ESCLUSIVA – Vincenzo Russo: “Il vinile ti conduce verso una maggiore attenzione a ciò che tu hai deciso di ascoltare, e quindi verso te stesso”

Il Vinile riesce a conferire alla musica una dimensione completamente diversa rispetto a qualsiasi altro formato. Provateci, se non lo avete mai fatto: scegliete la vostra canzone preferita, ascoltatela prima su Spotify, poi mettete su il 33 giri e fate girare il disco. Tutto sarà più intenso, dal suono alle emozioni. Sì, perché quel disco emana un qualcosa di magico. In occasione della XX edizione di DiscoDays, noi di MentiSommerse.it abbiamo intervistato Vincenzo Russo, uno degli organizzatori.

DiscoDays è giunta alla sua ventesima edizione e tra esposizioni, mostre, appuntamenti live e premiazioni è diventato un punto di riferimento per l’intero stivale. Vuoi darci qualche anticipazione riguardo l’edizione di quest’anno?

Per festeggiare degnamente questo traguardo ci siamo regalati un’edizione particolarmente ricca e variegata. Infatti oltre alla collaudata formula “mostra mercato più live” abbiamo voluto focalizzare l’attenzione sulla Musica a 360° gradi ospitando un dj set, esclusivamente su vinile, per tutta la giornata di Domenica 13 maggio. E non solo…

In occasione della XX edizione, è in uscita anche una compilation che raccoglie in un doppio vinile, in edizione limitata e numerata a mano, le canzoni degli artisti premiati durante le varie edizioni del DiscoDays. Come nasce questo progetto?

Non c’è nulla di meglio di una canzone per fissare un ricordo. La compilation è nata praticamente così: per riunire tutti questi ricordi.

Devo dire che siamo davvero felici del risultato, dentro troviamo un bel mix di big che hanno fatto la storia della Musica Campana e non solo come James Senese, Enzo Gragnaniello, 99 Posse, e giovani talentuosi come Foja, La Maschera e Bruno Bavota.

C’è un momento che ricordi con particolare emozione, legato a DiscoDays, che vuoi raccontare ai nostri lettori?

 Quando sei nel tuo ambiente preferito l’emozione è una compagna sempre presente.

Il tutto viene amplificato dal vedere tanti giovani affollare il DiscoDays e cercare i propri vinili preferiti con gusto e curiosità, ecco questa è una di quelle sensazione di cui non saprei fare a meno.

Nel 2017, nel Regno Unito sono stati venduti più di 4,1 milioni di dischi. Non accadeva dal 1991, ed era l’anno di “Dangerous” di Michael Jackson e “Nevermind” dei Nirvana, giusto per citarne due. Un’inversione di tendenza abbastanza netta… Secondo te, quali sono le motivazioni principali?

Quella del Vinile è ormai una super nicchia di mercato che rappresenta il presente e futuro della Musica con le nuove evoluzioni dell’HD.

Questo perché il Vinile ridà dignità alla Musica. È un oggetto tangibile, esalta la cifra artistica degli autori grazie alle copertine e ha questa meravigliosa gestualità che ti conduce verso una maggiore attenzione a ciò che tu hai deciso di ascoltare, e quindi verso te stesso.

Non solo “DiscoDays”: qualche giorno fa sono terminate le riprese di “Vinilici”, un docu-film dedicato al mondo del vinile. C’è un momento particolare della realizzazione di questo progetto di cui vuoi parlarci?

“Vinilici” si sta rivelando un viaggio pazzesco! Una continua scoperta di territori per me inesplorati. Non posso rivelare molto sul docu-film dato che è in fase di montaggio, ma ricordo con molta simpatia l’intervento di Carlo Verdone. Sul set eravamo ammaliati e divertiti dalle sue storie e da come la Musica ha ispirato il suo Cinema. È stato molto più difficile trattenere le risate sul set che lavorare 1 anno e mezzo a questo progetto!

Chiudiamo la nostra chiacchierata con una domanda personale: se dovessi stilare una classifica, quali sono i 5 vinili che hanno avuto una particolare influenza sulla tua vita e perché?

È una tortura sceglierne solo 5!

Mettendoli in ordine cronologico di scoperta: “Ligabue”, grazie a mio fratello maggiore che lo ascoltava a ripetizione e me ne ha fatto innamorare; “The Joshua three” U2, fu il disco dell’ampliamento dei miei confini musicali, fino a quel momento ridotti solo all’Italia; “Born in the U.S.A.” perché una volta scoperto Springsteen non ne ho potuto più fare a meno, seppur amando di più altri suoi album; “Led Zeppelin IV” per le enormi riserve di energia donatemi; “London Calling” dei Clash, un concentrato perfetto di tutta la Musica che ho poi amato e amo tuttora.

 Ne aggiungo un altro: “Highway 61 Revisited” che mi ha insegnato che le parole e la passione possono essere le armi più efficaci a nostra disposizione.

A Vincenzo va un sentito ringraziamento da parte della redazione di MentiSommerse.it

Intervista realizzata da Corrado Parlati

Corrado Parlati

Classe '95, studente di Medicina presso la Seconda Università degli Studi di Napoli, giornalista per passione. Ho detto cose che potevo non dire, fatto cose che potevo non fare, visto gente che ha voluto vedere, tutto sempre con la stessa scusa: quella del rock 'n' roll.

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