Viaggi di Carta – Un uomo che dorme di Georges Perec

Confesso ma non sono colpevole -e nel caso lo fossi- confesso che non era mia intenzione peccare, o sbagliare o recar danno a qualcuno giacché come diceva Ottavio Missioni: “La lettura è miracolosa. Con pochi euro si può passare una serata col signor Voltaire mentre tante volte ti siedi al bar a parlare con un coglione qualsiasi.

Ed è quello che ho fatto, ma non con Voltaire bensì con Georges Perec e devo dire che “Un uomo che dorme” è stato uno dei libri più illuminanti che mi sia capitato tra le mani negli ultimi mesi.
Illuminante perché inizialmente ho pensato che questo romanzo fosse lontano dalla mia personalità e da tutta la cerchia di persone che attraverso l’essere emotivi incastrano la propria identità, ma poi ho scoperto di più.

Il protagonista della storia è uno studente che vive ordinariamente la sua esistenza, lasciandosi trasportare dagli eventi senza mutare mai, fermo, impassibile nei confronti della realtà in cui è ubicato; cose e persone gli trapassano la vista ma senza toccarlo nel profondo e minimamente.

Un venticinquenne che il giorno dell’esame, si mostra incurante al suono della sveglia e  resta inerme tra lenzuola e cuscini semplicemente perché  vuole dormire. Un ragazzo che c’è ma non c’è, che esiste ma non esiste, un corpo senza anima, simile ad un cumulo di ossa in preda ad una depersonalizzazione cronica diviso tra la vita vera e quello che potrebbe essere, certamente meno sicuro, meno preconfezionato.

Vagabondo nei posti che tange con le suole delle scarpe, privo di abitudini, desideri o spirito di rivalsa.
Insomma, “Un uomo che dorme” in una città che ha formato grandi menti nei caffè parigini, un Casper atarassico, un’ombra.

Un romanzo che leggendolo d’impatto senza una giusta riflessione ci delinea un essere umano inconsistente, ma in verità è tutt’altro. Apparentemente lo scrittore francese descrive uno scansafatiche, un inetto, uno che è disposto di punto in bianco a procrastinare interamente la sua esistenza, la verità, però, è che il personaggio di Perec tenta proprio di sbrogliare dei quesiti sull’esistenza stessa: fare i conti con il tempo.

Decidere di adattarsi, portare a termine gli studi e perseguire una carriera che gli possa garantire la fissità o gettarsi in pasto all’istinto? Questo è il dilemma.
Nel frattempo, però, il giovane con indifferenza si perde tra la folla fino ad annichilirsi.

Lo scrittore dice che “L’indifferenza dissolve il linguaggio, imbroglia i segni. Sei paziente e non aspetti, sei libero e non scegli, sei disponibile e niente ti mobilita. Non chiedi niente, non esigi niente, non imponi niente”.

Però, anche scegliere di essere indifferenti trattiene inevitabilmente un principio di scelta perché egli ha scelto di non avere più paura di “perdersi, ancora una volta, nel tempo a venire, ogni volta di più, errare infinitamente, trovare il sonno e una certa pace del corpo: abbandono, sfinimento, deriva, assopimento.”

Perec con il suo “uomo che dorme” ha rappresentato ognuno di noi perché spesso in preda alla mestizia ci perdiamo nel baratro dello sconforto; talvolta anche per un lasso temporale sostanzioso.

Questo libro è stato fondamentale per me, ragion per cui lo consiglio.
Con esso ho captato che ricevere una scossa, sbagliare, accettare alcune condizioni è il più delle volte giusto perché solo così possiamo raggiungere una formazione seria.
Non possiamo essere padroni del mondo vivendo solo con noi stessi.
Le emozioni vanno scosse anche leggendo la lista della spesa.

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