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L'arte ci rende immortali

ESCLUSIVA – Fabio Villanis “Affronto la vita con maturità, che ho raggiunto grazie agli errori commessi in passato.”

Il Vomero è una delle parti più belle e raffinate di Napoli. È la porzione bene della città, le persone profumano di benessere. Mi osservo un po’ in giro, poi mi guardo: ho scelto un abbigliamento piuttosto semplice, ma comodo. Non sarò mica fuori luogo? Fabio Villanis mi ha dato appuntamento nei pressi di Via Luca Giordano. Nel momento in cui lo vedo arrivare, tiro un sospiro di sollievo: anche lui ha scelto un abbigliamento casual. Probabilmente, siamo fuori luogo entrambi. Glielo dico e scoppia a ridere.

Ha un copricapo che riesce a contenere a stento una folta e indomabile aiuola di capelli ricciolini.

Inizia a parlare immediatamente, mentre camminiamo a un ritmo sostenuto. “Qui c’era un negozio di dischi immenso, è stato chiuso da un momento all’altro. Dannata crisi” rivela.

Ci dirigiamo nei pressi di Castel Sant’Elmo “Questa è una delle panoramiche più belle della città” mi dice.

Ci sediamo su alcuni gradini e iniziamo la nostra chiacchierata.

 

La prima domanda è d’obbligo: chi è Fabio Villanis?

Guarda, credo che sia piuttosto complicato risponderti. Se avessi la possibilità di guardarmi indietro, probabilmente ti direi che Fabio Villanis è stato un sognatore. Una persona che ha provato a tradurre in musica le esperienze che ha vissuto. Al momento, è come se mi trovassi al centro di una montagna russa, fatta di alti e bassi: sono a metà strada di un percorso che sto seguendo; non vedo una fine, ma non vedo più nemmeno il punto di partenza. Questa situazione credo sia legata al fatto che, in diverse occasioni, ho messo un po’ da parte la musica per dedicarmi ad altro … scelte sentimentali, ma anche la voglia di vivere una vita più “normale” (sorride). Però, sorprendentemente, la musica mi ha cercato, mi ha trovato e mi ha riportato a viverla, al di là dei risultati.

Per capire chi sono, mi sa che siano necessari ancora un po’ di tempo e di chilometri da fare.

Vorrei, un giorno, poter essere sempre fiero di aver vissuto le mie aspirazioni, di essere stato fedele agli affetti e alle mie amicizie … il tutto, senza ricorrere mai a scorciatoie, in maniera limpida.

 

Ha uno sguardo molto profondo, attento Fabio Villanis. La prima idea è quella di un ragazzo che ha consapevolezza di sé, nonostante non abbia ancora dato completamente nome alle sue dinamiche.

Cosa rappresenta, per te, la musica?

La musica, sin da piccolo, mi ha permesso di comunicare con gli altri. Ero grassottello, non riuscivo sempre a integrarmi nelle comitive. Con gli amici stretti era diverso, è chiaro, ma fuori da quei piccoli gruppi ero un outsider.

La musica mi ha permesso di definirmi. È il mezzo di trasporto della mia esistenza, la mia compagna di viaggio. Vorrei chiarirlo: parlo proprio a livello esistenziale, emotivo … è un qualcosa che trascende l’aspetto professionale.

 

Un giovane nerd. “Sai che Castel Sant’Elmo è stata per un po’ la sede del Comicon?” gli chiedo. “Certo che lo so, scherzi?” appunto.

Una bella popolarità ti arriva grazie alla tua partecipazione al programma Saranno famosi/Amici di Maria. Che ricordi hai di quella esperienza?

È un po’ complicato rispondere a questa domanda. Non che abbia rimosso quel periodo della mia vita, anzi! È solo che il tutto è successo così tanto tempo fa: 15 anni della vita di un essere umano sono davvero un’infinità. Sai che non mi facevano una domanda su quel programma da un bel po’? Pensavo che la cosa fosse finita nel dimenticatoio (ride).

Anche perché, dopo “Amici”, ho fatto davvero mille cose, sia a livello umano sia artisticamente.

