Il sottile filo del pensiero

In Giancarlo Moscara tutto nasce da una spontaneità quasi disarmante e, al contempo, nulla sembra dato al caso.

Artista e graphic designer, autore di rinomati marchi di importanza nazionale, Moscara precipita in un’azione diretta, sempre frutto di un pensiero, o meglio, del sottile filo della logica, che riesce a correlare il conscio e l’inconscio delle idee, dimostrando che, così come la mente genera i suoi mostri, così un valido slancio oltre la punta del proprio naso permette, forse, di risolverli.

Alla bidimensionalità delle tele, Moscara accosta sempre la corposità di un elemento quasi “mnemonico”, in grado di sfondare la piattezza della forma e ridare tonicità agli aspetti della terza dimensione.

   

La sensorialità emotiva viene così riscoperta nel risultato stesso dell’arte, macro o micro spazio in cui l’osservatore e, ancor prima, l’artista riescono a trovare una propria posizione, nella società così come nella vita.

Questo il motivo per cui la critica d’arte Maria Agostinacchio scrisse a proposito del Maestro  “ad osservare la sua storia, si ha la sensazione di essere nell’Umanesimo, quel momento dell’arte in cui alla linea era affidata l’invenzione, in cui l’immaginazione non era scissa dalla pratica, in cui il  λόγος si sostanziava nel ποιείν”.

A sostegno di questo umanesimo,  Moscara ha sempre saputo creare con il pubblico un’atmosfera conviviale, raccontando di come tutto nasce da un filo, un segno, un’idea e di come il tessuto di un pensiero possa creare la sua azione, attualizzandosi e contestualizzandosi, senza mai perdere di vista il fil rouge, unico ed evidente, che opera nella rilegatura della Storia del tempo e degli uomini.

 

   

«Dipingere a rallentatore» ha raccontato Moscara al suo pubblico «dare forma e direzione permette di ottenere una pittura. Ma in quanto tempo? In che modo? Con quali colori? Il pensare all’arte ha un suo progetto rallentato, impossibile da attuare nell’immediatezza perché dopo un’idea si coordina un’altra idea ed è così che il pensiero va a finire da qualche parte. Per questo il tempo implica un percorso che non si può conoscere a priori».

Comporre e ordinare la realtà di quello che il pensiero suggerisce, per Moscara, comporta che lo sguardo non ristagni mai in un unico punto fisso, ma sia disposto a “guardare altrove”. Afferma Moscara «cos’è l’Altrove? L’idea tutta immaginaria di uscire fuori da sé, una costante che faccio tuttora».

Eppure quel filo tensionato del ragionamento, in Moscara, si fluidifica per stemperarsi e riprendere forma pian piano, idea dopo idea, senza per questo perdere la memoria di un tempo che passa e senza per questo scartare leciti ripensamenti.

In fin dei conti l’Arte sa perpetuarsi anche per questo: a ogni artista è dato il merito di lasciare una storia del proprio segno, della propria personalità, del proprio pensiero.

 

   

 

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