ESCLUSIVA – Francesco Montanari: “Cerco sempre una connessione umana con me stesso per i ruoli che interpreto. A Cannes ho rischiato l’infarto…”

Quando l’umiltà, il sacrificio, la perserveranza, fanno da padrone nella mente umana, il risultato umano e professionale che ne scaturisce, non può che essere vincente. Oggi, noi di MentiSommerse.it, abbiamo avuto l’onore di avere ai nostri microfoni Francesco Montanari, fresco di premio come “Miglior Performance” al festival Canneseries. Conosciuto dal grande pubblico grazie alla sua magistrale interpretazione de “Il Libanese”, in “Romanzo Criminale-La serie”, negli anni si è fatto apprezzare per le sue interpretazioni variegate e innovative, ultima quella del  PM Saverio Barone, che gli è valso il premio sopracitato. Francesco sarà in scena sabato con “La più meglio gioventù”, per la regia di Alessandro Bardani, al teatro Nest di Napoli.

“La più meglio gioventù”

Io interpreto Francesco, abbiamo deciso successivamente di dare ai personaggi i nostro nomi reali. Questo è un progetto nato da me e dal mio miglior amico, Alessandro Bardani, autore e regista, ed è praticamente stato contemplato sulla falsariga di “Aspettando Godot”, con tutto il dovuto rispetto. Parla di questi due ragazzi che si vedono, in un luogo fisso, ad una certa ora della sera, sono molto amici e si lamentano di tutto. Si dicono puntualmente di dover dare una svolta, di dover sistemare le cose, ma alla fine non fanno mai nulla. Hanno entrambi un malessere interiore che porta entrambi ad essere insoddisfatti della propria vita, a vedere tutto negativo, a sottolineare tuttò ciò che non va bene a loro modo di vedere, stereotipi sociali compresi. Siamo una generazione di disperati, nel senso che non abbiamo dei punti di riferimento interiori diamo la colpa della nostra insofferenza sempre ad un qualcosa di “esterno”, quando in realtà basterebbe porsi le domande giuste. Per quanto mi riguarda, credo che la cosa migliore sia lasciar perdere i fattori esterni e coltivare il proprio istinto, il proprio “essere” interiore e alla fine si potrà arrivare ad una tranquillità. Io ancora non ci sono riuscito, mi auguro di riuscirci presto (ride ndr). Lo spettacolo è un pò una sorta di “eravamo quattro amici al bar” che volevano cambiare il mondo, ma poi la vita ti distrae. Tra una stand-up comedy e una lettura molta divertente. Cercheremo di farlo diventare uno spettacolo di prosa a tutti gli effetti. Quello che vedrete sabato è un reading performato molto divertente e riflessivo.

“Uno zio Vanja” e il rapporto con Vinicio Marchioni

Io e Vinicio siamo fratelli. Quando lui ha voluto intraprendere questo progetto, questa grande regia, ha cercato persone a lui consolidate. Ha chiamato me in questa avventura ed io sono stato felice ed onorato. Mi ha affidato il ruolo di Astrov, uno dei personaggi più belli, a mio avviso, di tutta la drammaturgia mondiale, un uomo che vuole essere amato e perdonato da questo paziente che gli è morto sotto i ferri, ma l’unica persona che può perdonarlo è se stesso, non essendoci il paziente e quindi il perdono non arriverà. E’ stata un avventura molto bella, adesso Vinicio sta facendo un documentario e credo che abbia intenzione di farne anche un film. L’anno prossimo riprenderemo sicuramente lo spettacolo. Che dire, condividere il palco con un fratello, essere diretto da lui, dato che Vinicio è un grandissimo regista, è stata una splendida esperienza. Abbiamo portato a teatro tantissimi ragazzi che non c’erano mai stati, hanno visto questo spettacolo e sono rimasti innamorati del teatro. Siamo felicissimi.

Il premio “Best Performance” a Cannes e la contrapposizione tra i ruoli interpretati

A Cannes ho vinto questo premio “Best performance” ed ho rischiato l’infarto quando ho sentito: “Francesco Montanari (Con tanto di accento francese ndr.)”. Non me lo sarei mai aspettato. Per quanto concerne i ruoli ladro-poliziotto che si pongono in contrapposizione tra loro, io cerco sempre una connessione umana con me stesso per i ruoli che interpreto. Quando sposo un progetto lo faccio in base alla connessione umana che posso io dare, oggi, rispetto ad un carattere. Ad esempio, il Libanese potrà essere amato solo dalla mamma ed ha scelto quella via comportamentale per dimostrargli il suo valore, sbagliando ovviamente. Invece, Barone è un uomo che vuole arrivare a tutti i costi, vuole essere riconosciuto dal collettivo, non per fama, bensì per riconoscenza collettiva, mai più nessuno gli metterà i piedi in testa. Io lavoro così, su tutti i ruoli.

Il rapporto con “Il Libanese”

Assolutamente no. Umanamente no. Il tempo che ci metto ad entrare in un ruolo è direttamente proporzionale al tempo che ci metto per uscirne. Quando mi danno un personaggio, faccio un lavoro approfondito e scopro di avere attivazioni interne, necessità che ti portano a recitare in un modo piuttosto che in un altro. Ci ho messo tempo, ma adesso ne sono uscito (ride ndr.). Ho avuto anche dei momenti di ripudio verso quel crimine, quell’arroganza. Ora sono in pace con me stesso.

La seconda stagione de “Il cacciatore” ed altri progetti

Gli sceneggiatori sono al lavoro per la seconda serie de “Il cacciatore”, credo che saremo sul set non prima di maggio 2019. Dato che la serie è tratta da “Il cacciatore di mafiosi” di Alfonso Sabella posso dire che ci saranno sicuramente degli episodi tratti dal libro, quelli sono fatti di cronaca che non possono essere cambiati. Nella serie però ad essere veri sono solo i fatti di cronaca, anche il mio nome, gli snodi drammaturgici della vita privata sono inventati. Adesso sto cominciando un film, le cui riprese si svolgeranno tra Roma e Praga, ma non posso dire nulla in merito, ne parlerò appena potrò. Sto valutando delle proposte. Cerco progetti che mi appaghino umanamente ed artisticamente. Ci sarà la ripresa di “Zio Vanja”, svilupperemo la più meglio gioventù e lo faremo diventare uno spettacolo. I miei hobby sono due: la lettura e la scrittura, scrittura narrativa, non sceneggiature.

Grazie a Francesco Montanari per la disponibilità

Intervista realizzata da Gennaro Bianco

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