A 20 anni mi sono ritrovato a Disneyland … il partecipare a questo progetto è stato il risultato di una mia grandissima determinazione. Devi sapere che sono arrivato a Roma, a 18 anni, con l’intento di fare musica. Dai 18 ai 20 anni tutto ciò che ho fatto era strettamente legato a quella meta.

“Saranno famosi” è stata, per me, la coronazione di quel sogno.

Ho commesso l’errore di considerarlo un punto di arrivo, purtroppo. Ma ero più piccolo, immaturo. Probabilmente, con un po’ di maturità in più, avrei ottenuto risultati differenti.

Mi ricordo della bellissima solidarietà tra tutti i compagni della classe.

Adesso la struttura è molto diversa: durante la nostra edizione, avevamo davvero l’impressione di frequentare una scuola d’arte televisiva.

Ti ricordi i musical?

Certo

Passavamo le nottate a prepararli in una palestra nell’albergo dove pernottavamo, nella zona di Tor Vergata. C’era un grande spirito di collaborazione, ci divertivamo tantissimo, nonostante l’infinito lavoro.

Adesso, nel programma, cambiano un po’ i fattori i gioco. Mi spiego: sin da subito ci sono delle aspettative. Noi dovevamo costruire.

Ricordo con piacere le tournée che ci sono state in seguito alla fine del programma … girare l’Italia in lungo e in largo, migliaia di persone nelle piazze. Trascorsi quei momenti, ho capito che dovevo rimboccarmi le maniche e ricominciare da capo.

 

Il ritorno alla normalità. Quanto può essere doloroso, se non si è sufficientemente forti?

Mi colpisce il tono: è consapevole di aver avuto un’occasione che, ingiustamente, non gli ha donato quello che avrebbe meritato, ma non ha alcuna intenzione di lamentarsi. Il suo tempo lo dedica a camminare, a proseguire la ricerca …

Durante i mesi trascorsi nella scuola, incidi “I don’t know how to love him”, “Over the rainbow” e “Money money” per il cd “Musical”. Che significato ha per un ragazzo che sogna di diventare cantante, entrare in una sala di incisione?

A casa conservo ancora un cartonato che ho incorniciato (ride di gusto).

Quella non fu la prima volta in sala di incisione, per me. All’età di 9 anni entrai nel cast del musical “Novecento napoletano” e a 16 vissi un’esperienza televisiva, a Raisat, con una band, nel programma “La scuola in diretta”.

È vero, però, che lì entrai in uno studio di registrazione incredibile, il Rock studio di Marco Lecci a Roma.

Figurati che, dopo una giornata intera trascorsa a registrare a Cinecittà, rimanevamo ad incidere fino alle 2, 3 del mattino. Poi arrivava l’autobus per riportarci in albergo.

Sono sincero: avrei potuto sfruttare meglio quell’occasione. C’era il maestro Peppe Vessicchio, onnipresente durante le registrazioni. La sala regia, però, era così affollata che non riuscii ad apprendere molto di come funzionassero le cose.

Durante le sessioni di registrazione, con noi c’erano Diego e Ciro Caravano dei Neri per caso. Fu una cosa bellissima, per me: durante l’adolescenza, quando ero influenzato, trascorrevo il tempo a letto con un walkman e i loro cd! Da loro ho imparato moltissimo, soprattutto per ciò che riguarda gli impasti vocali.

Ero entusiasta. Figurati che, contrariamente ad alcuni che incisero il brano dopo diversi takes, io entrai in sala di registrazione per incidere “Money money” in maniera spedita. Quel brano, così come lo si sente, io l’ho registrato al primo tentativo. Non ci sono sovra incisioni. Peppe Vessicchio disse “Ok, buona la prima. La teniamo così com’è”.

 

E del musical teatrale “Novecento napoletano” accanto a Marisa Laurito, Fabio Villanis cosa ci racconta?

Avevo solo 9 anni, come ti dicevo.

