ESCLUSIVA – Lello Arena: “O’ Cunto d’o Surdato è un testo straordinario. A giugno ci sarà un grande evento dedicato a Massimo e ai 40 anni della smorfia”

“O’ CUNTO D’O SURDATO”

“Un testo straordinario, diventato un classico. Nasce come esigenza di Stravinskji di fare una formazione di attori e di musicisti, nel dopoguerra, in modo da poter risollevare gli animi di chi la guerra l’aveva vissuta, subita e sopportare. Perdendosi la definizione di favole, era andato perso anche il rapporto con il popolo. L’idea di tradurla in napoletano e di donargli di nuovo una carica, una forza. Un racconto da “guarattelle”, mi ha sempre dato quest’idea: c’è la principessa, il diavolo, personaggi simbolici di quel genere. L’ho riscritto per renderlo di nuovo “popolare”, ma non è un adattamento, bensì una traduzione in lingua napoletana. Infatti, vengono rispettate le rime originali, la metrica. Siamo riuscito a portarlo nelle piazze, davanti a duemila persona, come anche ai concerti del Quirinale davanti al presidente della Repubblica. E’ uno spettacolo dalla vita lunga e misteriosa che abbiamo rifatto per sostituire uno spettacolo. Per me è molto divertente rifarlo, sò che effetto fa al pubblico. E’ un concerto di musica popolare con la marcia del re, ci sono le filastrocche, il pubblico fatica ad entrarci, ma quando entra poi sono contenti di vedere una cosa che magari anche se non capiscono a pieno, li incuriosisce”.

IL RUOLO DELLA MUSICA


La musica è fondamentale, aiuta il teatro a far vivere delle emozioni che altrimenti non arriverebbero. Ad esempio la marcia del re che i nostri musicisti suonano dal vivo, racconta cosa prova il re durante il suo cammino, meglio delle parole. Una musica vispa, vivace, che nasconde un alone di malinconia.

“NO GRAZIE, IL CAFFE’ MI RENDE ANCORA NERVOSO”

Certe cose hanno tanta benzina a bordo. “No grazie, il caffè mi rende nervoso”, ad una prima stesura avevamo pensato che si potessero ricavare due film. C’è un secondo capitolo che coincide con l’uscita dal carcere di Giuffrida. La commedia che abbiamo scritto, invece, è uno spin off, ispirato al film, ma racconta cosa succede ad una persona che s’infatua di “Funiculì funiculà”, in America persone del genere vengono chiamati “Copycat”, perché emulano la filosofia del crimine di un altro più famose. L’idea che un uomo qualunque potesse emulare le gesta di Giuffrida era uno spunto abbastanza divertente. La gente si è divertita molto attraverso anche le Gag che richiamano le scene del film. Non a caso si fanno gli spin off e non dei veri e propri numeri due, certe cose è meglio che restino più riguardate, ma se possono essere fonte d’ispirazione, ben venga.

L’EVOLUZIONE DEL TEATRO

Il teatro si è un po’ imborghesito. Sta in mano ad un tipo di pubblico che, attraverso l’abbonamento o i biglietti, decide cosa vedere e cosa non vedere, mi meraviglio sempre di più che decidono di vedere me, essendo un po’ più trasversale rispetto alle altre scelte che offre il cartellone. Il cinema lo trovo un pò più vivace, ancora riesce ad inventare idee e prendere tanti ambiti.

I PROGETTI FUTURI DI LELLO ARENA

I progetti futuri sono talmente tanti che non credo riuscirò a farli tutti. Innanzitutto, c’è il teatro che, per me, è la pietra sulla quale poggia tutto il resto. Ci sarà un altro film, penso a settembre. Ci sarà un grande evento a giugno dedicato a Massimo e ai 40 anni della Smorfia. E’ la prima volta che Napoli si riunisce, come una grande famiglia, per degli eventi del genere. Ci saranno poi sicuramente delle sorprese che sarò lieto di accogliere.

Intervista realizzata da Gennaro Bianco

 

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