ESCLUSIVA – Enzo Avitabile: “Via del Borgo Alfonsiano, un sogno nato più di dieci anni fa”

È una calda giornata di primavera, siamo a Marianella, quartiere dell’area nord di Napoli. Proprio qui, in quella che da oggi è ufficialmente Via del Borgo Alfonsiano, nacque Alfonso Maria de’ Liguori. L’avvocato degli ultimi, sostiene qualcuno, ed è a lui che è stata dedicata quella che fino a ieri aveva il nome di via Federico Celentano. Uno dei principali sostenitori del progetto è Enzo Avitabile: tutto nasce da un suo sogno, condiviso con le associazioni del quartiere, la Pro Loco e l’intero popolo marianellese, che, in occasione della cerimonia di inaugurazione della “Via del Borgo Alfonsiano” ha rilasciato in esclusiva alcune dichiarazioni ai nostri microfoni.

UN SOGNO NATO PIÙ DI DIECI ANNI FA

“Questa è la strada in cui è nato Sant’Alfonso, il suo palazzo. Più o meno dieci anni fa avevo questo desiderio, e creammo questi delimitatori culturali con l’associazione Ciccarelli. Decidemmo proprio di recuperare questa parte del quartiere. Abbiamo creduto fortemente in questa cosa, poi si sono aggiunte altre associazioni come “Marianella Nostra”, “VitalReal Marianella”, la squadra di calcio di cui sono Presidente Onorario; la Pro Loco, e oggi c’è l’intitolazione della Via del Borgo Alfonsiano che da sempre abbiamo sognato.

Noi rappresentiamo più la parte laica, quella della musica sacra popolare, le Cappelle serotine, il rapporto con gli ultimi del mondo, con il disagio, la sofferenza, tutta quella che è la parte teologica è rappresentata molto bene dai padri del Convento dei Redentoristi”

ENZO AVITABILE E LA PAROLA SUL RITMO

Tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta, per le strade del Bronx inizia a diffondersi un nuovo linguaggio, una nuova cultura: l’Hip Hop. Tutto partì da un festino organizzato al 1520 di Sedgwick Avenue da DJ Kool Herc. La sua intuizione è geniale: mixa due copie dello stesso disco, isolandone i suoni bassi. Il successo è pazzesco. Uno dei massimi esponenti di questa cultura è Afrika Bambaataa che, dopo aver conosciuto Enzo, decide di incontrarlo nuovamente per dare vita a “Street Happiness”. Il rap, per la prima volta, arriva in Italia.

E permettetemi una piccola digressione: proprio da Marianella, qualche anno dopo, due ragazzi daranno vita a quello che, senza ombra di dubbio, è stato il più grande fenomeno rap underground mai nato in Italia, vicino quanto mai alla parte black dell’hip hop. I due ragazzi in questione sono Luca Imprudente e Antonio Riccardi – che, tra l’altro, è nipote di Enzo. Il gruppo, e non ci sarebbe neanche bisogno di dirlo, si chiamava Co’ Sang. Riguardo il suo rapporto con il rap, Enzo ha dichiarato:

“Il mio rapporto con Afrika Bambaataa è un rapporto che costruì James Brown. Dopo aver suonato con lui, mi introdusse con Afrika Bambaata e io incominciai ad avere questa intuizione della parola sul ritmo. Dopodiché ho continuato questo discorso della parola sul ritmo: i miei figli, o forse i miei fratelli più piccoli, sono i rapper. Insomma la cosa è andata avanti fino a Guè Pequeno, Ntò, Luchè, Co Sang, Rocco Hunt. Forever la parola sul ritmo”.

Intervista realizzata da Corrado Parlati,
a Enzo Avitabile e Umberto Di Micco va un sentito ringraziamento da parte della redazione di MentiSommerse.it

Corrado Parlati

Classe '95, studente di Medicina presso la Seconda Università degli Studi di Napoli, giornalista per passione. Ho detto cose che potevo non dire, fatto cose che potevo non fare, visto gente che ha voluto vedere, tutto sempre con la stessa scusa: quella del rock 'n' roll.

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