Ho iniziato a recitare sin da piccolino, sotto la spinta di mia mamma Maria, frequentando una scuola di recitazione al teatro Corona di Quarto, in provincia di Napoli, dove ho vissuto per alcuni anni.

Lì vennero quelli che si occupavano del casting di questo importante progetto del Politeama con la Nuova Compagnia di Canto Popolare e Marisa Laurito e mi selezionarono in qualità di scugnizzo.

Ho dei ricordi a sprazzi, ma di sicuro non mi posso dimenticare della magia che rappresentava il tutto: cantanti, ballerini e così via. Pensa che lo spettacolo venne trasmesso anche su Raiuno.

Lo spettacolo iniziava alle 21 … spesso mi capitava di addormentarmi dietro le quinte (ridiamo), eppure riuscivo a svegliarmi quando era il mio turno di andare in scena (lo guardo sorpreso) era un musical, mi facevo guidare dalla musica!

Tra gli orchestrali, tra le altre cose, c’era anche Pino Perris!

Durante lo spettacolo, mentre l’orchestra suonava, io entravo nel sottopalco e mi fermavo a guardare gli strumenti musicali, incantato. Poi, quando sentivo dalla musica che stava per avvicinarsi un momento che mi riguardava, risalivo immediatamente.

 

Sorrido: mi immagino un Fabio Villanis in miniatura che zompetta allegramente dietro le quinte del teatro e che sgrana gli occhi di fronte ai riflettori e alle mille luci dello show.

 

Hai partecipato al talent show “Celebrity”. Alla conduzione c’era Fabio Canino …

Un’esperienza marginale. Celebrity” fu un’opportunità, per me, di ripresentarmi al pubblico dopo “Amici”. Era ancora una sorta di pre-talent: una situazione sperimentale, un tentativo, un elemento che non aveva ancora una forma ben precisa, rispetto a quello che vediamo oggi.

Superai facilmente i provini. I tempi erano molto rapidi, più veloci. C’era anche Luca Tommassini.

Un programma che durò pochissimo, solo alcune puntate.

Portai un mio pezzo inedito, molto pop … assai diverso da ciò che sono oggi.

Ero molto acerbo, sicuramente.

Ecco perché preferisco parlare di altre esperienze: dopo Domenica in accanto a Mara Venier, partecipai a l’Italia sul Due. Lì recitai in alcune fiction create appositamente per il programma. Ogni fiction affrontava i vari problemi degli adolescenti. Ne ho girate tantissime. Era il 2006, 2007. Poi, purtroppo, ebbi un incidente molto grave, proprio durante le riprese di questa fiction: su un set esterno della Rai andai a sbattere a tutta velocità contro una vetrata non segnalata e mi distrussi completamente la fronte, in seguito ricostruita in ambito di chirurgia maxillo facciale.

In quel momento, decisi di allontanarmi dalla musica per un lungo periodo, durato 4 anni … interpretai quell’incidente come una sorta di segnale, di avvertimento e andai per un periodo da alcuni parenti in Brasile. A mano a mano ho iniziato a svolgere lavori normali, fino a quando non ho trovato lavoro presso l’Hard Rock Cafè di Roma: dapprima nell’ambito della ristorazione. Ad un certo punto qualcuno si è accorto della mia conoscenza musicale così vasta e mi sono stati affidati il museo di memorabilia e i progetti musicali per le scuole. Da lì al ruolo di Dj, il passo è stato breve.

Il lavoro di DJ, ormai, lo faccio da molto tempo: quasi ogni sera, a Roma, suono in una discoteca differente. Sono Resident al Marmo, un locale in cui, ogni domenica, si esibiscono in jam session artisti del calibro di Niccolò Fabi e Tommaso Paradiso.

Ho co-fondato e co-organizzato le serate “Forever 80’s” presso il Teatro Quirinetta. Probabilmente, le feste anni ’80 più grandi nella Capitale.

E … a proposito degli anni ’80: con la Strakton records, un’etichetta inglese, ho pubblicato un re-edit di un brano di Rick Astley “Never gonna give you up”.

