Rendez-vous con i fantasmi d’Ismael

Ismael Vouillard è un regista di mezza età che intraprende una relazione con l’astrofisica Sylvia, grazie alla quale trova un equilibrio che giova a lui e, soprattutto, al suo lavoro. Tutto sembra andare per il meglio per i due, fino a quando uno dei fantasmi del titolo non si palesa: Carlotta (interpretata da Marion Cottilard) la moglie di Ismael scomparsa 20 anni prima, piomba nella quotidianità della coppia e mette in crisi il loro rapporto. Sylvia decide, quindi, di andar via e Ismael, di nuovo solo, cade in una profonda crisi. Il film analizza il suo percorso creativo nello stato di confusione nel quale cadrà la vita di Vouillard e che farà riemergere un nuovo fantasma della vita del regista: suo fratello Ivan, sulla quale figura è, tra l’altro, modellato il protagonista del suo film.

I fantasmi di Ismael non hanno, quindi, nulla di soprannaturale.

Essi sono veri e tangibili così come lo è Ismael stesso, e per questo motivo riescono a mettere in crisi tutto ciò che era riuscito a costruire fino al momento del ritorno di Carlotta. Anzi, il ritorno di Carlotta fa sembrare il porto sicuro che la vita con Sylvia era diventata il vero fantasma e che si dimostra essere stata una parentesi dorata sicuramente più effimera del caos nel quale Ismael (ri)cade.

Fantasmi sono –più per il pubblico, stavolta- anche i personaggi del film di Ismael (tra cui troviamo Alba Rohrwacher) che compaiono a sprazzi durante la proiezione, alternandosi alla narrazione principale, e che rendono il film una commedia di spionaggio, genere sperimentato per la prima volta con questo film da Arnaud Desplechin.

E il personaggio di Ismael è proprio modellato su quello di Desplechin, sebbene egli lo trovi più “eccessivo” di quanto lui non sia, e che compare di nuovo in uno dei suoi film, anche se quest’ultimo è totalmente a se stante rispetto a “I re e la regina” del 2006.

Un’altra figura ricorrente di Desplechin è quella di Dedalo, questa volta rilegato perlopiù a livello del meta-film e personificato nel personaggio di Ivan Dédalus, interpretato da un perfetto Louis Garrel.

Il film così com’è strutturato crea un po’ di confusione iniziale nello spettatore che vede l’attenzione della storia, nel suo corso, cadere su aspetti più personali e meno avvincenti rispetto a quelli promessi dalle intriganti scene iniziali. La fusione dei due piani –il film effettivo e il film in lavorazione- risulta comunque abbastanza fluida nonostante non ci siano grandiosi elementi che separi la loro narrazione, fino a diventare una sorta di continuum in alcuni momenti. Si sofferma però un po’ troppo sulla questione personale, mentre lascia poco spazio alla storia nella storia, che avrebbe meritato un po’ più di spazio a dispetto delle vicende di Ismael perché davvero in grado di stuzzicare il pubblico nella giusta maniera.

“I fantasmi d’Ismael”, che ha aperto la scorsa edizione del Festival di Cannes, è stato presentato proprio questa settimana (il 9 aprile, per la precisione) al Rendez-Vous, festival del nuovo cinema francese nella sua prima tappa di Roma, alla quale sono stati presenti il regista Arnaud Desplechin, Louis Garrel e Alba Rohrwacher che ha definito questo film come l’”8 ½” di Desplechin.

Il festival, nato grazie alle volontà dell’Ambasciata francese in Italia, ha toccato le città di Napoli, Milano, Firenze, Palermo e Torino oltre che la capitale, mentre continuerà fino al 15 aprile nella città di Bologna. Madrina di questa edizione è Valeria Bruni Tedeschi, esempio perfetto del ponte che collega il cinema italiano a quello francese e di quel filo che li lega indissolubilmente.

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