell’emancipazione femminile senza parlare di lei: Coco Chanel.

Chi era Coco Chanel? Sicuramente una donna fuori dal comune, un’imprenditrice, una creativa, ma soprattutto una visionaria, che non ha soltanto lanciato un brand ma ha rivoluzionato la società del suo tempo e la percezione che questa aveva della figura e del ruolo delle donne.

Nasce il 19 Agosto 1883, in un villaggio al sud della Francia, in una famiglia umilissima. Ben presto diventa orfana di madre, spedita in orfanotrofio dal padre, viene cresciuta dalle suore.

Il resto è storia ma l’inizio della vita di Coco è molto indicativa sul tipo di donna che era, di come affrontava la vita e trasformava le sue esperienze al servizio della sua arte: ad esmpio, per le sue collezioni, prenderà ispirazione dalle tonache delle suore che l’avevano cresciuta sia per la scelta dei colori sia per il taglio degli abiti.

In sostanza, ha trasformato un’esperienza che per molti sarebbe stata classificata come dolorosa in fonte di ispirazione.

L’avventura di Coco nel mondo della moda inizia, nel 1908, creando semplici cappellini di paglia con nastri di raso a Parigi e a Deauville.

Successivamente crea anche abiti e, nei primi anni della sua attività come “modiste”, per una serie di fortunati incontri viene a contatto con l’alta società contro la quale la sua indole libera, forte e ribelle si scontra: erano gli anni della Belle Epoque, le donne erano strizzate in corpetti e il loro abiti sontuosi e drappeggiati.

In contrapposizione Coco racconta: “Fino a quel momento avevamo vestito donne inutili, oziose, donne a cui le cameriere dovevano infilare le maniche: invece io avevo una clientela di donne attive; una donna attiva ha bisogno di sentirsi a suo agio nel proprio vestito”.

La donna di Coco è una donna androgina, emancipata ed indipendente. È lei stessa che incarna l’esempio per le donne del suo tempo: la sua immagine con i capelli tagliati alla garçonne è l’emblema della rottura con i canoni classici di bellezza e dell’emancipazione femminile del tempo.

Chanel elimina tutto quello che è ingombrante per tornare all’essenzialità con linee dritte, pulite, che assecondano il corpo. Anche i materiali sono essenziali e morbidi: il jersey diventa il materiale d’elezione per i suoi abiti.

Verso la metà degli anno ’20, introduce il petite robe noirevestitino nerodalla forma a sacchetto o a grembiule, senza segni in vita, decorato spesso da polsini e colletti bianchi e accessoriato con cappelli cloche.

Negli stessi anni lancia la moda dei gioielli fantasia: vistose e colorate pietre, creazioni di bigiotteria alternate a ciondoli, perle e cristalli, per creare decorazioni e animare gli abiti minimali.

Nel 1921 nasce il profumo più famoso al mondo: Chanel N.5. Il successo della fragranza viene decretato dalle dive di Hollywood di tutti i tempi, impossibile dimenticare Marilyn che dichiarava: “Quando vado a letto non indosso niente, solo due gocce di Chanel N° 5”.

Negli anni ’30, delinea monsieur le tailleur, completi dal taglio maschile, fatti con stoffe moribide e cadenti, essenziali ma adornati da passamaneria e bottoni dorati.

Crea la famosissima 2.55, la conosciutissima borsa di pelle nera matelassè con la tracolla a catena che si intreccia con il cuoio, che oggi è un must.

Con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale, Chanel, ferma la sua attività fino al 1954. Torna, ormai a 71 anni, a fare moda e a far parlare di se mantenendo sempre il suo stile sobrio ed essenziale contro l’opulento New look di Christian Dior. Senza mezzi termini dichiara: “Il New Look di Dior? Sono vestiti disegnati da un uomo che non conosce le donne, che non ne ha mai avuta una e che sogna di essere una di loro”

Muore nel 1971, lasciando la maison ai suoi collaboratori Gaston Berthelot e Ramon Esparza e l’atelier a Jean Cazaubon e Yvonne Dudel.

Nel 1983 arriva alla maison Karl Lagerfeld, prima per l’haute couture poi come direttore creativo del marchio, che è riuscito a fondere perfettamente il suo stile eclettico e l’anima essenziale di Coco.

Ancora oggi se si parla di Chanel non si può fare a meno di pensare alla sua insostituibile fondatrice Coco, al suo forte temperamento e allo stravolgimento che ha portato nella vita di tutti.

A questo punto mi sono guardata attorno e ho ripassato mentalmente il mio armadio. Blazer, tubino nero, pantaloni morbidi, cardigan, camicie maschili, tailleur dal taglio maschile, borse matelassè: proprio come aveva immaginato Coco.

A pensarci bene se le donne oggi sono emancipate, libere, si autodeterminano e si vestono come vogliono devono ringraziare anche la coraggiosa e ribelle Coco.

 

Anna Vollono

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