Fabio Villanis 2

In pratica, Fabio Villanis non si ferma mai …

(Sorride)

 

Fabio Villanis mi ha raccontato dell’incidente con estrema lucidità: quelle ferite, per fortuna, sono andate via. Ma le cicatrici, dentro, rimarranno sempre.

E lo hanno modellato, dandogli la possibilità di analizzare la vita con un approccio più profondo e filosofico.

Hai tantissima esperienza come dj. Nel corso degli anni le tue passioni musicali si sono trasformate considerevolmente. Ma … se ti chiedessi quali sono i tuoi artisti preferiti?

A Roma ho suonato in ogni tipo di locale. La vera gavetta l’ho fatta proprio in questo settore, sai? Ho fatto un cammino lento, ma inesorabile, in crescendo … funziona così: parti in una discoteca, ti apprezzano e ti contattano per lavorare in un’altra e così via.

Tornando alla tua domanda … a 35 anni riconosco di avere un bel bagaglio musicale: amo molto la musica francese dance, i Daft Punk e i Justice su tutti.

Nel rock apprezzo i Kings of leon.

Sono cresciuto con la soul music: non potrei non nominare Michael Jackson.

E i classici dai Beatles fino ad arrivare ai Led Zeppelin, passando per i Pink Floyd.

 

 

Beh, io di anni ne ho 42 e ho un decimo della sua cultura musicale …

Ogni artista ha un sogno in un cassetto. Qual è quello di Fabio Villanis?

Guarda … i sogni nel cassetto appartengono a chi è più giovane. Pur essendo ancora un ventiseienne, nell’animo (ride), quel cassetto l’ho aperto e richiuso più e più volte. Diciamo che spero di acquisire una mia dimensione nell’ambito musicale che mi permetta di vivere serenamente.

Fabio Villanis 3

Domanda multipla: ultimo film visto al cinema, ultimo cd acquistato, ultimo libro letto, ultimo spettacolo teatrale al quale hai assistito.

Sono molto fedele alla sala cinematografica: in genere, ci vado almeno una volta a settimana. “Ready player one” di Steven Spielberg è stato l’ultimo che ho visto. Sono un fan sfegatato di Spielberg e della fantascienza! D’altro canto sono stato un ragazzino negli anni ’80: se conosci bene quel decennio, se lo hai vissuto, non puoi non apprezzare questa pellicola.

Non compro solo cd, ma anche tantissimi vinili: l’ultimo è stato “Planetarium” un prog di Sufjan Stevens … una sorta di viaggio onirico nell’Universo. Ah! Ho comprato anche “To pimp a butterfly” di Kendrick Lamar, che unisce l’hip-hop al jazz, al soul e al funk. Un esperimento interessantissimo.

Normalmente leggo diversi libri, tutti insieme. Passo dall’uno all’altro con naturalezza. Al momento sto leggendo “It” di Stephen King, “Set the boy free” l’autobiografia di Johnny Marr il chitarrista dei The Smiths e “Life moves pretty fast” di Hadley Freeman, un libro che analizza i film degli anni ’80 donando loro dei significati legati alla vita.

A teatro vado pochissimo, lo ammetto, pur amando molto i musical. L’ultimo spettacolo che ho visto è di Antonio Grosso che, tra le altre cose, proviene anche lui da “Amici”.

 

Prima di salutarci, marzulliamo un po’: Fabio Villanis … fatti una domanda e datti una risposta

Sono soddisfatto di tutto ciò che ho fatto nella mia vita artistica e umana o cambierei qualcosa?

Da ragazzo avrei voluto avere più determinazione e un maggiore coraggio per fare alcune scelte, come quella di trasferirmi all’estero, per esempio. Però, allo stato attuale, ti dico che non cambierei nulla … oggi affronto la vita con tanta maturità, che ho raggiunto grazie agli errori commessi in passato.

 

 

Un animo puro, che non si dimentica facilmente, quello di Fabio Villanis.

Che ha molto da raccontare e che, ne sono sicuro, avrà ancora mille altre vite da vivere …

 

 

Intervista a cura di Christian Coduto

Ph profilo Enrico Iapoce

Ph interne Davide Fracassi

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