La guerra come eclissi totale del progresso umano

La parola che analizziamo oggi è la parola “guerra”. Un termine di origine germanica proveniente dalla parola “werra”, ossia “mischia” o “zuffa”, e che si contrappone a quella di origine latina “bellum”. Una differenza importante da sottolineare, in quanto non si tratta soltanto di una diversità lessicale ma specificamente contenutistica. Infatti, il modo di affrontare le battaglie delle popolazioni germaniche, rispetto a quelle romane, era completamente diverso. I barbari attaccavano in maniera molto brutale, disordinata e selvaggia, i Romani, invece, con dei piani dettagliatamente studiati, ordinati e modellati ad ogni circostanza.

Non è difficile capire, dunque, cosa si intenda quando si parla di guerra. È, fondamentalmente, una condizione di totale avversità, tra due o più popoli o in alcuni casi all’interno di un unico popolo (in questa ipotesi parliamo di guerra civile), che sfocia in una risoluzione violenta della disputa e opposta a qualsiasi forma di idea pacifista, tale da utilizzare ogni mezzo o arma di distruzione al solo scopo di prevalere. Tutto ciò, senza dare la benché minima importanza all’inevitabile perdita di vite umane che accompagna ogni scontro. La guerra è uno specchio che si appropria dell’immagine di chi se la ritrova davanti e ne restituisce solo il ricordo. È un recinto di sabbie mobili dove cadere e non avere la forza di uscirne è la cosa più scontata che possa esistere. La guerra è l’emblema della caduta sotto tutti i punti di vista: umano, storico, religioso, ambientale, economico.

Il fattore umano è il primo elemento di profondo disagio che dobbiamo associare alla guerra. In questo ambito, l’uomo dimostra quanto, nonostante l’enorme e in alcuni casi spaventoso progresso che stravolge le nostre vite, sia solo un cavernicolo ben vestito che nulla è in grado di fare se non ricorrere alla violenza per “mettere fine” ai contrasti. È inaccettabile che, nella società delle grandi conquiste, dell’innovazione e dei successi scientifici, l’uomo dalla mente così sviluppata sia rimasto fossilizzato alle sue origini. Non c’è scusa o ragione che tenga di fronte a tanta superficialità e incompetenza nel gestire il menefreghismo e la voglia di supremazia e predominio che contraddistingue noi umani.

È ancora più inaccettabile se a questo aggiungiamo l’aggravante, ossia l’elemento storico. Fin dai primordi, e ne troviamo testimonianza in quanto detto in precedenza a proposito dell’etimologia, l’uomo ha sempre risolto i suoi conflitti con la violenza. Sono trascorsi secoli e sono cambiati modi, armi e motivazioni legati alle guerre, ma una cosa non è cambiata e cioè il loro verificarsi. Nonostante proprio il secolo scorso sia stato testimone delle guerre più importanti che si siano mai verificate nella storia, non viviamo in un clima di distensione tale da immaginare che non si possa giungere in futuro ad avere un altro conflitto di tale portata o quantomeno simile. Il passato dovrebbe sempre rappresentare il piglio a cui aggrapparsi per ripartire e cercare di non commettere più gli stessi sbagli, ma purtroppo questo non accade quasi mai.

A rendere ancora peggiore una situazione già abbastanza difficoltosa, c’è da aggiungere l’aspetto religioso, sinonimo di attualità e di cui si è già discusso in precedenza trattando la parola “pace”. Sono state analizzate alcune delle motivazioni che possono portare allo scoppio di guerre a sfondo religioso e che creano tensioni e contrasti sempre più pericolosi. Tra i Paesi maggiormente coinvolti c’è sicuramente la Siria, nucleo fondante dell’ISIS (Islamic State of Iraq and Syria) nato per mano di Abū Muṣʻab al-Zarqāwī e Abū Bakr al Baghdādī.

La Siria, che nei giorni scorsi è stata protagonista degli attacchi sferrati da USA, Francia e Gran Bretagna che hanno lanciato più di 100 missili sulla città di Damasco per mettere fine all’utilizzo di armi chimiche, da parte del regime di Assad, contro la popolazione locale. Un atto di forza che si è ben tenuto lontano dal procurare vittime innocenti, ma che, inevitabilmente, ha provocato la pronta risposta, per fortuna solo verbale, di Russia e Iran, principali alleate di Assad. La prima appellandosi al Consiglio di Sicurezza dell’ONU e accusando gli Stati protagonisti del cosiddetto “atto di aggressione” di aver violato le leggi internazionali e la Carta delle Nazioni Unite. Il secondo definendo “dei criminali” il presidente americano, quello francese e il primo ministro britannico. Un semplice esempio per comprendere quanta tensione si respiri oggi nel panorama politico mondiale e per capire come, anche di fronte alla morte di innocenti civili, si mantengano forti le divergenze e non si riesca a trovare dei punti di contatto e di accordo, tanto da far passare la morte stessa in secondo piano. Non una novità né tantomeno una scoperta, soprattutto in quei Paesi in cui la morte e la distruzione sono all’ordine del giorno.

La stessa distruzione che ci porta a ragionare su un altro elemento nell’ambito della guerra, e cioè quello ambientale. Non sono sicuramente da sottovalutare le conseguenze di bombe, missili e soprattutto armi chimiche sul nostro ecosistema. Armi capaci di provocare danni pesantissimi non solo a case, edifici o monumenti, ma soprattutto alla fauna e alla flora dei luoghi colpiti. Danni collaterali inevitabili che comunque, forse in maniera secondaria, hanno il loro peso e la loro gravità.

Ultimo, ma non meno importante, è il punto di vista economico della vicenda. Le cifre legate alle spese militari annuali sono esorbitanti. Quanto costa tutelare la nostra sicurezza? La risposta fa rabbrividire. Si calcola che in Italia, nel 2017, la spesa per gli armamenti si è aggirata intorno ai 23,4 miliardi di euro. Circa 64 milioni al giorno e ben 2,6 milioni all’ora! Lo 0,7% in più rispetto al 2016 e del 2,3% superiore alle previsioni contenute nei documenti programmatici governativi dello scorso anno. Somme elevatissime ma dalle quali non ci si può discostare e che sono destinate ad aumentare e non di certo a diminuire se si continuerà a vivere in questo stato di allarme e di paura. Non si possono ad esempio ignorare gli svariati attacchi terroristici che hanno colpito l’Europa intera negli ultimi anni e che sono tra le principali cause dall’aumento di queste cifre. Pensiamo a quante cose potrebbero essere destinati questi soldi se non fosse così necessario difendere la propria integrità. Se non fosse inevitabile vivere con la consapevolezza di un’effimera pace circondata dall’ombra nera della guerra.

Ovviamente, si potrebbe parlare a lungo di quanto orribile sia la guerra e di tutte le cause e gli effetti ad essa collegati. Quello di cui è inutile disquisire è di come si potrebbero evitare. Arriverà, forse, il giorno in cui esse scompariranno per sempre, ma sarà lo stesso giorno in cui l’umanità sarà estinta definitivamente. Sono troppi gli interessi, le divergenze, le incomprensioni e gli attriti per immaginare un mondo senza conflitti. Nel frattempo, noi continueremo a progredire nella tecnologia, nelle scoperte e nei traguardi scientifici e, allo stesso modo, regrediremo sempre più nelle relazioni umane fino a ritornare quei primitivi esseri che popolavano le caverne e vivevano con una clava tra le mani ed un nemico davanti agli occhi.

Luciano Goglia

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